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martedì 22 dicembre 2015

Le elezioni spagnole confermano la fragilità dell'Europa

Le elezioni spagnole confermano l'avanzata dei partiti "antisistema" in Europa. Antisistema perché evadono dai tradizionali sistemi di partito. In Italia questa esigenza di cambiamento è stata già intercettata dal M5S, che ha per certi versi precorso i tempi. La nostra fragilità non ha infatti origine nella crisi economica dell'ultimo decennio, ma è conseguenza di Tangentopoli e della fine della guerra fredda.
L'unica alternativa possibile sono le forze regionaliste e localistiche. Scozia, Corsica e Catalogna tracciano una linea in questo senso. I cittadini europei sentono sempre più forte la distanza dalle istituzioni e vedono la soluzione in forze politiche che siano espressione specifica del territorio. L'UE ha cercato fino ad oggi di dare risposte organizzative e comunicative, ma non risposte politiche.
In Sardegna i sintomi ci sono tutti. Alle scorse elezioni regionali le liste regionali hanno ottenuto il 35% dei consensi. Alle scorse comunali a Quartu c'è stato un floriregio di liste civiche e candidati che hanno ottenuto anche un buon risultato, per un totale del 46% dei voti espressi. Medesimo floriregio si annuncia per le elezioni di Cagliari dell'anno venturo. Solo un'amministrazione targata PD-Sel che si è preoccupata in primo luogo di amministrare la città, può resistere a quest'onda. 
Ecco dove sta la soluzione. Il PD in particolare è riuscito a resistere finora grazie a una classe amministrativa locale capace di rappresentare gli interessi del territorio. Oggi invece è in atto una deriva centralista, piegata a interessi globali, che rischia pregiudicare tutto questo lavoro e di aprire le porte a forze cosiddette "antisistema" che in uno scenario di questo tipo non possono che apparire come l'inevitabile soluzione.

venerdì 29 maggio 2015

Provando a ragionare, oltre l'istinto

Dicono che sono diversi, che non si integrano, che disturbano.


Oggi uno di quei ragazzi che sta ai parcheggi mi ha chiesto se stavo andando via e ha iniziato a seguirmi. A un certo punto ho visto il panorama della mia città, ancora più bella all'imbrunire. Così mi sono fermato a fare qualche foto, in cerca dello scatto magico. Mi sono voltato e lui era lì che mi aspettava. 


D'istinto ho pensato che manco una foto in pace mi potevo fare. Poi ho pensato a tutte le volte che lui ferma qualche autista in uscita, lo segue, fa avanti e indietro per individuare un parcheggio libero da indicare al prossimo autista nella speranza che compri qualcosa e gli permetta di guadagnare qualche "millino". E così di "millino" in "millino" guadagnarsi la sua giornata. 

Ho pensato che non è vero che sono diversi e non si sanno integrare. Ho pensato che anzi in questo mondo sempre più competitivo e precario si adattano benissimo. Mi ha ricordato quei ragazzi che chiamano a casa o al cellulare per offrirti una tariffa telefonica o una nuova fornitura di energia elettrica. 



Mi sono sforzato di capire come questi 2 mondi sarebbero in competizione, ma davvero non ci sono riuscito. Penso che se proprio devono stare in competizione, contro qualcosa o contro qualcuno, dovrebbero farlo stando dalla stessa parte.

mercoledì 10 settembre 2014

Quali temi e quale segretario per il PD Sardegna

Si appresta a conclusione il lungo e largo percorso de La Traversata della Sardegna. A due mesi dalla primarie che eleggeranno la/il nuova/o segretaria/o e il nuovo gruppo dirigente del Partito Democratico Sardo è l’unico processo aperto e partecipato di cui si abbia conoscenza. Sarà proprio per questo motivo che ha contenuti fortemente innovativi, e fino a ora gli unici  di questo imminente Congresso. A dimostrazione che La Traversata ha cercato prima di tutto di produrli – i contenuti – e di renderli noti, mettendo in secondo piano l’incarnazione di donne e uomini che li dovranno portare a compimento.
La Traversata si è concentrata sull’organizzazione del partito, producendo argomenti forti che mettono in discussione anche il rapporto con il partito nazionale. Si richiede un rinnovamento dell’ordinamento interno con l’abolizione della direzione regionale e la conservazione dell’assemblea, eletta dai cittadini con le primarie e unico organo decisionale del partito. Si risolverebbe così una questione controversa e ipocrita che ha visto sino a oggi l’elezione diretta di un’assemblea che di fatto non ha nessun ruolo, in quanto nella pratica gli viene sistematicamente scippato da una direzione nominata dai  leader di riferimento.
la-traversata-della-sardegna-15
A fianco di essa si richiede l’istituzione di una assemblea regionale dei segretari di circolo, che abbia un forte ruolo organizzativo e di coordinamento. Suo compito sarà di facilitare il coordinamento durante le campagne elettorali e di territorializzare i dibattiti di larga scala: regionale, nazionale ed europeo. Quando il partito avrà bisogno di avere un resoconto sullo stato d’animo dei territori, non si affiderà ai sondaggi, ma proporrà un dibattito capillare attraverso i suoi circoli.
Altra questione importante è il rapporto dei giovani e della giovanile con il partito. L’avvicinamento dei giovani è assolutamente necessario e la giovanile può costituire il primo passo, ma non deve diventare una parcheggio o una riserva indiana, né uno strumento per la creazione di poltrone e/o carriere. I giovani devono dedicare la loro attività e il loro impegno a ciò che avviene nel partito e occuparsi da subito – dopo un veloce apprendistato – delle questioni dei “grandi”. Per questo motivo si intende escludere le quote di riserva della giovanile dagli organismi del partito. Un giovane che voglia assumere ruoli dirigenti lo dovrà fare con una candidatura diretta. Sarà possibile iscriversi al partito a costi ridotti per soli 5 anni e comunque fino a massimo 25 anni. Gramsci, Lussu e Gobetti non ebbero bisogno di nessuna giovanile per emergere nello scenario politico e diventare protagonisti della storia del nostro Paese. Il coraggio e la sfrontatezza dei giovani – oggi come allora – devono diventare un fattore modernizzante della nostra società e non essere relegato in un baby-parking.
Tanti altri sono gli argomenti innovativi de La Traversata e per questo motivo non possono essere rappresentati da chi ha guidato il partito sino a oggi.

I risultati delle ultime regionali parlano chiaro. Il PD è riuscito a perdere consenso elettorale rispetto al 2009, nonostante stavolta si sia vinta la contesa e allora invece no. Si potrebbe giustificare questa flessione con l’astensione elettorale, ma il passo indietro non si è registrato solo nel numero assoluto di voti, ma anche in numero percentuale. Il PD è passato dai 204mila voti del 2009 ai 150mila del 2014, e – nonostante una percentuale complessiva di votanti scesa dal 67 al 52 per cento – la sua percentuale è scesa del 24,73% al 22,06%. Questi sono i dati che mostrano le difficoltà del PD di farsi interprete delle istanze dei sardi. Il contributo determinante dei partiti sovranisti, il risultato lusinghiero di Sardegna Possibile, mostrano l’esigenza di un Partito Democratico Sardo che sia realmente autonomo e capace di affiancare questa Giunta e questa maggioranza nelle contese con il governo nazionale dei prossimi anni.
Queste istanze richiedono una guida a tempo pieno ed una netta separazione tra ruoli politici e ruoli di governo. Il Presidente Pigliaru e la nostra esperienza di governo hanno bisogno di un Partito Democratico capace di supportarne l’operato, di incalzarla e di fare elaborazione, capace – in un ottica di governo di lungo periodo – di disegnare la Sardegna del futuro.
Una guida capace di tenere insieme la variegata maggioranza che sostiene un Presidente che il PD ha voluto e che gli ha garantito un’insperata resurrezione. Una candidatura che abbia anche il proposito di modificare gli assetti e l’organizzazione del partito in modo da farsi interprete di istanze che avanzano nella società sarda e di creare una rinnovata classe dirigente in grado di proporsi con credibilità agli elettori.

giovedì 10 aprile 2014

Io voto a balla sola

Io voto a balla sola alle elezioni europee del 25 maggio. Voterò per Renato Soru, candidato del PD e del PSE nel collegio V Sardegna-Sicilia per il Parlamento Europeo. Lo farò per quanto non mi convincano né il metodo né il merito della scelta.


Il metodo, perché è una candidatura che, contrariamente da quanto stabilito nello Statuto PD, è nata senza un coinvolgimento ampio di iscritti ed elettori. Una candidatura proposta ufficialmente solo durante la direzione regionale di qualche giorno fa a cui personalmente ho assistito. Mentre si discuteva di riforma del Titolo V, il segretario Silvio Lai proponeva all'improvviso il nome di Soru come candidato sardo per le europee. L'interessato ha risposto con un rifiuto conciso e poco convincente e dopodiché si è tornati a parlare di riforme costituzionali. Forse la questione interessa poco o forse discutere le due cose insieme era solo uno stratagemma per evadere la questione.

Soru è sicuramente una figura in grado di rappresentare tutto il centrosinistra sardo e capace quindi di raccogliere consenso oltre il PD. I miei dubbi nascono dal suo Curriculum Vitae nell'ultima legislatura del Consiglio Regionale. Recordman di assenze, mi auguro non tenga, se eletto, lo stesso comportamento a Strasburgo. Mi auguro che tenga in considerazione che, se eletto, avrà una responsabilità importante datagli dal voto di centinaia di migliaia di sardi. Spero inoltre che questa tornata elettorale non sia una rampa di lancio verso altri lidi, come accaduto per altri in passato.

C'erano altri candidati spendibili per questo tipo di elezione. Penso ad esempio ad Andrea Murgia, che allo stesso tempo conosce a dovere i meccanismi delle istituzioni europee ed ha dimostrato di saper raccogliere consenso anche al di fuori del PD. Candidato sul cui impegno a Strasburgo avrei messo la mano sul fuoco. Penso anche a Francesco Sanna che ha offerto un impegno importante per ottenere un collegio sardo e ha un peso politico in grado di andare oltre i confini della nostra regione. Sarebbe stato importante, coinvolgente e utile fare una discussione ampia su tutti questi profili e poi decidere quale fosse il candidato migliore a rappresentare la Sardegna in Europa.

La candidatura Soru ha grandi possibilità. Rosario Crocetta fu eletto nel 2009 con 150mila voti. Terza, prima dei non eletti, Francesca Barracciu con 116mila. Soru può riuscire a raccogliere 150mila preferenze e oggi il PD, nel collegio V, può riuscire ad ottenere il terzo seggio per due motivi: 1) può raccogliere una percentuale di voti superiore al 25  per cento del 2009; 2) l'odg approvato in Parlamento, grazie al lavoro dei deputati sardi del PD, impegna il governo a sostenere l'interpretazione della legge che assicuri il rispetto degli 8 seggi per la circoscrizione Sardegna/Sicilia (nel 2009 sono stati 6).

Voterò a balla sola. Oppure per esplicitare in "campidanesu" 'ongu unu votu de preferentzia isceti.

Ci sono sicuramente candidati validi tra i siciliani in grado di rappresentare degnamente i sardi. Penso a Giusi Nicolini che, da sindaco di Lampedusa, rappresenta la frontiera europea del Mediterraneo. E quindi una questione importante che riguarda non solo la Sardegna, ma tutta l'Europa. Ritengo però che se ognuno elettore sardo del PD si prendesse la libertà di scegliere un altro candidato che possa rappresentarci, finiremo per indebolire il nostro. 

Per questo, nonostante i miei dubbi, voto e farò votare Renato Soru per portare la Sardegna nell'unica istituzione europea eletta direttamente dai cittadini. Un parlamento sempre più incisivo nella politica UE dopo le riforme del Trattato di Lisbona. E lo farò a balla sola.

http://circolocopernico.wordpress.com/2014/04/10/stefano-floris-io-voto-a-balla-sola/

mercoledì 26 marzo 2014

Riflessioni sul Congresso in Sardegna. PD degli iscritti e degli elettori

Fin dalla sua nascita il PD ha vissuto un dibattito interno - più o meno latente - sulle modalità di scelta del segretario e di tutti gli organismi dirigenti. Un dibattito che mi auguro possa proseguire nel futuro e trovare una soluzione definitiva.

Le primarie sono un istituto fondante del PD, ma dentro il partito vi sono posizioni e argomentazioni solide a sostegno dell'idea che questa scelta spetti unicamente agli iscritti. Sarebbero loro i soli titolati a decidere in quanto elementi attivi e costitutivi del partito.

I sostenitori delle primarie ritengono invece che il partito, svolgendo una funzione pubblica, appartenga a tutti gli elettori, non solo ai suoi iscritti. Di conseguenza la scelta spetta a tutti i cittadini che vogliano partecipare e si riconoscano nel PD.

Quale tra queste due tesi è quella più valida? Un atteggiamento integralista non credo aiuti. Mi piacerebbe che il luogo deputato a portare avanti questo dibattito sia l'assemblea nazionale e - perché no? - in ambito locale siano gli organismi locali a decidere la modalità di elezione di segretario e organismi dirigenti, nell'ottica di un partito federato. Al momento invece le modalità di elezione, anche a livello locale, sono stabilite dallo Statuto nazionale (commi 4, 8 art.15). Personalmente ritengo che entrambi i metodi abbiano forti criticità, da risolvere con regolamenti solidi e ragionati.

Tornare a un partito dove decidono la linea solo gli iscritti porta il rischio di un ulteriore avvitamento del PD su stesso, rinchiuso nelle sue diatribe interne. A tal proposito voglio portare ad esempio lo strano caso del PD di Quartu.
Nella mia città la mozione Cuperlo ha ottenuto 423 voti e una percentuale del 62%. Alle primarie dell'8 dicembre ne ha invece ottenuto 593 (170 in più), ma nel frattempo il totale dei votanti era enormemente aumentato, passando dai 678 del congresso ai 2.123 delle primarie. Di conseguenza la percentuale della mozione Cuperlo è passata dal 62 del congresso al 27 delle primarie. Una variazione percentuale di 35 punti! La mozione Renzi è invece passata dal 33 al 52 per cento (+19%, da 228 a 1.123 voti) e la mozione Civati dal 2 al 20 (+18%, da 15 a 415 voti).

Città
di Quartu
Congresso degli iscritti
Primarie aperte

N. Voti
Percentuale
N. Voti
Percentuale
Cuperlo
423
62,39%
593
27,83%
Renzi
228
33,63%
1123
52,70%
Civati
15
2,21%
415
19,47%
Pittella
12
1,77%
-
-


Questi numeri inopinabili dimostrano una forte divergenza tra l'opinione degli iscritti e quella degli elettori e i rischi che comporta affidare la scelta della guida e della linea del PD unicamente ai primi. L'obiettivo di un partito è calarsi nella società, interpretarne e rappresentarne gli umori. Ma se gli iscritti non sono in grado di essere un campione rappresentativo, di essere antenne del sentire comune, di saperlo a loro volta orientare, allora è più giusto e utile aprirsi alla società tutta. Perché alla fine un partito che aspira a governare deve rappresentare tutti i cittadini, non solo gli iscritti. Mi chiedo, a tal proposito, quanto siano rappresentativi questi 678 iscritti che saranno decisivi e incisivi, notevolmente di più di quanto lo siano nella società, in occasione dei congressi di circolo e del congresso provinciale previsto per il 2014. Inevitabilmente porteranno alla costituzione di un PD locale non in linea con gli elettori.
Credo che il sistema di tesseramento meriti quantomeno maggiore attenzione e regolazione. Penso a un patto di stabilità che imponga un limite alla variazione percentuale di iscritti in ogni singolo circolo e soprattutto l'istituzione di efficienti organismi di controllo che verifichino numeri e identità degli iscritti.

Anche lo strumento primarie ha qualche criticità. Richiedere l'obolo dei 2 euro è un limite alla partecipazione più ampia possibile e fino ad oggi è stato giustificato con la necessità di coprire le spese organizzative e di limitare la partecipazione agli elettori potenziali del PD. Credo nel primo caso la richiesta dei 2 euro non sia giustificata, almeno fino a che conserveremo delle forme di finanziamento pubblico. Per quanto riguarda la necessità di limitare la partecipazione ai potenziali elettori PD, credo che sia un problema che meriti altre soluzioni, prendendo esempio proprio dal luogo dove le primarie hanno avuto origine. Ovvero si potrebbe chiedere agli elettori interessati di pre-registrarsi in un albo degli elettori, anche per ovviare a problemi organizzativi che si determinano nella confusione dei seggi.


In sintesi ritengo necessario investire sull'efficienza degli strumenti di partecipazione. Di investire più sulla qualità che sulla quantità di iscritti ed elettori. Ad ogni modo, in virtù anche degli ultimi avvenimenti, ritengo lo strumento primarie più utile per scegliere la guida e la linea di un partito che per scegliere un candidato alle cariche istituzionali. L'obiettivo è infatti quello di favorire la partecipazione e questa deve partire dai partiti, luoghi ideali in cui esercitare le virtù di cittadino. E le primarie sono lo strumento giusto per avvicinare i delusi che si allontano dai partiti e per diffondere in loro senso civico e democratico.

http://circolocopernico.wordpress.com/2014/03/23/stefano-floris-riflessioni-sul-congresso-in-sardegna-pd-degli-iscritti-e-degli-elettori/

giovedì 6 febbraio 2014

Pigliaru il gramsciano. L'istruzione in Sardegna


Francesco Pigliaru parla molto di sviluppo in giro per la Sardegna. E spesso e volentieri fa riferimento all'istruzione. Istruzione come industria, come motore di crescita e di sviluppo. E' un concetto molto gramsciano. 


Quando l'intramontabile Nino, che tanto lustro dà alla Sardegna nel mondo, diceva "istruitevi perché abbiamo bisogno di tutta la vostra intelligenza" intendeva dire che "non c'è attività umana da cui si possa escludere ogni intervento intellettuale, non si può separare l'homo faber dall'homo sapiens. Ogni uomo infine, all'infuori della sua professione esplica una qualche attività intellettuale, è cioè un filosofo, un artista, un uomo di gusto, partecipa di una concezione del mondo, ha una consapevole linea di condotta morale". 

Essere istruiti non significa fare un mestiere anziché un altro. Ricordo un mio vecchio professore spiegare a noi matricole che l'Università non insegna una materia anziché un'altra, ma insegna invece a studiare. Conosco diverse persone prive di un titoli di studio ma con grande capacità di pensare. A volte mi chiedo cosa potrebbero essere state per sé stesse e per tutta la collettività se avessero avuto l'opportunità di studiare. Penso all'enorme spreco di risorse umane in una Regione dove, in termini di percentuale di laureati sulla popolazione regionale si colloca al 252° posto su 261 regioni europee, comprese le 54 regioni dei Paesi nuovi entranti (Eurostat, 2002). Perché la cultura e l'istruzione sono sviluppo di ingegno e di capacità di adattamento, sono indipendenza di pensiero del singolo, sono "organizzazione, disciplina del proprio io interiore; presa di possesso della propria personalità, e conquista di coscienza superiore, per la quale si riesce a comprendere il proprio valore storico, la propria funzione nella vita, i propri diritti, i propri doveri". 

Anche per questo voto Francesco Pigliaru Presidente, l'ideatore del MasterBack



http://circolocopernico.wordpress.com/2014/02/06/stefano-floris-pigliaru-il-gramsciano-listruzione-in-sardegna/

venerdì 14 marzo 2008

Statalisti al Nord, liberisti al Sud

Il centrodestra lotta per ottenere un sostentamento pubblico per Alitalia e quindi per Malpensa e quindi per le migliaia di lavoratori del Nord ivi impiegati. Quando si parla invece dei problemi del Sud ci invitano sempre ad aprirci al mercato, a favorire gli investimenti sul nostro territorio, a deregolarizzare(per permettere ai capitali settentrionali di investire ovviamente).
Ma se invece pensiamo a noi stessi? Che succede? Esempio può essere la scelta di Soru in Sardegna con la cosidetta tassa sul lusso, combattuta dai settentrionali che non volevano pagare una tassa a quei pecorari dei sardi. "Investite sulle infrastrutture, create servizi" " non è giusto far pagare una tassa facendo discriminazione tra sardi e non sardi" ci dicevano. E noi "sì, ma questa tassa serve proprio per recepire quei fondi necessari agli investimenti". E la Corte Costituzionale bocciò la legge avallando una logica colonialista.
Intanto la Sardegna, dopo 150 anni di unità, continua a non avere una autostrada e un servizio ferroviario che garantisca di muoverci facilmente all'interno dell'isola e se non fossimo riusciti a liberarci di quel peso morto di Alitalia viaggiare nel continente sarebbe ancora troppo costoso(basti pensare che ancora oggi costa meno viaggiare dagli aeroporti sardi verso le capitali europee che verso il resto d'Italia). La privatizzata Trenitalia intanto rinvia la sopressione della tratta Golfo Aranci - Civitavecchia, fondamentale per lo sviluppo dell'isola e per alcune sue aziende (Keller), deciso per il 1° aprile ma spostato al 30 giugno, probabilmente per motivi elettorali. La tratta non porta utili.
E in Padania chiedono aiuti di Stato. I sardi son pochi e portano pochi voti.

sabato 23 febbraio 2008

La Sardegna come il Kosovo

Il paragone è stato fatto qualche giorno fa dall'europarlamentare delle Lega Mario Borghezio, il quale ha sostenuto che il Kosovo sarà un esempio da imitare per Corsica, Paesi Baschi, Catalogna, Irlanda, Sardegna e ovviamente Padania.
Tutti i popoli citati da Borghezio (a parte i padani) secondo alcuni storici hanno una comune origine nei Shardana, che lasciarono il segno nella storia per la loro resistenza alla dominazione straniera. Dopo questo piccolo inciso, mi viene da chiedermi cosa accadrebbe se la Sardegna, tutta la sua classe politica e il suo popolo tramite referendum si esprimesse per l'indipendenza. Roma avrebbe il coraggio e l'arroganza di opporsi? Non sarebbe questo atto una violazione del principio di autodeterminazione dei popoli sancito dall'art. 51 della Carta Onu?
La situazione non è sicuramente tale in Sardegna né in tutte le altre zone geografiche citate da Borghezio, ma tale è invece in Kosovo. Il sentimento autonomista dei sardi, oltre che avere origine antiche nei Shardana e applicazione pratica con i Giudicati nel medioevo e fino ad oggi in Barbagia dove non è mai stata accettata la legge dello straniero, ha avuto una prima espressione partitica con il Psd'Az all'indomani della Prima Guerra Mondiale. Fu fondata dai reduci della Brigata Sassari che usciti dall'isola si resero conto di quanto i problemi dei sardi fossero ignorati dalla madrepatria. Il Psd' Az ottenne risultati clamorosi(in certe zone anche più del 30%), fu l'utlima forza politica a cedere al fascismo, espresse parlamentari e riuscì ad ottenere nel secondo dopoguerra l'autonomia per la Sardegna. Negli anni '80 ci fu una ripresa dei sentimenti autonomistici tanto che il Psd' Az ebbe anche la Presidenza della Regione con Mario Melis, poi la flessione conclusasi con una diaspora dei sardisti in diversi gruppi: Sardigna Natzione, Fortza Paris, Indipendentzia de sa Repubrica de Sardigna e ovviamente l'intramontabile Psd' Az che è sopravvissuto al fascismo, alla guerra fredda, a tangentopoli e alla Prima Repubblica. Oggi nuovamente sono forti i sentimenti autonomistici in una terra che sembra diventata una Gomorra per i vip del continente. Non a caso Soru ha fatto una bandiera di questi sentimenti, ma la recente sentenza della Corte Costituzionale che dichiara illegittima la cosiddetta "tassa sul lusso" perché impone un regime fiscale che discrimina tra sardi e italiani non sardi, ha messo ancora una volta in evidenza la condizione di servitù che soffre l'isola nei confronti del continente. E se i sardi volessero l' autorità per imporre le proprie tasse e le proprie leggi, Roma avrebbe il diritto di negare questa scelta? Perché Venezia può far pagare gli ingressi ai turisti e la Sardegna non può? Si teme il precedente?
La situazione non è così drammatica in Sardegna ma altrettanto non si può dire per il Kosovo. Un popolo che negli ultimi vent'anni è stato vittima di una repressione fisica da uno Stato che ha sempre concepito la Jugoslavia come un estensione del suo dominio, una piemontesizzazione della penisola balcanica. Oggi chiede di poter essere artefice del proprio destino, di potersi autodeterminare, chiede un diritto innegabile. La Serbia è la responsabile di questa divisione in quanto non è stata capace di tutelare le autonomie e i serbi con le loro responsabilità storiche non hanno nessun diritto di avanzare pretese e di mettere il broncio alla comunità internazionale.
Se tutto ciò vorrà dire rinfocolare le pretese autonomistiche nel resto d'Europa ne sarò lieto perché da liberale credo nella decentralizzazione del potere e nell'autodeterminazione dei popoli.

domenica 11 novembre 2007

La mia prima assemblea da Democratico

Ieri ho assistito alla prima Assemblea Regionale del Partito Democratico. Soru non ha mancato di lanciare le sue frecciate e i suoi gli sono andati subito a ruota. Nel discorso iniziale Cabras infatti propone di rinviare la votazione per l'elezione del presidente dell'Assemblea come stabilito da accordi nelle stanze per evitare una spaccatura sin dalla prima riunione. La platea vota all'unanimità ma evidentemente con forti mal di pancia.
Infatti Soru quando interviene afferma che si poteva eleggere un presidente anche con lo scarto di un voto, ma il presidente dovrebbe avere un ruolo di garanzia e quindi rappresentare tutti e inoltre Soru non ha i numeri per eleggerne uno della sua parte. Dopodichè intervengono alcuni suoi adepti, si lamentano della proposta che loro stessi hanno votato e dei vizi della vecchia politica e si esprimono in maniera abbastanza colorita(non avevo mai sentito dire parolacce in contesti così ampi come può essere un' assemblea regionale). Comunque i soriani mi son sembrati molto determinati, poco preparati ad affrontare il dialogo assembleare e le politiche di concertazione ma per questo molto freschi e nuovi.
Sembra di assistere a un dialogo tra una parte saggia ed esperta e un'altra giovane, irruenta ma impreparata. Ho trovato positivo che tramite il PD nuove persone si siano avvicinate alla politica ma si renderanno conto presto che c'è da faticare per arrivare a delle soluzioni ragionate.
Nell'intervento conclusivo infatti Cabras basta da solo per lanciare le sue eleganti stoccate e per dimostrare che non è disposto a fare la parte della vittima sacrificale e del vecchio rimbambito. Ci si rivede il 24 per discutere della nomina dei coordinamenti provinciali: sembra prevalente la voglia di nuove primarie.

giovedì 18 ottobre 2007

Guazzabuglio Democratico

Il Partito Democratico nasce in Sardegna come un vero e proprio guazzabuglio. A leggere il soriano Altravoce c'è da farsi prendere dai conati di vomito per tutti quei volontari come me che hanno reso possibile questa giornata e credono nell'istituto democratico del voto; mentre c'è da farsi delle grasse risate per tutti i critici del Pd.
Le polemiche che ci sono in questi giorni fanno solo male al nuovo partito ma a Soru sembra non interessare poi tanto. Gli interessava unicamente ricevere l'imprimatur di un grande partito e ricevere un approvazione elettorale per il suo operato. Ha gettato la maschera e si è rivelato per quello che è: unu berlusconeddu. Non accettare i risultati di un elezione significa non riconoscerne il valore, significa metterne in dubbio l'utilità, considerarsi infallibili, e con queste polemiche mi ha tanto ricordato il Berlusconi di un anno fa. Soru si dichiara vincitore politico e morale di queste elezioni ma tant'è, le ha perse. Contesta l'annullamento delle schede dove l'elettore ha posto due croci sulle due diverse liste che lo sostenevano, ma l'elettore votava per una lista collegata al candidato segretario, non direttamente per il segretario, quindi un voto giustamente considerato nullo. Oltretutto questa situazione è determinata da una scelta pilatesca di Soru che non ha voluto schierarsi per nessuno dei candidati alla segreteria nazionale e così imbarcare consensi da tutte le parti, ma questa scelta (dividersi in più liste) portava dei svantaggi secondo le regole che lo stesso Soru ha avallato facendo parte del Comitato 14 ottobre (Cabras non ne faceva parte). Se gli altri sono più bravi non gliene si può fare mica una colpa! Contesta poi la partecipazione dell'elettorato di centrodestra alle primarie e parla di inquinamento del voto ma anche di questa situazione deve considerarsi responsabile: ha voluto fare di queste primarie un referendum su sé stesso e in un voto aperto a tutti, i suoi nemici ne hanno approfittato; eppure è stato più volte invitato a non candidarsi perché Presidente della Regione perché queste elezioni avrebbero dovuto avere un altro significato. Ora continua a sputare fango e veleno e con la sua incapacità politica mette a rischio non solo la sua candidatura per il 2009 ma anche la durata legale di questa legislatura. Che dire: una delusione, non mi aspettavo che fosse incapace di riconoscere una sconfitta e soprattutto che fosse così irrispettoso di un voto democratico!

martedì 29 maggio 2007

Insula Nostra

La strada che la Regione Sardegna ha adottato negli ultimi anni ha provocato notevoli polemiche a livello nazionale. Abbiamo sentito il TG4 e Briatore letteralmente sbraitare per una legge che danneggia i sardi. Briatore ha pure comprato pagine dei quotidiani locali per dirci che questa legge danneggiava i sardi e che avrebbe favorito Croazia, Grecia e Corsica. L'ultima è un iniziativa di un ligure che invita tutti i commercianti a boicottare i prodotti sardi. Cose veramente antipatiche. L'ambiente selvaggio e incontaminato è l'unica risorsa che ha il turismo della Sardegna, questi turisti di lusso vengono qua, si comportano come se fossero a casa loro, costruiscono, spendono nei locali da loro stessi gestiti, e a noi che ci danno? Le poche volte che sono stato in Costa Smeralda mi sono sentito parecchio a disagio, un ospite in casa d'altri, una sensazione spiacevole visto che io sono sardo. Insomma, come sardo, e come me molti altri, non credo di guadagnare nulla da questi signori che invece vengono qui a mostrarci quanto è bella la vita, quantomeno ritengo giusto che contribuiscano alla conservazione dell'ambiente, altrimenti una volta che sarà definitivamente deturpato a noi cosa rimarrà? Alcuni chiedono invece il paradiso fiscale, ma paradiso per chi? per gli altri forse. Credo che sia giunto il momento che noi sardi ci prendiamo la responsabilità di gestire le nostre ricchezze e non aspettiamo che ci calino la grazia questi personaggi che trasformano la Costa Smeralda in una moderna Gomorra. Ma perché non li paghiamo per venire in Sardegna? In risposta a queste iniziative nasce "sboicottiamo la Sardegna" un blog per sardi e non che mira a sottolineare la validità di questa legge. Un' ultima cosa che forse può giustificare la mia rabbia: un villaggio che opera sulla costa sudorientale non ha accolto la mia offerta di lavoro con questa motivazione: "non vogliamo sardi"; che ricchezza che ci portano....

lunedì 14 maggio 2007

Chi sono i Shardana?

Tempo fa ho avuto occasione di leggere un interessante libro. Mi son sentito molto coinvolto dalll'idea che la mia isola, la Sardegna, fosse la mitica isola Atlantide di cui parlava Platone nel suo Timeo. Le prime volte che sentii parlare di queste ipotesi pensai che fossero solo semplici fantasie necessarie per dare a un popolo spesso umiliato, un motivo di orgoglio. Queste ipotesi hanno però acquistato seguito e di fronte a questo successo mi decisi a informarmi meglio. Il libro di cui parlo è Le Colonne d'Ercole - Un'inchiesta, scritto da Sergio Frau, giornalista di Repubblica.
Questa teoria si basa sul presupposto fondamentale che le Colonne d'Ercole, fine del mondo conosciuto, siano non lo stretto di Gibilterra ma in realtà il canale di Sicilia. Platone dice infatti:



Al di là delle Colonne d'Ercole c'era un'isola...


e inizia poi a raccontarcela.

Frau riporta tutte le analogie che vi sono tra la terra di Sardegna e l'Insula Atlantis descritta dal grande maestro. Ma la cosa che più mi ha affascinato e convinto è la teoria sullo spostamento delle Colonne. Bisogna partire dall'idea che le Colonne fossero un confine, oltre che geografico, anche psicologico del mondo conosciuto; del mondo conosciuto dai greci. A quel tempo il principale mezzo di comunicazione tra popoli lontani era il mare, la vela, le navi. I greci non erano un popolo che viveva e si muoveva nell'entroterra, viveva nelle coste e lì curava i contatti con l'esterno. Aristotele parla nel suo scritto Politica di come deve essere la città ideale: non deve stare troppo vicino alle coste, per potersi difendere facilmente da incursioni nemiche; nè troppo lontano, perché da lì passano i commerci con le altre popolazioni. Il mare è per Aristotele l'unica via di comunicazione conosciuta, l'unica strada percorribile alla ricerca di nuovi mondi. Ancora più forte diviene questa teoria se si pensa che la parola "ponte" viene dal greco pontos che significa "corrente marina". All'epoca il mondo era diviso in due blocchi proprio come il nostro mondo lo è stato nella seconda metà del Novecento. Il Mediterraneo Orientale o Basso era amministrato dai Greci che lasciavano ai Punici il governo del Mediterraneo Occidentale o Alto, quello che i Greci chiamavano Oceano Atlantico. La separazione nasceva dal fatto che solo i Punici conoscevano a fondo i segreti di una zona difficilmente navigabile: il canale di Sicilia. I navigatori contemporanei considerano la zona molto pericolosa per via delle sue numerose secche, dei turbini che si vengono a creare tra due croste terrestri; figuriamoci che difficoltà affrontava un navigatore greco nell'attraversare il canale di Sicilia quando le acque erano notevolmente più basse, maggiore la superficie terrestre emersa e inferiori i mezzi tecnologici di cui poteva disporre. Si suppone che i navigatori Punici incagliassero volontariamente le loro navi nelle secche del canale quando venivano seguiti dai Greci e che disponessero di una vera e propria assicurazione di Stato che li avrebbe ripagati dei danni. Così i Greci erano costretti a ritornare indietro e tutto ciò spiegherebbe anche l'origine della storia di Scilla e Cariddi, magari una favola destinata a bloccare ai Greci l'altra via di accesso all'Oceano Atlantico.

Sembrano solo belle fiabe ma in realtà l'inchiesta di Frau è basata sull'esame di validi documenti storici e sulla correlazione che il giornalista fa tra di essi; non a caso questa teoria sta guadagnando spazio nel mondo accademico. Se volete saperne di più leggete il libro oppure cliccate qui. Oppure...


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