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sabato 31 ottobre 2015

Siamo tutti romani

Siamo tutti romani.

Siamo tutti coinvolti nel destino di una città che si trova a centinaia di chilometri.

Siamo tutti in grado di giudicare la qualità di un'amministrazione positivamente o - ancora peggio - negativamente. Siamo in grado di farlo meglio di chi conosce la città e i suoi problemi.


Ecco, io credo di no. Credo che io non sono romano e che esprimere certi giudizi spetta ad altri.

Quindi non rimane che fare una distaccata analisi politica.

Il PD romano è stato fortemente compromesso dalle indagini di Mafia Capitale. Consiglieri e Assessori arrestati e sostituiti, l'emersione di un sistema criminale radicato. In queste condizioni la sua azione politica non poteva proseguire ed è inevitabile, quanto auspicabile, una sua rifondazione. Si è pensato che il PD nazionale potesse sostituirsi a questo vuoto politico, ma nella realtà dei fatti ha piegato le esigenze della città a quelle nazionali. Siamo tutti tossici dei mass-media, a partire dal Presidente del Consiglio.

L'Amministrazione è rimasta sola. Quando si elegge un sindaco, non si elegge un imperatore, un podestà, ma una guida amministrativa. Le sue gambe sono le forze politiche che la sostengono e quando vengono a mancare non cammina più.

Questo è avvenuto a Roma, ma avviene in tante altre città d'Italia, per i sindaci come per i singoli assessori. Senza copertura politica non si può amministrare, non basta un'elezione diretta.

sabato 23 agosto 2014

Grandi manovre. Riformatori e UDC in cerca di alloggio?

Qualche giorno fa in Consiglio comunale si è votato su un odg proposto dal PD che chiedeva di destinare 700mila euro ai bandi per la povertà. La maggioranza ha votato contro, dimostrando poca sensibilità per i problemi che vivono i cittadini più deboli. Ma, per chi ha interesse verso le dinamiche politiche in corso, c’è anche un’altra notizia. Riformatori e UDC non hanno votato con la maggioranza e hanno abbandonato l’aula (i Riformatori non si sono presentati). Un nuovo atto di rottura, dopo quello del sindaco Contini che li ha esclusi dalla Giunta. Pare non abbia ricevuto le dovute garanzie di un loro appoggio in vista delle elezioni amministrative del prossimo anno. Si legge quindi tra le righe che Riformatori e UDC siano alla ricerca di una nuova collocazione politica, non si sa se autonoma o in alleanza con il centrosinistra. Grandi manovre in corso.


Immagine in evidenza

È diventata ormai una prassi della politica quartese quella di cambiare collocazione a pochi mesi dalle elezioni. Fiutare il vento e schierarsi dalla parte degli annunciati vincitori assicura così a diversi personaggi della politica quartese la sopravvivenza da diverse consiliature. Sarebbe bene che si assumessero per una buona volta la responsabilità dell’azione amministrativa che hanno sostenuto fino a qualche giorno fa e saranno poi gli elettori a decidere se premiarli o punirli. Farebbero una favore a tutta la città, rendendo chiari meriti e demeriti. E anche a loro stessi, che magari all’opposizione gli si schiariscono le idee. Queste manovre politiche da prima repubblica hanno la colpa di aver bloccato lo sviluppo della città per anni, lasciandola in mano a consolidati gruppi di potere, interessati unicamente alla loro sopravvivenza.

Anche il PD deve stare bene attento a non farsi tentare da soluzioni comode e magari anche vincenti nel breve termine, ma che rischiano di pregiudicare la chiarezza e la credibilità di tutta la coalizione con scelte poco comprensibili e gradite alla maggior parte dei cittadini. Le vicende degli ultimi anni hanno dimostrato come le somme algebriche non funzionino in politica. Nelle politiche 2013 il flirt tra Bersani e Monti si è rivelato dannoso, mentre nelle regionali di febbraio l’esclusione del Psd’Az in cerca di redenzione, si è rivelata vincente. Inoltre in caso di vittoria elettorale la presenza di forze politiche che si sono negli anni limitate a puntare sul cavallo vincente potrebbe rivelarsi a posteriori limitante dell’azione amministrativa. Nel lungo termine invece queste manovre centriste allo scopo di escludere gli estremismi hanno avuto l’effetto – a Quartu come altrove – di far emergere una forza politica come il M5S che gli estremismi li accoglie e li promuove. E a Quartu il fiato a 5 stelle soffia forte sul collo del PD. Il Movimento in città è solido e organizzato, ha ottenuto ottimi risultati nelle ultime tornate elettorali e una sua vittoria non è fantascienza. Operazioni di palazzo in difesa di stantii interessi e qualsiasi flirt verso queste forze politiche sarebbero a tutto loro vantaggio.

Riformatori e UDC si assumano le responsabilità di questi 5 anni di amministrazione di fronte agli elettori e se hanno qualche critica da esprimere e qualche nodo da sciogliere lo facciano all’interno della coalizione di cui hanno fatto parte fino a qualche settimana fa.

mercoledì 26 marzo 2014

Riflessioni sul Congresso in Sardegna. PD degli iscritti e degli elettori

Fin dalla sua nascita il PD ha vissuto un dibattito interno - più o meno latente - sulle modalità di scelta del segretario e di tutti gli organismi dirigenti. Un dibattito che mi auguro possa proseguire nel futuro e trovare una soluzione definitiva.

Le primarie sono un istituto fondante del PD, ma dentro il partito vi sono posizioni e argomentazioni solide a sostegno dell'idea che questa scelta spetti unicamente agli iscritti. Sarebbero loro i soli titolati a decidere in quanto elementi attivi e costitutivi del partito.

I sostenitori delle primarie ritengono invece che il partito, svolgendo una funzione pubblica, appartenga a tutti gli elettori, non solo ai suoi iscritti. Di conseguenza la scelta spetta a tutti i cittadini che vogliano partecipare e si riconoscano nel PD.

Quale tra queste due tesi è quella più valida? Un atteggiamento integralista non credo aiuti. Mi piacerebbe che il luogo deputato a portare avanti questo dibattito sia l'assemblea nazionale e - perché no? - in ambito locale siano gli organismi locali a decidere la modalità di elezione di segretario e organismi dirigenti, nell'ottica di un partito federato. Al momento invece le modalità di elezione, anche a livello locale, sono stabilite dallo Statuto nazionale (commi 4, 8 art.15). Personalmente ritengo che entrambi i metodi abbiano forti criticità, da risolvere con regolamenti solidi e ragionati.

Tornare a un partito dove decidono la linea solo gli iscritti porta il rischio di un ulteriore avvitamento del PD su stesso, rinchiuso nelle sue diatribe interne. A tal proposito voglio portare ad esempio lo strano caso del PD di Quartu.
Nella mia città la mozione Cuperlo ha ottenuto 423 voti e una percentuale del 62%. Alle primarie dell'8 dicembre ne ha invece ottenuto 593 (170 in più), ma nel frattempo il totale dei votanti era enormemente aumentato, passando dai 678 del congresso ai 2.123 delle primarie. Di conseguenza la percentuale della mozione Cuperlo è passata dal 62 del congresso al 27 delle primarie. Una variazione percentuale di 35 punti! La mozione Renzi è invece passata dal 33 al 52 per cento (+19%, da 228 a 1.123 voti) e la mozione Civati dal 2 al 20 (+18%, da 15 a 415 voti).

Città
di Quartu
Congresso degli iscritti
Primarie aperte

N. Voti
Percentuale
N. Voti
Percentuale
Cuperlo
423
62,39%
593
27,83%
Renzi
228
33,63%
1123
52,70%
Civati
15
2,21%
415
19,47%
Pittella
12
1,77%
-
-


Questi numeri inopinabili dimostrano una forte divergenza tra l'opinione degli iscritti e quella degli elettori e i rischi che comporta affidare la scelta della guida e della linea del PD unicamente ai primi. L'obiettivo di un partito è calarsi nella società, interpretarne e rappresentarne gli umori. Ma se gli iscritti non sono in grado di essere un campione rappresentativo, di essere antenne del sentire comune, di saperlo a loro volta orientare, allora è più giusto e utile aprirsi alla società tutta. Perché alla fine un partito che aspira a governare deve rappresentare tutti i cittadini, non solo gli iscritti. Mi chiedo, a tal proposito, quanto siano rappresentativi questi 678 iscritti che saranno decisivi e incisivi, notevolmente di più di quanto lo siano nella società, in occasione dei congressi di circolo e del congresso provinciale previsto per il 2014. Inevitabilmente porteranno alla costituzione di un PD locale non in linea con gli elettori.
Credo che il sistema di tesseramento meriti quantomeno maggiore attenzione e regolazione. Penso a un patto di stabilità che imponga un limite alla variazione percentuale di iscritti in ogni singolo circolo e soprattutto l'istituzione di efficienti organismi di controllo che verifichino numeri e identità degli iscritti.

Anche lo strumento primarie ha qualche criticità. Richiedere l'obolo dei 2 euro è un limite alla partecipazione più ampia possibile e fino ad oggi è stato giustificato con la necessità di coprire le spese organizzative e di limitare la partecipazione agli elettori potenziali del PD. Credo nel primo caso la richiesta dei 2 euro non sia giustificata, almeno fino a che conserveremo delle forme di finanziamento pubblico. Per quanto riguarda la necessità di limitare la partecipazione ai potenziali elettori PD, credo che sia un problema che meriti altre soluzioni, prendendo esempio proprio dal luogo dove le primarie hanno avuto origine. Ovvero si potrebbe chiedere agli elettori interessati di pre-registrarsi in un albo degli elettori, anche per ovviare a problemi organizzativi che si determinano nella confusione dei seggi.


In sintesi ritengo necessario investire sull'efficienza degli strumenti di partecipazione. Di investire più sulla qualità che sulla quantità di iscritti ed elettori. Ad ogni modo, in virtù anche degli ultimi avvenimenti, ritengo lo strumento primarie più utile per scegliere la guida e la linea di un partito che per scegliere un candidato alle cariche istituzionali. L'obiettivo è infatti quello di favorire la partecipazione e questa deve partire dai partiti, luoghi ideali in cui esercitare le virtù di cittadino. E le primarie sono lo strumento giusto per avvicinare i delusi che si allontano dai partiti e per diffondere in loro senso civico e democratico.

http://circolocopernico.wordpress.com/2014/03/23/stefano-floris-riflessioni-sul-congresso-in-sardegna-pd-degli-iscritti-e-degli-elettori/

mercoledì 14 maggio 2008

La dittatura dolce

Nel discorso tenuto alla Camera dei Deputati, il nuovo Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, offre la mano tesa al Pd, parla della necessità di un nuovo clima politico e di dialogo tra maggioranza e opposizione. Riconosce e apprezza il governo ombra e plaude il discorso di Piero Fassino.
Le reazioni a questo discorso sono state diverse all'interno del Pd. Alcuni esprimono soddisfazione, arrivano a prendersene merito. Altri invece invitano alla prudenza, non si fidano, temono nuovi raggiri. E' indubbio che la mossa di Berlusconi è stata di grande abilità: è riuscito a gettare nella confusione e nel panico il principale partito di opposizione. Gli stati d'animo infatti sono diversi e si riflettono nelle diverse posizioni all'interno del Pd.
Ciò che è accaduto ieri è l'emblema della vittoria politica di chi ha costretto i suoi avversari a scendere prima o poi a patti. Dopo quindici anni di duro scontro, Berlusconi può permettersi il lusso di tendere la mano ai suoi avversari che sono ormai allo frutta. L'egemonia culturale che la destra ha conquistato nella società grazie all'opera costante delle televisioni commerciali e non, costringe anche gli oppositori a chiedere elemosina di fronte all'incontrastato dominatore della politica italiana. Tra l'altro, il Berlusconi si permette di ignorare i suoi ex alleati dell' Udc che sono furibondi. Un chiaro segno di chi si sente così sicuro da non temere neppure il potere della Cei e del Vaticano.
Ormai andargli contro è impossibile e controproducente, meglio cercare di dialogare e di riconoscerne la potenza. Questo non significa però gettare definitivamente la spugna.
Il Pd cerca di abbattere il muro che Berlusconi ha posto tra i suoi oppositori e la società italiana, non con un martello o un altro corpo contundente, perché questo muro si è dimostrato troppo solido. Cerca invece di infiltrarsi come fa l'acqua e di indebolirlo fino a farlo marcire. Berlusconi è un uomo dalle grandi ambizioni e di un infinito narcisismo, ma privo di solidi convincimenti politici. Per soddisfare il suo ego illimitato si è prima alleato ai socialisti di Craxi, quindi ha sposato i postfascisti e i leghisti pur di vincere le elezioni e di non assistere impotente al suo tramonto. Si sarebbe alleato anche con i comunisti se questi gli avessero consentito di poter continuare a soddisfare i suoi istinti. E' questo il punto debole di Berlusconi che il Pd deve saper sfruttare. E' la linea dell' appeasement, la cui efficacia non è scontata.
E' un' impresa che non si può realizzare in poco tempo. Che fa tremare le vene ai polsi. Ieri quando ho sentito quel discorso ho avuto paura. La paura di chi non conosce il suo destino. Ma in politica bisogna avere il coraggio di affrontare le proprie paure.

domenica 20 aprile 2008

L' Italia è un paese di destra

Passata la sbornia delle elezioni, passati i momenti caldi, è ora di analizzare la situazione a mente fredda. Osservando i flussi elettorali e la geografia del voto è evidente una cosa. I ceti popolari, i ceti deboli, i ceti meno istruiti votano oggi a destra. Il Pd tiene soprattutto nei grandi centri urbani mentre cede nelle zone rurali, nelle periferie. Nella mia città, Quartu S.Elena (70mila abitanti), nei quartieri poveri e di periferia il Popolo delle Libertà prende percentuali che vanno dal 60 al 75 per cento. Più contenuti i distacchi nelle zone centrali e nelle zone residenziali. Che riflessioni si possono fare a proposito?
Innanzitutto bisogna considerare il peso che ha avuto in queste elezioni il voto "utile" e la polarizzazione e personalizzazione sempre più crescente del confronto politico. Mi chiedo infatti se, in una possibile alleanza con la Sinistra Arcobaleno, Veltroni avrebbe potuto catalizzare una parte di quei voti popolari che invece sono andati alla Lega. E' possibile che ci sarebbe stato un distacco più contenuto e quindi una maggioranza più ridotta per Berlusconi&co. Questo però non è avvenuto, non solo per colpa di Veltroni, ma anche di chi ha continuamente attaccato il Pd sin dalla sua nascita nella speranza di poterne ottenere un vantaggio. In queste condizioni "andare da soli" si è rivelata una scelta obbligata e spero salutare per la Sinistra. Negli ultimi 15 anni infatti, la sinistra cosiddetta radicale ha badato troppo a difendere il suo piccolo feudo elettorale senza pensare a come organizzarsi per incidere nella realtà quotidiana. Si è rinchiusa nelle sue certezze ideologiche e ha lasciato agli alleati il compito di elaborare una strategia di governo e un'idea condivisa di società. Quando le forze riformiste hanno tentato, con il Pd, di semplificare il quadro e rendere più compatto il proprio schieramento, si sono dovute sottoporre al fuoco "amico". Di questa spaccatura si è avvantaggiata la destra.
Il fatto che i ceti popolari oggi votino soprattutto a destra è determinato dalla posizione dominante di Berlusconi nel sistema televisivo, il più importante centro di informazione contemporaneo. Circa l' 80% degli italiani si informano infatti tramite la televisione ed è difficile in questa situazione contrastare il tycoon italiano. Un altro problema importante da affrontare per le sinistre è il debito pubblico, che rischia di incidere sulla capacità di accedere a prestiti con interessi agevoli e limita quindi la capacità di investire soprattutto dei piccoli e quindi dei più deboli. Ma anche questo problema rende necessarie soluzioni impopolari e difficili. Il conflitto di interessi e il debito pubblico sono due grossi problemi del nostro paese che si possono affrontare però solo con una grande forza compatta che non si sfilacci alle prime incomprensioni e dove vi sia grande spirito di sacrificio. Quello che rimprovero maggiormente a Bertinotti&co., non sono tanto le loro istanze e le loro proposte politiche, ma più che altro la loro mancanza di elaborare una strategia efficace nell'odierno sistema.
Un altro importante tema emerso da queste elezioni è la questione sicurezza. E' chiaro che l'alto numero di immigrati che arrivano in Italia sono percepiti come una minaccia soprattutto dai ceti più deboli della nostra società. A parte il ruolo importante che gioca la televisione anche su questa tematica, emerge con chiarezza il rischio potenziale e preoccupante di una guerra tra poveri, che è sempre stato lo strumento utilizzato dalle classi alte per tenere a bada i malumori che arrivano dal basso. Bene, io credo che sia necessario per le sinistre elaborare a proposito una strategia efficace, libera da lacci ideologici, che impedisca lo scoppio definitivo di uno scontro sociale con conseguenze devastanti.
L'altra cosa chiara che emerge, e che costringe tutte le sinistre a prenderne atto per potersi confrontare con la realtà, è che oggi l'Italia è un paese di destra.