lunedì 7 gennaio 2008

Embrione di Statuto del Pd

Il Partito Democratico si avvia a grandi passi verso la sua forma definitiva. Entro la fine di febbraio la Commissione Statuto darà alla luce il vestito che dovranno calzare tutti gli aderenti. La novità più importante della bozza disponibile nel sito http://www.partitodemocratico.it/ è proprio la distinzione tra sostenitori e aderenti. I sostenitori sarebbero coloro che nelle primarie del partito esercitano unicamente l'elettorato attivo, mentre gli aderenti eserciteranno elettorato attivo e passivo. In soldoni, solo gli aderenti, eredi degli antichi iscritti, potranno candidarsi a esercitare ruoli negli organismi dirigenti del nuovo partito, a loro volta eletti ogni due anni e mezzo con elezioni aperte a tutti i sostenitori.



Il pessimismo dell'intelligenza

Non credo sia una cosa saggia abbandonare la forma Congresso come momento topico della discussione interna a un partito. Le primarie sono sì un esercizio democratico nella forma ma vuoto nei suoi contenuti e quindi nella sostanza. La democrazia non consiste solo nell'eleggere dei rappresentanti periodicamente ma consiste nel confrontarsi, nel proporre problemi e soluzioni, nel dialogo che si concretizza poi nell'incontro a metà strada tra posizioni differenti. L' uso continuo delle primarie rischia di indebolire la democrazia perché riduce il confronto tra le parti a una prova di forza, col richiamo di un elettorato ormai stanco dei continui conflitti (spesso di interesse). Per questo motivo credo che il congresso sia un momento di maggiore sostanza democratica dove i singoli, per alcuni giorni, dicono la loro e ascoltano quello che hanno da dire gli altri e votano solo dopo aver cercato punti di convergenza. Questa è democrazia: la ricerca del più largo consenso. Un' operazione che richiede tempi lunghi e tanta pazienza, ma sicuramente destinata a durare nel tempo.


L'ottimismo della volontà

Lo strumento delle primarie potrebbe essere utile per avvicinare i cittadini alla vita politica del nuovo partito e del Paese. Un continuo richiamo, aperto a chiunque voglia parteciparvi, potrebbe aiutare a non vedere più un partito come un ritrovo massonico dove pochi decidono per molti. Gli italiani potrebbero riconquistare la loro voglia di partecipazione. Ma lo vogliono veramente?




giovedì 3 gennaio 2008

Cosa pensare della proposta di riforma della 194

Iniziamo il nuovo anno con un argomento vecchio e molto controverso che ha scatenato il dibattito anche nella comunità di Kilombo. Si parla infatti di modifiche alla legge 194, la cosiddetta legge sull'aborto, dopo che Giuliano Ferrara l' Ateo Devoto ha lanciato una moratoria dell' aborto sulla scia dell'entusiasmo generato con l' approvazione da parte dell' Assemblea Generale delle Nazioni Unite della moratoria universale della pena di morte. Sull'assunto che l'aborto è anch'esso una forma di omicidio legalizzato Ferrara giustifica la sua battaglia civile.
In realtà questa è una battaglia condotta in pompa magna dal Vaticano che all'indomani dell' esito del Referendum sulla legge 40 si sente più forte e lotta per soffocare le libertà individuali prima in Italia e poi chissà dove. In fondo bisogna ammettere che è una posizione coerente di chi sostiene che anche gli spermatozoi, l'embrione e le cellule staminali sono forme di vita e non può che essere naturalmente portato a ritenere che anche un feto di qualsiasi data lo sia. Una posizione rispettabile e onorevole ma soggettiva.
Nel mio Relativismo Culturale sono infatti portato a pensare che tutte quelle citate sopra non siano forme di vita, o almeno sono progetti di vita di chi mette a disposizione il proprio corpo per creare una vita. La donna non è uno strumento di riproduzione a disposizione della società, pronta a sfornare pargoli che diventeranno menti da indottrinare e braccia per produrre beni. La donna è individuo dotato di libero arbitrio e dispensatrice di vita e come tale ha il diritto di decidere se dare alla luce o meno una nuova vita, se potrà portarne avanti l' evoluzione, se avrà la forza e il coraggio per farlo. Queste sono scelte che appartengono all'individuo e che non si possono consegnare alla collettività. Siamo tornati ai tempi di Sparta quando i neonati venivano educati dalla polis per diventare forti guerrieri. L'individuo non appartiene allo Stato (o comunità o chiesa o che dir si voglia), ma viceversa. Questo è ciò che fa del Vaticano odierno un istituzione oscurantista paragonabile a un regime talebano, che vuole farci tornare agli anni bui del Medioevo. Il grande risultato della moratoria sulla pena di morte è proprio l' affermazione che lo Stato non può prendersi la vita di un individuo perché non gli appartiene e il feto, non ancora individuo, appartiene unicamente a chi lo porta in grembo.

sabato 29 dicembre 2007

Bilancio 2007 per l' attività di questo blog

Ho creato un blog e ho iniziato a scriverci dentro per puro narcisismo, poi piano piano ho coinvolto altre persone, ho aderito a uno dei metablog che raggruppano i vari blogger e ho avuto la possibilità di dialogare con tante altre persone e di affinare le mie capacità nello scrivere e le mie conoscenze. Particolarmente interessante è stata l'esperienza dentro il metablog delle sinistre Kilombo, che è diventato non solo un'opportunità per esprimere la mia voce, ma anche una fonte d'informazione tanto che molto spesso mi è capitato di apprendere le ultima interessanti novità tramite l'home page di Kilombo. Poi ho scoperto OkNotizie che invece mi ha dato l'opportunità di estendere ulteriormente i miei contatti, per alcuni post dai titoli forti questo blog ha ricevuto addirittura 700 contatti in un giorno ed è stato anche riportato sull'home page di Liberoblog.
Ma sicuramente le mie più grandi conquiste sono quei quattro o cinque blogger che sono diventati miei assidui lettori e di cui sono diventato assiduo lettore, come Innoxius, Carnesalli, Polysblog o Okappa. Con loro e anche altri si è creato uno scambio continuo e questo credo sia uno dei punti di grande novità del web: la possibilità tra persone diverse di confrontarsi e discutere continuamente e da casa.
Questo blog ha ricevuto nello spazio di nove mesi più di diecimila visite e non posso che ritenermi soddisfatto grazie anche alla collaborazione di Tore, Escer78 (particolarmente duttile dal punto di vista tecnico) e Shardana che hanno saputo riempire i miei vuoti e spostare l'attenzione di questo blog anche verso questioni e hanno fatto sì che non fosse un contenitore delle mie fissazioni. Speriamo in uno 2008 migliore che permetta di allargare la rete di contatti di questo blog.
Buon Anno Nuovo a tutti.

lunedì 24 dicembre 2007

Buon Natale

Gli autori di questo blog
augurano a tutti i lettori e
a tutti i membri di Kilombo
un Felice Natale.
Tanti Auguri!

lunedì 17 dicembre 2007

I Nuragici conoscevano l'arte della navigazione?


La settimana scorsa sono stato in Francia e ho avuto l'opportunità di incontrare la comunità di emigrati sardi nella regione della Mosella. Sarà che la lontananza mi ha disintossicato dalla politica nostrana, sarà che questo incontro ha risvegliato il mio sentimento "sardista"(soprattutto quando uno dei nostri emigrati ci ha invitato a costruire ex novo un nuraghe nelle sue dimensioni originali), sarà per tutto questo che oggi ho voglia di parlare della civiltà nuragica.

Si sa ancora poco di questa civiltà e uno dei punti più controversi si ha a proposito della capacità dei nuragici di navigare o meno. La tesi fino ad oggi prevalente è quella di Giovanni Lilliu, maestro dell'archeologia nuragica e protagonista degli scavi de Su Nuraxi di Barumini. Secondo Lilliu i nuragici non erano esperti della navigazione e costruirono tutta la loro cultura e società all'interno dell'isola, tanto è vero che i complessi nuragici più grandi si trovano tutti nelle zone interne, mentre sulle coste si trovano solo piccoli complessi. Oggi prendono piede anche diverse teorie a proposito.

Ad esempio Bruno Vacca ritiene che i bronzetti nuragici a forma di nave, con una testa di cervo(credo) sulla prua, non siano solo (come ritiene Lilliu) dei portacandele per la notte, ma siano riproduzioni in scala delle navi utilizzate dai Shardana per solcare i mari del Mediterraneo. Vacca li ritiene, non solo dei navigatori, ma addirittura i dominatori dei mari di quel periodo. Tra i bronzetti vi sono infatti diverse tipologie di nave; alcune più strette e più lunghe e quindi navi da corsa e da guerra, altre più larghe e corte utilizzate invece per i commerci. Questi navigatori dominavano tutto il Mediterraneo ma guardavano soprattutto a ovest. La capitale del regno nuragico non era Cagliari ma si trovava vicino a Oristano e i navigatori che tornavano a casa potevano riconoscere da lontano la loro terra grazie alla presenza di trenta statue di due metri e mezzo che dominavano l' accesso al Golfo di Cabras. Erano i Giganti di Monti Prama, erano guerrieri, lottatori, pugilatori, arcieri, arrampicatori con acconciature nuragiche, erano enormi, erano armati.
Ciò spiegherebbe le similitudini tra lingue antiche come il basco e il sardo e la presenza di strutture simili ai nuraghi nell'odierno Zimbawe. E sì! Secondo Vacca i nuragici riuscirono addirittura a circumnavigare l'Africa. Infatti il bronzo è una lega fatta di rame e un altro metallo. I nuragici producevano tantissimo bronzo per costruire le loro armi e scolpire le loro famose statuine perché c'era e c'è tantissimo rame sul loro territorio natio, ma gli altri metalli dove li prendevano? Nello Zimbawe. Una superiorità marinara che portò a una superiorità tecnologica che determinò a sua volta una superiorità militare e politica. Leonardo Melis ritiene che stessero a capo di tutti i popoli del Mediterraneo e i nuragici furono i celebri shardana temuti dai faraoni egizi. Ha ritrovato immagini nei suoi studi in Egitto dove vengono raffigurati guerrieri con il copricapo identico a quello dei guerrieri rappresentati nei bronzetti sardi. Guerrieri mercenari al servizio dei faraoni. L'inizio dell'età del ferro spiegherebbe, insieme ai problemi climatici, la fine di un periodo d'oro.


Siti utili:

domenica 9 dicembre 2007

Essere Laico

Culturalmente sono cristiano. E' impossibile non esserlo visto il contesto in cui sono cresciuto e chiunque in Italia e in Europa pensi di non esserlo è solo un illuso. La domenica come giorno del Signore da dedicare alla famiglia o comunque agli affetti, la carità, la solidarietà, non uccidere, non rubare e infine il fortissimo precetto "ama il tuo prossimo più di te stesso". Son valori che mi hanno influenzato e continuano a influenzarmi e di cui riconosco il senso. La religione o la religiosità è un elemento fondante del vivere comune perché aiuta l'uomo a darsi un codice di regole, a dominare i suoi istinti e le sue passioni e ciò gli consente di elevarsi dalla sua natura animale. La religione genera la società e civilizza l'uomo.
Politicamente non sono cattolico. Non credo infatti nella Chiesa come istituto di potere. Non credo che Wojitila o Ratzinger non debbano parlare ai loro fedeli, alle loro coscienze. Anzi, credo che debbano farlo e che in questa opera contribuiscano al progresso dell' uomo. Non penso però che abbiano il diritto di imporre all' essere umano un' etica e una morale con la forza coercitiva della legge. L'essere umano è dotato di libero arbitrio e se esiste un Dio che gli ha donato questa dote perché non dovrebbe esercitarla? Non sarebbe il rifiuto di un dono divino? Quindi credo che non possa esistere legge che possa vietare al singolo di fare le proprie scelte di coscienza quando non va ad intaccare il diritto all'esistenza altrui. La questione dei diritti civili non è una questione etica o morale ma è una questione politica. Può un' istituzione religiosa avere un ruolo nella promulgazione della legge dello Stato? No, in uno Stato Repubblicano non può, in un Stato Teocratico può.
Se in Europa siamo arrivati a una concezione di questo tipo sullo Stato è perché abbiamo vissuto sulla nostra pelle cosa comporta l'esercizio del potere coercitivo da parte di un'istituzione religiosa. Le sanguinosissime guerre di religione in Francia (non a caso è lì che nasce lo Stato assoluto e l'Illuminismo) e in Inghilterra(dove nasce poi il liberalismo), la Santa Inquisizione (e le sue atroci torture), la tratta dei neri (dichiarati senz'anima e quindi legittimamente schiavizzabili) e le guerre coloniali (in un'opera missionaria) sono consequenza dell' applicazione da parte di un istituzione religiosa di un potere normativo esercitato sia all'interno che all'esterno. Un cattolico (o ateo devoto, visto che vanno di moda) laico dovrebbe chiedersi poi perché in Italia, nonostante la mancanza di una legge sulle unioni civili e una più aperta sulla fecondazione assistita, si registri comunque il tasso più basso di natalità al mondo e sempre meno giovani si sposano. Forse dovrebbe modificare la sua proposta politica.


Un' espressione chiara di cosa significhi essere laici la fece John Kennedy nel suo discorso di insediamento:
Io credo in un’America che ufficialmente non sia cattolica né protestante né ebraica; in cui nessun pubblico ufficiale richieda o accetti istruzioni sulla politica da seguire vuoi dal Papa, vuoi dal Concilio nazionale delle Chiese, vuoi da altre fonti ecclesiastiche; un’America in cui nessun organismo confessionale cerchi di imporre, direttamente o indirettamente, la propria volontà al popolo in generale ovvero alle iniziative dei pubblici funzionari, e in cui la libertà di religione sia una e indivisibile, talché ogni azione contro una delle Chiese sia considerata attentato contro la nazione nel suo complesso. (...)Infine, io credo in un’America in cui prima o poi l'intolleranza religiosa sia destinata a sparire, e in cui tutti gli individui e tutte le Chiese siano trattati da eguali; un’America in cui ognuno abbia lo stesso diritto di frequentare o no la Chiesa che si è scelta, e in cui non si diano voti cattolici o anticattolici, e in generale nessun blocco di voti di alcuna specie: in cui cattolici, protestanti ed ebrei, laici o ecclesiastici che siano, si astengano da quegli atteggiamenti di disprezzo e ostilità che tanto spesso hanno in passato intralciato la loro azione, per promuovere invece l’ideale della fratellanza tra i cittadini americani. Questa è l’America nella quale io credo, ed è anche il tipo di ufficio presidenziale nel quale io credo; un ufficio d’importanza somma che non deve essere né umiliato, facendone lo strumento di questo o quello schieramento confessionale, né insozzato, negando arbitrariamente la possibilità di accedervi a un membro di qualsivoglia raggruppamento confessionale. Il mio ideale è quello di un Presidente le cui opinioni religiose siano questione che riguardi lui solo e cui esse non siano imposte dalla nazione, e tanto meno imposte quale condizione per il mantenimento del suddetto ufficio.

venerdì 7 dicembre 2007

La Binetti fuori dal Pd

Al Senato il governo ha ottenuto la fiducia grazie al supporto dei senatori a vita(tra questi il superdemocristiano Kossiga). Questa maggioranza risicata è data dal voto contrario della senatrice Paola Binetti e della componente teodem del Pd.
Questo perché la fiducia veniva richiesta sul decreto sicurezza (molto discutibile e sicuramente non di sinistra, credo che si sia già fatto un sacrificio estremo nel votarlo, ma era in gioco il governo) dove si fa anche richiamo all'art.13 del trattato di Amsterdam già ratificato dal Parlamento e quindi di per sé applicabile a prescindere dall'approvazione del Parlamento. Il motivo del contendere è dato dal contenuto di questo articolo che disciplina i provvedimenti per le discriminazioni ""fondate sul sesso, la razza o l'origine etnica, la religione o le convinzioni personali, gli handicap, l'età o le tendenze sessuali". Ma evidentemente Binetti e i teodem ritengono così importante che la discriminazione basata sulle tendenze sessuali sia garantita dalle legge (almeno nella Santa Italia) tanto da far cadere il governo sostenuto dal loro partito a spada tratta. Oppure semplicemente vogliono lanciare dei segnali. Sintomatico che questo avvenga proprio quando si inizia a parlare nuovamente di unioni civili nei vari comuni e in Parlamento con il nuovo progetto di legge denominato stavolta Cus.
La mia posizione personale è a favore dei matrimoni tra persone dello stesso sesso perché ho una concezione veramente laica dello Stato e di rimando ho una concezione laica del matrimonio. Per il diritto civile il matrimonio non è finalizzato alla procreazione come per il diritto canonico ma è un mero negozio giuridico tra due persone (non sono neanche sicuro che nel codice civile sia chiaramente espresso che debba essere tra uomo e donna). Quindi se è vero che la Costituzione garantisce che "tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali" e che
"è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana" come recita l'art.3, allora mi sembra abbastanza coerente riconoscere anche a chi ha tendenze sessuali diverse da quelle della maggioranza la possibilità di stringere un accordo tramite questo negozio. Ma credo molto anche nella democrazia, nel dialogo, nella concertazione quindi bisogna anche essere flessibili e cercare di arrivare a un punto di incontro con coloro che non condividono questo punto di vista soprattutto se ci devi governare insieme. Così i matrimoni sono diventati Pacs nel programma elettorale ma non andavano bene, poi son diventati Dico, ma ancora non andavano bene, ora sono Cus ma non vanno bene lo stesso. Ogni volta che si parla di legiferare a proposito basta un brusio dal Vaticano perché blocchi tutto e alcuni parlamentari si giustificano dicendo che non è una priorità.
Ma al di là della questione in sé ciò che irrita e proprio questa sottomissione nei confronti della Santa Romana Chiesa di alcuni parlamentari che non sanno cosa sia la disciplina di partito ma sanno bene cosa sia la disciplina del cattolico.
In un suo bel (si fa per ridere) post il teodem Valerio Pieroni arriva addirittura a dire che "questa è la laicità di cui si fa portatore il partito democratico". Incredibile che si arrivi a dire che la posizione etica dei teodem che sono una ristretta minoranza sia ora la posizione del partito. Sia chiaro che io, e come me la quasi totalità dei Ds, non siamo disposti a stare dentro un partito che prende ordini dal Vaticano e che si piega alla sua volontà perché qui non è in gioco solo la questione dei diritti civili ma il principio che a governare e a fare le leggi debba essere il popolo o il papato, l'idea di uno Stato laico e democratico, aperto alle scelte etiche e confessionali dell'individuo o l'idea di uno Stato confessionale e autoritario che disciplina la vita dei singoli con la frusta e con il giogo della legge. Questi soggetti devono capire che le loro posizioni non sono da noi condivise e va bene essere flessibili ma anche dall'altra parte bisogna fare un passo indietro in nome dell'unità di un partito e di un progetto politico a costo di subire gli strali d' oltretevere e soprattutto hanno da capire che gli elettori Ds hanno pure loro una forte fede laica, liberale e democratica e non sono disposti a buttarla a mare per soddisfare le voglie del Vaticano che tanto sogna il potere temporale di una volta. La senatrice Binetti dovrebbe essere buttata fuori dal Partito Democratico e se questo farà cadere Prodi o porrà fine al progetto Pd... Amen, la messa è finita, andate in pace

martedì 4 dicembre 2007

La riforma tv necessaria

Ieri guardavo come raramente mi accade il Tg1 delle ore 20 e son rimasto sbigottito. Si parlava dei problemi con la giustizia di tale Azouz, il tunisino padre e marito delle vittime di Erba. Il servizio si concludeva con i commenti di Mario Giordano, direttore de Il Giornale e di Mario Orfeo direttore de Il Mattino. Così ancora oggi, nonostante l'esito delle elezioni 2006, viene dato ampio spazio(totalitario nell'occasione) a questi personaggi (parte organica del ramo comunicazione della Cdl, o meglio di Berlusconi).

Nell' Espresso di questo settimana il dottore costituzionalista Giovanni Sartori (che a suo tempo denunciò la "collusione e la sudditanza della televisione pubblica a Berlusconi" e per questo fu anche querelato dall' ex dg Flavio Cattaneo) parla di televisione e sugli effetti che può avere nella sostanza democratica. Si fa anche promotore di discutibili riforme. Sartori accusa Prodi di essere stato poco attento alla questione e considera il conflitto di interessi interconnesso alla riforma Tv. Considera il controllo della Rai decisivo per Berlusconi, ma anche per Fini e Casini e soprattutto per il centrosinistra e la situazione politica favorevole a una riforma. Le proposte sono due:



  1. l' obbligo per le tv private di pagare le frequenze che sono di proprietà dello Stato. I proventi servirebbero a finanziare la tv pubblica e il canone verrebbe abolito. I privati pagano solo in base ai profitti e la Rai non avrebbe bisogno di pubblicità, almeno non in tutte le sue tre reti.


  2. formalizzare la lottizzazione della tv pubblica. Visto che è impossibile evitarla, allora due canali vengano apertamente affidati alla maggioranza di governo e uno all'opposizione con consigli di amministrazione e bilanci differenti.

Infine la critica spietata alla televisione odierna che parla solo di delitti caserecci perché ha paura di raccontare i fatti che dispiacciono a qualcuno.


Personalmente credo che liberalizzare il sistema televisivo, che ad oggi è ancora il principale e più popolare mezzo di comunicazione, sia fondamentale per garantire la sostanza della democrazia. Quando il governo controlla l'informazione la democrazia è monca. Lo stesso Biagi parlava della Rai come di una televisione non di Stato ma governativa. Credo non ci sia mai stata come oggi una situazione favorevole per la riforma radiotelevisiva ora che Fini dice di avere "le mani libere su giustizia e tv" e con Casini, strenuo difensore della "par condicio", sensibile al problema. Valuto positiva anche la scelta di Follini come responsabile informazione del PD, perché con la sua esperienza dall'altra parte della barricata potrà sviluppare convergenze favorevoli e conosce bene il nemico che ha combattuto anche da suo alleato. Le proposte di Sartori credo siano ottime basi di partenza, elaborate da un profondo conoscitore degli istituti democratici.

Il recente scandalo Rai-set non mi ha sorpreso e come me non ha sorpreso Sartori e milioni di italiani. Già da tempo ho rifiutato la televisione come mezzo informativo e mi sentivo a posto e libero così, ma una recente esperienza mi ha fatto riflettere sugli effetti della televisione. Infatti solo il 9 settembre del 2007 ho potuto seguire su Raitre una ricostruzione dettagliata e documentata sul G8 di Genova. Fino ad allora ero poco interessato all'argomento ma da quel giorno ho iniziato a documentarmi sempre di più. Per sei lunghi anni ho vissuto nel buio, disinformato sull'argomento. Se la televisione può avere questo effetto su di me, che non la seguo e cerco altri canali di informazione che effetto ha o potrebbe avere su tante altre persone che si informano unicamente tramite di essa?

sabato 1 dicembre 2007

Caro disoccupato, non mollare



Pubblico una lettera apparsa sull'Unione Sarda del 23-11-2007 e scritta dal mio compagno di sezione Elio Contini, maestro del lavoro della Repubblica.




Lettera di un maestro del lavoro a un “bamboccione forzato”


CARO DISOCCUPATO, NON MOLLARE LOTTANDO RIUSCIRAI A FARTI STRADA



Caro giovane disoccupato, permettimi di esprimerti la più sincera solidarietà.
Qualunque titolo di studio tu abbia, ovunque tu viva in Italia, la musica non cambia:
i tuoi meriti e la tua voglia di migliorare non servono.
Ti chiamano bamboccione, scansafatiche, mangia pane a tradimento.
Vivi a carico dei genitori, ma nessuno ha mai preso in esame il tuo disagio nel sentirti sempre più inutile in una società che non ti considera perché non puoi spendere.
Che non considera il tuo desiderio di essere indipendente e formarti una famiglia.
Eppure tu non hai niente da rimproverarti.Hai studiato, hai meritato il massimo dei voti o hai appreso un professione con capacità e sacrifici.
Ma ora constati con rabbia che il futuro pare vincolato alla aleatoria fortuna della conoscenza giusta o dell’apparire. Caro giovane disoccupato, in questa società tutto è effimero. Ma permettimi a 62 anni di incitarti ai valori nei quali ho sempre creduto e ho allevato i miei figli. Ho avuto la soddisfazione di essere decorato con la stella al merito del lavoro e nominato maestro del lavoro della nostra Repubblica.
Ora ti esorto andare avanti e a non demoralizzarti con una buona dose di fiducia in te stesso e di caparbietà prima o poi riuscirai a far riconoscere i tuoi meriti.Ricordati però di lottare perché i tuoi diritti vengano riconosciuti magari aggregandoti con i tuoi coetanei e non delegando il tuo futuro a incantatori che suonano il loro flauto magico promettendoti improbabili paradisi o facili successi.
Come canta Eros Ramazzotti: “nessuno mai ti da di più”. Lotta ogni giorno per l’affermazione dei tuoi diritti, per un mondo più giusto e solidale. Non sei solo né invisibile: molti tuoi coetanei ti saranno vicini in questa santa lotta per l’affermazione della tua dignità. E poi, quale genitore non sarebbe dalla parte dei propri figli? Coraggio, il futuro sarà tuo.


Elio Contini - Quartu Sant’Elena


Farsi strada nella vita con le proprie capacità non è mai stato facile:
Forse la differenza è che per secoli ha regnato la retorica (consolatoria) della fatica; invece oggi i ragazzi crescono bombardati da immagini stereotipe del successo raggiunto, mentre si tace sui sacrifici che questo comporta. Lei parla con la saggezza dell’esperienza e l’affetto del padre. Molti si uniranno volentieri alle sue esortazioni e ai suoi auguri. Forza ragazzi!! DANIELA PINNA

mercoledì 28 novembre 2007

Gioventù bruciata

La settimana scorsa ho partecipato a un incontro con l' Assessore al Lavoro della Regione Sardegna Romina Congera e Amalia Schirru, parlamentare impegnata nella Commissione Lavoro della Camera. Sono emerse prepotenti dal pubblico alcune domande sulle cooperative/agenzie interinali considerate uno dei peggiori effetti della legge 30/2003 sul lavoro, la cosiddetta legge Biagi. Domenica invece è la trasmissione Report a dedicare un intera puntata all'attività di queste agenzie che somministrano lavoro grazie agli appalti che ricevono dalle amministrazioni pubbliche che ormai non assumono più se non per le figure altamente qualificate. Ciò che stupisce è che di fronte a questa situazione, peraltro ben nota, è che non accada assolutamente nulla come lamenta giustamente nel suo blog Doktorgeiger.
Queste agenzie infatti non solo intermediano nell'incontro tra domanda e offerta di lavoro ma successivamente continuano a incassare buona parte dello stipendio del somministrato e continuano quindi a guadagnare sul suo lavoro. Nel caso degli appalti pubblici, come denunciato da Report, queste agenzie ricevono anche 15 euro per ora lavorata e al somministrato lasciano la miseria di 6,50 euro. E' quella che si può definire secondo la vecchia legge 1369/60 abolita in seguito all'approvazione della legge 30/2003, intemediazione di manodopera, allora vietata. Ciò che non si capisce è che ruolo abbiano queste agenzie e cosa giustifichi l'enorme quantità di denaro che ricevono sul lavoro altrui e ancor più grave è il fatto che le pubbliche amministrazioni si rivolgano ormai unicamente a queste agenzie, semplicemente perché in questo modo possono meglio controllare la distribuzione di posti di lavoro e garantire le loro clientele.
E tutto ciò avviene soprattutto sulle spalle di noi giovani, poco abituati a lottare per i nostri diritti e più attenti al nostro look e alle vicende dei reality-show. Tempo fa ho visto un film di Bertolucci(Novecento) dove un giovane contadino interpretato da Gerard Depardieu di fronte alla delusione dei suoi compagni per la latitanza della Lega e del Partito durante il Ventennio dice loro: "il partito sta dove c'è uno che lavora"

lunedì 26 novembre 2007

Il governissimo di Walteroni Berluscalter

In un recente post ho già sottolineato i rischi per Prodi di un dialogo per le riforme tra maggioranza e opposizione. Dicevo che Berlusconi avrebbe teso i suoi tranelli con il rischio che Veltroni e la maggioranza si ritrovassero in mano con un pugno di mosche.
Ora le sirene iniziano a cantare, si fa più chiara la strategia del neonato Popolo/Partito delle Libertà. Così, ieri, in occasione dell'incontro a Saint Vincent, Giulio Tremonti ha affermato con voce soave che le riforme si possono fare ma ha ricordato a tutti che la Costituzione Repubblicana fu scritta con un governo dove stavano insieme Togliatti e De Gasperi e che "non si può collaborare al mattino e alla sera fare opposizione". L' Espresso di questa settimana pone in prima pagina una gigantografia di Berlusconi e ne esalta le doti di stratega. Le grandi manovre sembrano iniziate.
Condivido di fondo le parole di Tremonti ma come ho scritto qualche giorno fa bisogna stare attenti a non farsi prendere di sorpresa (o detta volgarmente, a farsela mettere nel culo). Se si ha una reale volontà di riformare il nostro sistema per realizzre una democrazia compiuta allora sul piatto dovrà essere messa anche la riforma del sistema radiotelevisivo.
Un informazione televisiva plurale, una Tv che dia ai cittadini tutte le informazioni necessarie a formarsi un opinione da esprimere attraverso un voto val bene il governo Prodi.

giovedì 22 novembre 2007

I fascisti non cambiano

La polizia italiana è fascista? Chiedetelo a Mark Covell

A Genova furono violati i principali diritti umani? Chiedetelo a Mark Covell

Negli ultimi cinque anni in Italia esisteva la libertà di informazione? Chiedetelo a Mark Covell

Inchiesta Parlamentare o Corte europea dei diritti umani di Strasburgo? Chiedetelo sempre a lui, Mark Covell

"L' Unione Europea potrebbe sospendere l' Italia dall' Unione finchè tollerate il fascismo se vincessimo, e vinceremo"

Vai avanti Mark, non ti fermare. Fallo per gli italiani ma soprattutto per te stesso.

martedì 20 novembre 2007

La nuova stagione (delle riforme)

Occhio al bluff.
Dopo il 14 novembre sarebbe dovuta implodere la maggioranza e invece è esplosa la minoranza. Gli stracci che volano sono così tanti che riescono a coprire il cielo. Il venditore di vasi esce dall'angolo in cui si era infilato e si rilancia con una ingegnosa operazione di marketing. Crea nuovamente un partito dal nulla (in realtà è sempre lo stesso con unico padrone e un unico pensiero) per lanciare un imponente operazione mediatica e stritolare i suoi (ex)alleati.
E' evidente che si apre una nuova stagione (delle riforme). L' omino di burro cerca di legittimarsi come leader e unico rappresentante della minoranza e umilmente chiede al neonato PD questo favore. Veltroni dovrà stare molto attento e molto attenta dovrà stare tutta la maggioranza. Il soggetto cerca infatti nuove mani a cui aggrapparsi e non bisogna offrirgli ciambelle di salvataggio. Come? Veltroni dovrà tenere sempre la palla dell'azione e non cedere ai ricatti e alle condizioni, trattare da una posizione di forza e ben attento agli umori della maggioranza. Si rischia di essere coinvolti nell'implosione generale e Veltroni ha una grande opportunità di essere la guida di riforma di un intero sistema Paese. Stavolta dovrà mostrare tutta la sua capacità politica perché anche il baffetto (che la politica la conosce bene) cadde sotto i tranelli dello psiconano che in quanto ad abilità nella politica politicante non ha rivali.

domenica 18 novembre 2007

Il tentativo di Golpe

Che Berlusconi tenti di impostare il dibattito politico per vie mediatiche non è una novità. Fin dalla sua "discesa in campo" ha sempre cercato di instaurare un rapporto diretto con la popolazione attraverso i media e ha rifiutato il confronto con la classe politica che esercita costituzionalmente la sovranità popolare. Un modo di fare politica sempre avversato da chi crede la politica si faccia in altra maniera, con capacità di dialogo e di persuasione.
In questi giorni però la strategia berlusconiana ha fatto un salto di qualità preoccupante. La raccolta di firme per chiedere elezioni è un vero e proprio tentativo di colpo di Stato. La democrazia si fonda su regole condivise nel cui seno i cittadini e i loro rappresentanti si confrontano pacificamente e questo insieme di regole sono scritte nella nostra Costituzione. Periodicamente i cittadini vengono chiamati ad esprimersi tramite elezioni con cui nominano i loro rappresentati in Parlamento avallando un sistema di democrazia rappresentativa che finora ha dimostrato di funzionare decisamente meglio dei sistemi di democrazia diretta che hanno invece sempre portato al caos, allo scontro violento e all'instaurazione di regimi dittatoriali. E' la cosiddetta costituzione perfetta di Polibio dove il popolo esercita il potere democratico esprimendo le sue volontà e le sue esigenze e nomina un capo di governo, il quale esercita il potere monarchico con il compito di soddisfare le loro esigenze. Nella sua azione il capo di governo (o monarca) è controllato da un elité di (chiamiamoli così) intellettuali anch'essi nominati direttamente dal popolo, nell'esercizio di quello che Polibio definì il potere aristocratico. Perché questo sistema funziona? E' impossibile chiedere al popolo di decidere e di esprimersi su ogni singola azione di governo, è in sostanza inapplicabile la democrazia diretta perché l'esercizio dell' arte di governo richiede una conoscenza profonda delle cose che non tutti ovviamente possono avere e probabilmente non vogliono neppure. Così si rendono necessari dei delegati del popolo che abbiano il compito di tenersi continuamente aggiornati sull'azione del governo e lo controllano. Sono gli eletti, ossia i prescelti che in linea teorica dovrebbero rappresentare il meglio della nostra società. L'eliminazione di questo tramite porta a quel regime dittatoriale che gli storici definiscono "bonapartismo".
Quindi chiedere nuove elezioni (con 5, 10 o 15 milioni di firme) quando c'è un governo sostenuto nei fatti da una maggioranza parlamentare nominata dal popolo è un tentativo di golpe bonapartista. Si mette in discussione l'intero impianto costituzionale che permette di confrontarci liberamente e pacificamente. Se passasse questo proposito allora anche le forze politiche del centrosinistra potrebbero chiedere all'indomani di elezioni vinte dal centrodestra ancora nuove elezioni e non la finiremo più se non con una guerra civile. Un governo non deve durare necessariamente lo spazio di una legislatura ma può essere deposto solo se privo di una maggioranza parlamentare.
Per fortuna al Quirinale c'è Napolitano e per fortuna il centrosinistra non ha ceduto alle proposte di Berlusconi a suo tempo, altrimenti chissà che pericolosa strada avrebbe potuto prendere questa iniziativa.

martedì 13 novembre 2007

Calcio o non calcio, questo è il problema

Negli ultimi tempi negli stadi ormai si era riusciti a mettere la museruola ai tifosi o comunque a farli apparire come il male del calcio e quindi a isolarli. Alla prima occasione hanno cercato di prendersi la rivincita e di mettere a ferro e fuoco gli stadi e le città per dimostrare che sono ancora loro i padroni del calcio. Ma è stato il colpo di coda di una bestia prossima a esser domata, una volta applicato con efficacia il decreto Pisanu e le recenti innovazioni del decreto Amato-Melandri si porrà definitivamente fine al dominio degli stadi di questi personaggi spesso guidati da menti eversive.
Sono un tifoso di calcio da sempre, da quando ero bambino e aspettavo pazientemente il mercoledì di coppa per guardarmi tutte le partite. Poi sono cresciuto e ho iniziato ad andare allo stadio, anche in curva, anche tra gli ultras. Quello che vedevo erano personaggi sbandati, in cerco di un passatempo, poco preoccupati della sorte della loro squadra e molto preoccupati invece di rimarcare la loro identità e di esaltare epicamente il loro scontro con le forze dell'ordine, persone che concepivano la curva come una zona franca o peggio, come un territorio di loro giurisdizione. Si gridava al coro:"onore ai diffidati" che molti cantavano senza conoscerne il significato ma semplicemente perché era bello cantare tutti insieme o:"anche repressi non molleremo". Poi ho smesso perché non mi piaceva mischiarmi a un gruppo di sbandati e stanco di dover rischiare le botte o le cariche della polizia. L'unico vero motivo per cui andavo allo stadio era godermi lo spettacolo del calcio e tifare per la mia squadra del cuore. Da piccolo pensavo che i veri tifosi fossero loro ma mi sbagliavo. Oggi allo stadio non vado più, forse perché ci vedo ormai poco di spettacolare, ma anche perché mi fa rabbia sentire me, la partita e il mio sport ostaggio di quei beoni e ancor più fastidio mi da essere sottoposto alla legge della curva.
Sogno uno stadio all'inglese, a contatto con i giocatori, dove tutti stanno seduti, senza striscioni o bandiere spesso utilizzati come corpi contundenti. I colori della squadra si possono portare ugualmente, con una maglietta, un capellino o una sciarpa. Sogno società di calcio che considerino loro risorsa solo i veri tifosi, persone educate e civili che non hanno nessuna pretesa di essere protagonisti ma solo di assistere a uno spettacolo. Sogno tifosi che vanno a una partita come si va a un concerto, che tifino, che si esaltino, che piangano ma soprattutto che rispettino gli altri, gli avversari, i valori dello sport e sappiano accettare serenamente una sconfitta.
Quando nelle giovanili giocavo a pallone e i miei allenatori mi dicevano la famosa frase: "l'importante non è vincere, ma partecipare" non gli credevo e scendevo in campo determinato con un solo obiettivo: vincere; e mi arrabbiavo moltissimo se non ci riuscivo. Poi ho capito il senso di quelle parole. Partecipare non significa solo fare presenza ma dare il meglio di sé stessi in un confronto con l'altro, cercare di andare oltre i propri limiti e di migliorarsi continuamente e rispettare anche il tuo avversario perché è grazie a lui che puoi "partecipare". Credo che nel calcio di oggi, ma non solo nel calcio, manchi questa cultura sportiva.
Se oggi fossi l'allenatore di una squadra di bambini che danno il meglio di loro stessi ma non riescono a vincere anche io direi loro: "l' importante non è vincere, ma partecipare".

domenica 11 novembre 2007

La mia prima assemblea da Democratico

Ieri ho assistito alla prima Assemblea Regionale del Partito Democratico. Soru non ha mancato di lanciare le sue frecciate e i suoi gli sono andati subito a ruota. Nel discorso iniziale Cabras infatti propone di rinviare la votazione per l'elezione del presidente dell'Assemblea come stabilito da accordi nelle stanze per evitare una spaccatura sin dalla prima riunione. La platea vota all'unanimità ma evidentemente con forti mal di pancia.
Infatti Soru quando interviene afferma che si poteva eleggere un presidente anche con lo scarto di un voto, ma il presidente dovrebbe avere un ruolo di garanzia e quindi rappresentare tutti e inoltre Soru non ha i numeri per eleggerne uno della sua parte. Dopodichè intervengono alcuni suoi adepti, si lamentano della proposta che loro stessi hanno votato e dei vizi della vecchia politica e si esprimono in maniera abbastanza colorita(non avevo mai sentito dire parolacce in contesti così ampi come può essere un' assemblea regionale). Comunque i soriani mi son sembrati molto determinati, poco preparati ad affrontare il dialogo assembleare e le politiche di concertazione ma per questo molto freschi e nuovi.
Sembra di assistere a un dialogo tra una parte saggia ed esperta e un'altra giovane, irruenta ma impreparata. Ho trovato positivo che tramite il PD nuove persone si siano avvicinate alla politica ma si renderanno conto presto che c'è da faticare per arrivare a delle soluzioni ragionate.
Nell'intervento conclusivo infatti Cabras basta da solo per lanciare le sue eleganti stoccate e per dimostrare che non è disposto a fare la parte della vittima sacrificale e del vecchio rimbambito. Ci si rivede il 24 per discutere della nomina dei coordinamenti provinciali: sembra prevalente la voglia di nuove primarie.

Dossier Caritas sull'immigrazione

La storia insegna che i flussi migratori non si possono fermare, al massimo si possono governare. I mezzi di comunicazione, in primo luogo quelli di massa, ci trasmettono continuamente l'idea che l'immigrazione sia un fenomeno pericoloso e lo fanno non tanto per razzismo ma perché a loro più conveniente. Fa sicuramente più effetto e più audience un delitto che ha per protagonista un albanese o un rumeno che un normale delitto compiuto da un normale camorrista. Si cavalca così la paura per ciò che è diverso e ciò che non si conosce e tutti noi dovremo fare lo sforzo di conoscere meglio la realtà dell' immigrazione e di farla conoscere agli altri per evitare pericolose derive xenofobe che attraversano l'Italia e che rischiano di condizionare il governo e il sistema politico italiano nelle sue decisioni. Sembra quasi di essere tornati al tempo del fascismo quando essere poveri e miserabili era una colpa e la rivendicazione di diritti una pretesa inaccettabile. Di seguito elenco i risultati del Dossier Statistico 2007 sull'immigrazione pubblicato qualche settimana fa dal Centro Studi e Ricerche IDOS su commissione della Caritas/Migrantes dove linkando potrete trovare la versione integrale.


L'incidenza della popolazione immigrata è ormai del 6,2%(3.690.000) sulla popolazione complessiva e l'Italia è uno dei paesi europei a più alto tasso immigratorio. Stanno sopra di noi solo la Germania e la Spagna. Bisogna dire però che altri paesi come la Francia e l'Inghilterra hanno un'alta percentuale di immigrati di seconda e terza generazione che hanno acquistato la cittadinanza e come tali non rientrano nelle statistiche ma portano comunque gli stessi problemi della popolazione immigrata.
L'intensità dei flussi irregolari è favorita da quote di ingresso non adeguate (rimasugli della Bossi-Fini) che porta a una diffusione del lavoro nero. Si presume che gli immigrati arrivino in Italia solo dopo essere stati ufficialmente assunti, in realtà il permesso arriva dopo che questo è già avvenuto. Nel 2006 il governo ha predisposto 170mila ingressi a fronte di 540mila richieste di assunzione di forza-lavoro immigrata. C'è quindi una carenza nel meccanismo di incontro tra domanda e offerta.
Le misure di rimpatrio spesso sono inefficaci. Per rimpatriare un immigrato è infatti necessario la sua collaborazione: questo deve dichiarare la sua identità e la sua provenienza, cosa che spesso non avviene. L'immigrato viene quindi trattenuto nei Centri di Permanenza Temporanea e costa allo Stato 40 euro al giorno. Nel 2006 su 124.383 immigrati irregolari, solo il 36,5% è stato rimpatriato(45.559). Come suggerisce anche il rapporto della Commissione De Mistura(istituita dall'Onu) sono necessarie misure che favoriscano il rimpatrio tramite il coinvolgimento degli irregolari come limitare il divieto di reingresso a 2 anni(anziché gli attuali 10) e ampliando la categoria dei beneficiari dei rimpatri assistiti.
L'irregolarità favorisce la criminalità. I cittadini stranieri incidono per quasi un quarto sulle denunce penali e sempre per quasi un quarto sulle presenze in carcere. Tra questi la percentuale degli irregolari è dell'80%. Gli stranieri regolari incidono invece sulla popolazione carceraria con un 6%, ossia la stessa identica percentuale di incidenza sulla popolazione complessiva. Ciò dimostra che non esiste assolutamente una predisposizione atavica alla criminalità della popolazione immigrata, ma sono in realtà le condizioni disagiate a favorire i comportamenti devianti.
La capacità di inserimento della popolazione immigrata è dimostrata anche dai dati sul PIL. Il tasso di occupazione è infatti molto alto e gli immigrati producono il 6,1% del PIL. Essi pagano 1,87 miliardi di euro di tasse e con le rimesse contribuiscono notevolmente al risparmio e allo sviluppo dei loro paesi di provenienza. Non a caso il 60% si concentra nel Settentrione.
I gruppi nazionali hanno una spiccata vocazione territoriale. Gli ex jugosalvi si concentrano nel Friuli Venezia Giulia, gli ecuadoriani in Liguria, i filippini e i polacchi a Roma per via della sua particolare attrazione come centro del cattolicesimo.
Cresce la ultimamente discussa presenza dei romeni in Italia favorita dall'ingresso della Romania nell'Ue e dall'affinità culturale sentita dai romeni nei confronti del nostro paese. L'ingresso fu fortemente sostenuto dall'attuale opposizione nella scorsa legislatura (come oggi sostiene l'ingresso della Turchia) senza prenderne in considerazione gli effetti migratori. Molto considerati furono invece gli effetti positivi che avrebbe avuto sul capitale italiano, tanto che oggi
vi operano 20mila delle nostra società anche di rilevante entità. Insomma,come un bambino capriccioso l'opposizione dice sì ai diritti, no ai doveri.
Cresce la presenza femminile impiegata soprattutto nel settore del lavoro domestico e di cura delle persone tanto che oggi si è arrivati a una sostanziale parità dei sessi. Un elemento che favorisce l'integrazione sociale verso cui le donne hanno sempre mostrato maggiore disponibilità e apertura.
Secondo un'indagine della "Makno&Consulting" l'85% degli italiani si fa un'idea dell'immigrazione attraverso i telegiornali e sono convinti che gli irregolari siano almeno il 50% in più dei regolari. Ciò significa che gli italiani sono convinti che la popolazione irregolare sia di 4,5 milioni di persone.
L' Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni ha riscontrato nel 2006, 218 casi di discriminazione su base etnica e razziale nei luoghi di lavoro, l'alloggio, ma anche (cosa ben più grave) nell'erogazione di servizi da parte degli uffici pubblici e delle banche. A essere maggiormente penalizzati sono soprattuto gli africani per il loro diverso colore della pelle.
La forza lavoro straniera è di 1.475.000 persone ed è impiegata principalmente nell'industria e nel terziario. L'85% è occupato come dipendente. La crescita di lavoratori immigrati non è accompagnata da una crescita dei diritti. Spesso sono sottopagati e sfruttati ma crescono le iscrizioni ai sindacati (680.000).
1 milione sono i musulmani insediati con 735 luoghi di preghiera, ma costituiscono solo un terzo della popolazione immigrata. I cristiani sono più della metà e la quota restante si divide tra le varie religioni orientali.
Per realizzare una società interculturale ed interetnica è necessaria una preparazione di tutti che miri a conciliare le diversità dei nuovi venuti con le linee portanti della tradizione occidentale. La base unificante è una società laica come contenitore aperto alle diverse scelte etiche e religiose nel rispetto dei principi fondamentali che stanno alla base del vivere civile. Questo non significa mettere da parte le religioni che spesso hanno una funzione civilizzatrice e un effetto costruttivo per l'intera società.

martedì 6 novembre 2007

Addio al grande Enzo

Oggi un breve post per dedicare un caro saluto al grande Enzo Biagi.

Saranno forse le vicende degli ultimi anni, la tristezza di un Biagi umiliato negli ultimi anni di carriera, l'aver scoperto con l'Editto di Sofia che essere bravi non basta ma bisogna essere servizioveli col potente di turno; ma oggi sento un profondo cordoglio.

Leggendo i post su Kilombo mi rendo conto di non essere l'unico ad avere questo stato d'animo e me ne rallegro. Biagi era un uomo libero, un uomo vero; figlio dei tempi che furono quando rimanere fedeli a sé stessi e tenere la schiena dritta era onorevole. Un decano dei giornalisti e un grande professionista.

Mille grazie per ciò che mi hai dato: la fame di verità e di conoscenza.
Ciao Enzo (seguono il ritorno di Biagi in Tv e la sua lettera all'indomani dell'Editto)





La verità è sempre rivoluzionaria

Antonio Gramsci

venerdì 2 novembre 2007

Lo squadrismo di Genova


Sono rimasto molto contrariato nel sapere che in Commissione Affari Costituzionali l'Udeur e l'Idv hanno votato contro l'istituzione di una Commissione d'Inchiesta parlamentare che indaghi sul G8 di Genova. Contrariato ma non stupito.

L'Italia è il paese dove si cerca di insabbiare sempre tutto e dove rimane un filo nero che ci lega al fascismo (Sifar, Ustica, P2, etc.). Carabinieri e Polizia si resero protagonisti di vere e proprie azioni di squadrismo nei confronti dei manifestanti per il semplice fatto che erano dei manifestanti, per questo motivo si possono definire azioni squadriste. La "macelleria messicana", il sangue raggrumato nella pareti della Diaz, i Carabinieri che fracassano le ossa dei manifestanti a terra ormai moribondi, la notte cilena (come la definì D'Alema), le torture fisiche e psicologiche nei confronti dei manifestanti rinchiusi senza una regolare denuncia (anche perché non vi erano gli estremi) nella caserma di Bolzaneto, sono fatti che gettano discredito sulle forze di polizia e su tutte le istituzioni pubbliche responsabili dell'ordine pubblico. Sono una violazione dello Stato di diritto e dello Stato democratico. Manifestare è un diritto è non si può essere pestati solo per questo peraltro da chi questo diritto dovrebbe proteggerlo, così come è un diritto non essere trattenuto e torturato in una caserma di polizia senza regolare denuncia. Alcuni anche sostengono che le forze dell'ordine agirono in questo modo perchè esasperate dai facinorosi e si lasciaron prendere la mano, ma anche questa è una grave responsabilità perchè sono un istituzione che ha il compito di tutelare l'ordnie appunto e non di fare guerriglia.

Perché si è arrivati a quel punto? E' stato alimentato ad arte un clima di tensione che è sfociato in atti di estrema violenza. Ma a chi si possono imputare le responsabilità? Ai singoli manifestanti? Ai singoli rappresentanti delle forze dell'ordine? Per individuare le responsabilità dei singoli bastano i tribunali e la giustizia ordinaria che già sta svolgendo il suo lavoro (e chissà quanto denaro pubblico dovrà essere utlizzato per ripagare i danni morali e materiali allevittime), ma per individuare le responsabilità politiche e istituzionali è assolutamente necessaria una Commissione Parlamentare d'Inchiesta. Chi ha ordinato il massacro alla Diaz? Chi comandava le forze dell'ordine in quei giorni? Come sono state preparate a quest'evento? In che clima? Sono domande che in uno Stato di diritto non possono rimanere senza risposte, un cittadino deve sentirsi protetto dalle forze dell'ordine quando esercita i suoi diritti e non minacciato.

Di Pietro sostiene che per esprimere parere favorevole vuole un'istituzione che indaghi a 360°, ossia anche sulle responsabilità dei manifestanti. Ma perché? I manifestanti esercitavano funzioni pubbliche quel giorno? Non basta la giustizia ordinaria per individuare quelle responsabilità? Oppure Di Pietro pensa che i facinorosi avessero pure loro un mandato politico?