martedì 30 ottobre 2007

Nuovo ammonimento Ue all'Italia

Nei prossimi giorni l’Italia potrebbe essere ammonita. Non si tratta pero’ di questioni sportive. Il cartellino giallo sarebbe la conseguenza del condono Iva previsto dalla manovra del 2003, dell’allora governo Berlusconi e dal suo ministro dell’economia Tremonti, ritenuto contrario agli obblighi UE in materia di riscossione. Ciò che viene contestato all’Italia è di avere reso più vantaggioso evadere,il governo precedente avrebbe “premiato l’evasione più dell’assolvimento degli obblighi fiscali, lasciando intravedere una plausibile speranza in altri rimedi simili nel futuro”.
Insomma si tratterebbe di una ulteriore postuma bocciatura delle politiche fiscali portate avanti dal governo Berlusconi.
Ha così tanta importanza la notizia?
Forse sì, forse no; sicuramente è utile per ricordarci le porcate del governo precedente e a scongiurare il ritorno di un governo che, anche senza bisogno delle bocciature da parte dell’UE, sappiamo ha incoraggiato l’evasione e il non rispetto delle regole.

La fallimentare campagna berlusconiana

Da quando questo governo è in carica non passa giorno che il leader(forse) dell'opposizione parlamentare, Silvio Berlusconi, non si lanci in previsioni nefaste sulla sua tenuta. Alcuni dicevano che non sarebbe andato oltre la finanziaria di un anno fa, altri che sarebbe caduto sul voto per la missione in Afghanistan, altri per il nuovo Stato Sociale e davano manforte alle teorie del Silvio nazionale.
Ma, con lo stupore di tutti(anche il mio), Prodi è ancora in sella, esercita le sue funzioni con un misto di grinta e pazienza e a questo punto prevedere la sua caduta sempre impossibile. Eppure la maggioranza non da assolutamente prova di compattezza. Il voto in Afghanistan si è avuto proprio mentre si discuteva del progetto di allargamento della base statunitense del Dal Molin e dei progetto di legge sulle convivenze civili, tramutatisi da Pacs in Dico. Proprio in quei giorni prevalse una linea moderata anche perché la maggioranza non resse alla prova del voto in Senato. Poche settimane dopo nasceva il PD destinato ad avere nei numeri una forza cannibale nei confronti delle altre forze della maggioranza. Tutto ciò ha indispettito l'ala sinistra della coalizione che si è sentita messa all'angolo e poco presa in considerazione e ha così iniziato a tirare fuori le unghie e vecchi cavalli di battaglia. Nel mentre continuò e continua ancora lo scontro Mastella - Di Pietro dove il Ministro della Giustizia segue una linea berlusconiana e l'altro vuole fare invece il Ministro ombra, fa cioè opposizione (la sua pochezza politica lo porta a sbraitare davanti alle telecamere in cerca di visibilità, invece di farsi valere nei tavoli che contano). In tutto questo trambusto nasce il Pd che perde pezzi a sinistra, con la nascita di Sinistra Democratica, che ha lavorato per ricomporre la frattura con l'ala sinistra, e a destra nascono i partiti personali, quelli di Dini e di Bordon. Il primo in questi giorni si è lamentato che i Liberaldemocratici contano poco in questo governo... Beh, con tre parlamentari non è che si possa pretendere troppo di norma, ma nel Senato odierno sono un enormità e tutti si sentono autorizzati a fare capricci perché indispensabili, con poco senso di responsabilità; basti pensare che dobbiamo affidarci alla benevolenza di Giulio Andreotti.
Nonostante tutto ciò il governo non cade e Berlusconi e la minoranza continuano a chiedere che Prodi si dimetta e che si vada a nuove elezioni. Tipica politica berlusconiana; cerca di impostare la crisi attraverso i mezzi di comunicazione anziché attraverso i mezzi costituzionali. Fa una campagna mediatica anziché combattere in Parlamento. Spesso mi chiedo perché l'opposizione non abbia ancora presentato una mozione di sfiducia del governo Prodi per mandarlo a casa. Basterebbe anche sfiduciare un singolo Ministro, per esempio Mastella e credo che ci siano ottime probabilità di voto positivo in questo caso. Mastella furioso uscirebbe dalla maggioranza e tutti a casa. E' un mezzo legittimo e ineccepibile con cui un Parlamento manda a casa un governo privo di maggioranza. Però tutto questo non accade, perché?
La minoranza è forse ancor più spaccata della maggioranza. Silvio B teme che in caso di un voto di sfiducia qualche franco tiratore possa esserci anche dalle sue parti e che in ogni caso si innescherebbe una spirale che porterebbe sì alla caduta di Prodi ma alla nascita di un governo istituzionale sostenuto da una nuova maggioranza. La stessa cosa temono all' estrema sinistra. Ecco spiegata la sopravvivenza di questo governo: si teme il ritorno a una politica democristiana.
Giorno dopo giorno si rafforza un asse centrale nel sistema politico senza che i loro oppositori possano fare qualcosa. Anzi, qualcosa si potrebbe fare: lavorare per una legge elettorale che, data l'attuale situazione, non potrà che essere elaborata sul modello tedesco. Molto però dipenderà da ciò che deciderà il Pd per ora diviso su due linee: una che punta tutto sul referendum che porterà all'affermazione definitiva di un sistema bipolare maggioritario in caso di esito positivo e l'altra che spinge per un accordo in Parlamento.

lunedì 29 ottobre 2007

Le Commissioni del Partito Democratico

Nel leggere i nomi delle Commissioni del PD si può avere un idea più chiara del partito che sarà.
La Commissione Statuto è zeppa di nomi della vecchia politica che hanno l'esperienza necessaria per dotare un partito di regole, per organizzarlo e per scegliere i metodi di selezione della sua classe dirigente. Così ci troviamo Massimo Brutti, Giulio Calvisi, Sergio Chiamparino, Ciriaco De Mita, Ottaviano Del Turco, Vasco Errani, Salvatore Ladu, Nicola Latorre, Renzo Lusetti, Maurizio Migliavacca, Enrico Morando, Marina Sereni e Antonello Soro tra tanti altri. Autentici animali politici.
Appassionante invece la partita nella Commissione Manifesto dei Valori dove si confronteranno l'ultrapopolare Paola Binetti (che indossa il cilicio) e il matematico ateo convinto Piergiorgio Odifreddi (autore di numerosi scritti critici sul cattolicismo come il recente Perché non possiamo dirci cristiani e meno che mai cattolici). Sui due fronti da una parte si schierano gli ex democristiani Marco Follini e Pierluigi Castagnetti e dall'altra gli ex Ds Franco Bassanini, Antonio Bassolino, Gianni Cuperlo, Anna Finocchiaro; ago della bilancia gli ex Margherita dell'area liberal Franco Monaco, Antonio Polito, Ermete Realacci e Tiziano Treu. Spazio anche ai giovani in una Commissione così importante con la presenza del segretario nazionale delle Sinistra Giovanile Fausto Raciti.
I nomi presenti nella Commissione Codice Etico fanno pensare che lavorerà soprattutto sul codice comportamentale che dovranno seguire tutti coloro che eserciteranno funzioni pubbliche in nome del Pd. E' quel celebre innesto della società civile di cui si è sempre parlato. Molti di loro sono personaggi al di fuori dalle tradizionali nomenklature dei partiti fondatori: Mercedes Bresso, Furio Colombo, Maria Falcone, Lilli Gruber, Gad Lerner, Amos Luzzato, Milly Moratti, Maria Prodi, Ettore Scola, Sergio Zavoli. I pochi politici noti (a me) che faranno da guida sono Rosa Russo Iervolino, Luciano Violante e Sergio Mattarella.
Tutto sommato delle buone scelte. Mi sento più in linea con queste rispetto a quelle fatte per il Comitato Promotore e per il regolamento delle Primarie: il PD is sta avvicinando a me o io sto realmente diventando democratico.

martedì 23 ottobre 2007

Il futuro di Kilombo

Poiché condivido il senso di questa inziativa pubblico questo post copiato dal blog di Meslier. Credo in Kilombo come in una comunità virtuale che possa favorire la partecipazione dal basso e sfruttare le nuove tecnologie per favorire la comunicazione tra realtà tra loro distanti. Una migliore organizzazione e una maggiore capacità di dialogo possono rendere questo progetto incisivo sulla scena politica nazionale.
Kilombo nasce in concomitanza con importanti appuntamenti elettorali come le primarie per l'Unione e le politiche, per far dialogare e scontrare quelli che vengono chiamati riformisti e radicali, cercando di creare un terreno comune di appartenenza.
Kilombo era e deve rimanere un progetto politico (o, anche se non formalmente, una associazione politico-culturale) cioè che raduna tutti coloro che si riconoscono in alcuni valori (quelli della Carta) a prescindere dalla adesione ad un partito del centro-sinistra o alla stessa coalizione dell'Unione. Crediamo che questo sia un punto fondamentale da fissare, anche alla luce delle probabili future evoluzioni politiche. Il tutto per evitare di ricadere nel vecchio detto di Pietro Nenni secondo cui "a fare a gara fra puristi [di sinistra, ndr], si troverà sempre qualcuno più puro, che alla fine ti epura". In questi giorni il progetto politico dell'Unione sembra, invece, alla corda. Il governo ha il fiato corto. A destra e a sinistra della coalizione governativa cresce la voglia di andare da soli. Alcuni non possono sentir parlare di Partito Democratico, altri non ne possono più della sinistra di lotta e di governo. Kilombo rischia di subire questa situazione e di implodere. Sarebbe un peccato, perchè è proprio nel momento in cui la sinistra "reale" si divide che bisogna fare valere le ragioni del dialogo riscoprendo il patrimonio storico e valoriale che ci accumuna. Questo compito è responsabilità anche nostra, la sinistra "virtuale". E', paradossalmente, nel momento di massima distanza politico-parlamentare che l'esperimento kilombista acquista significato e importanza non secondari. Per prevenire l'implosione di Kilombo è cruciale riscoprire le ragioni del nostro aggregatore e farle diventare progetto politico (sebbene rigorosamente non partitico). Se vogliamo impedire che Kilombo si trasformi (o rimanga) una vetrina in cui prevalgono le ragioni della polemica fine a se stessa tra nemici su quelle del confronto fruttuoso tra compagni, dobbiamo dotarci di tutti gli strumenti, reali e virtuali, necessari. Alcuni sono stati individuati molto tempo fa, ma sono rimasti in cantina. Kilombo slow e l'associazione aspettano solo di venire usati. Nessuno, però, osa metterci mano, cuore e testa. Perchè? Il loro scopo non deve essere quello di ricreare dal vivo o alla moviola l'atmosfera litigiosa e individualistica di kilombo.org. Le ragioni dell'associazione e di kilomboslow sono ben altre e altrettanto importanti. Sono le ragioni dello stare insieme a sinistra, nonostante parlamento e governo. Non dobbiamo, infatti, governare un paese, ma salvaguardare legami, contatti, spazi comuni. Non vale la pena impegnarsi in prima persona per queste ragioni? Allora perchè non ci diamo una mossa, magari prima che cada il governo e kilombo chiuda perchè Jaco si è dimenticato di pagare il aruba?
Questo post è stato scritto collettivamente da Chemako, Ciocci, Falecius, Grandangolo, Jaco, Luca, Meslier, Samie, Supramonte e Titollo.
Chiunque condivida le ragioni da noi espresse è caldamente invitato a pubblicarlo sul proprio blog.

domenica 21 ottobre 2007

Scenari futuribili nel centrosinistra

E sia. Il nuovo partito è nato e genera un movimento nell'intero sistema partitico italiano. Qualche giorno fa è stata avviata la costituente socialista e proprio ieri la Sinistra ha dato buona prova di sé organizzando unitamente una manifestazione a difesa dei lavoratori. Ha dimostrato di poter avere ancora un ruolo all'interno della democrazia italiana (se non c'è qualcuno che rompe i coglioni che democrazia è?)
Uno dei principali motivi che mi ha spinto a sposare il progetto Pd é ridurre la frammentazione partitica del sistema politico italiano e siamo già a buon punto. Provo a immaginare un nuovo centrosinistra con tre soli soggetti: PD, PS e Sinistra (ancora non ha un nome ma credo che questo sia il più adatto).
All'interno di questo schieramento molto chances si gioca il Partito Socialista che, se reggerà all'impatto elettorale potrà porsi al centro di questo schieramento e, come insegnano tutti i professori di scienza politica, governarlo scegliendo di volta in volta se allearsi alla sua destra col PD o con la Sinistra. Potrebbe anche non andare così e Ps potrebbe rimanere schiacciato dalle due forze che gli stanno vicino. Ciò avverrà se sbaglierà collocazione politica: solo schierandosi al centro di questo ipotetico schieramento Ps potrà garantirsi un ruolo determinante nella Terza Repubblica. Spero che Boselli e compagnia si rendano conto dell'opportunità che hanno oggi.
In una situazione di questo tipo il Pd potrebbe proporsi come la forza liberale dello schieramento, come la colomba, come elemento di moderazione e voce dialogante con lo schieramento avverso, potrebbe facilmente laicizzarsi e porre in un angolo le componenti clericali presenti al suo interno. Queste troverebbero collocazione in un nuovo partito di stampo democristiano nato con la fusione di Udc e Udeur e alleato a destra a un partito liberalconservatore nato dalla fusione An-Fi.
In un sistema di partito di questo tipo si potrebbe utilmente adottare una legge elettorale alla tedesca dove al governo va il leader del partito che ha la maggioranza relativa o regolarizzare tramite legge il processo di selezione dei candidati al Governo, ossia le primarie. Tutto ciò sembra oggi possibile grazie a un processo innescato dalla dirigenza del Pd( in politica non conta vincere o perdere le elezioni, conta determinare i fatti). Chi vivrà vedrà.

giovedì 18 ottobre 2007

Guazzabuglio Democratico

Il Partito Democratico nasce in Sardegna come un vero e proprio guazzabuglio. A leggere il soriano Altravoce c'è da farsi prendere dai conati di vomito per tutti quei volontari come me che hanno reso possibile questa giornata e credono nell'istituto democratico del voto; mentre c'è da farsi delle grasse risate per tutti i critici del Pd.
Le polemiche che ci sono in questi giorni fanno solo male al nuovo partito ma a Soru sembra non interessare poi tanto. Gli interessava unicamente ricevere l'imprimatur di un grande partito e ricevere un approvazione elettorale per il suo operato. Ha gettato la maschera e si è rivelato per quello che è: unu berlusconeddu. Non accettare i risultati di un elezione significa non riconoscerne il valore, significa metterne in dubbio l'utilità, considerarsi infallibili, e con queste polemiche mi ha tanto ricordato il Berlusconi di un anno fa. Soru si dichiara vincitore politico e morale di queste elezioni ma tant'è, le ha perse. Contesta l'annullamento delle schede dove l'elettore ha posto due croci sulle due diverse liste che lo sostenevano, ma l'elettore votava per una lista collegata al candidato segretario, non direttamente per il segretario, quindi un voto giustamente considerato nullo. Oltretutto questa situazione è determinata da una scelta pilatesca di Soru che non ha voluto schierarsi per nessuno dei candidati alla segreteria nazionale e così imbarcare consensi da tutte le parti, ma questa scelta (dividersi in più liste) portava dei svantaggi secondo le regole che lo stesso Soru ha avallato facendo parte del Comitato 14 ottobre (Cabras non ne faceva parte). Se gli altri sono più bravi non gliene si può fare mica una colpa! Contesta poi la partecipazione dell'elettorato di centrodestra alle primarie e parla di inquinamento del voto ma anche di questa situazione deve considerarsi responsabile: ha voluto fare di queste primarie un referendum su sé stesso e in un voto aperto a tutti, i suoi nemici ne hanno approfittato; eppure è stato più volte invitato a non candidarsi perché Presidente della Regione perché queste elezioni avrebbero dovuto avere un altro significato. Ora continua a sputare fango e veleno e con la sua incapacità politica mette a rischio non solo la sua candidatura per il 2009 ma anche la durata legale di questa legislatura. Che dire: una delusione, non mi aspettavo che fosse incapace di riconoscere una sconfitta e soprattutto che fosse così irrispettoso di un voto democratico!

lunedì 15 ottobre 2007

Solo 3,4 milioni di voti

La mattina del 14 ottobre ho girato un paio di seggi nella mia città e con stupore ho visto con i miei occhi la gente fare la fila per votare. Temevo che sarebbe stato un flop in un periodo caratterizzato da movimenti politici guidati dai comici e da un governo che dà cattiva mostra di sé e da elezioni primarie comunque abbastanza rigide, non abbastanza aperte secondo le aspettative. Mi sbagliavo.
Tre milioni e quattrocentomila votanti. "Solo" tre milioni e quattrocentomila. Molti di meno rispetto agli undici milioni che votarono per L'Ulivo alle elezioni politiche del 2006 e meno dei quattro milioni che votarono alle primarie del 2005. Ma non sarebbe onesto non considerare le diverse condizioni di voto. Le politiche hanno sempre un altro richiamo e un altro valore, diversa è la capacità organizzativa: il Comitato 14 ottobre non ha certamente le stesse possibilità del Ministero dell'Interno e le votazioni si svolgevano solo nella giornata di domenica e fino alle 20 e non fino alle 22. Non si eleggeva poi un governo.
Rispetto alle primarie del 2005 stavolta votavano gli elettori di un solo partito per sceglierne la leadership e non per scegliere il candidato a governare di una intera coalizione. Se consideriamo elettori dell' Ulivo il 75% dei votanti per Prodi a quell'elezione, escludendo quindi coloro che votarono per Bertinotti, Mastella, Pecoraro Scanio, etc; abbiamo una base di partenza di 3 milioni di ulivisti. Oggi sono diventati 3,4 milioni e c'è da gioirne; nel 2005 ebbe notevole peso l'ondata di indignazione antiberlusconiana nel determinare il successo di quella votazione.
Qual'è il senso di questo risultato? Il primo è che gli italiani dimostrano di avere grande voglia di civismo, grande voglia di partecipare alle scelte democratiche ogni qualvolta che gli si offre questa opportunità E' un segnale che tutte le forze politiche, non solo il Pd, dovranno tenere in considerazione. E' un fattore che può contribuire alla democratizzazione del nostro Paese, che può rigenerare la nostra classe politica, il modo di fare politica; e chiunque si professi democratico non può che ammetterlo.
Il secondo è che il progetto politico presentato dal Pd piace a buona parte degli italiani del centrosinistra. Piace perché è un partito a vocazione maggioritaria( gradimento già espresso dagli italiani con i referendum di inizio anni 90), perché è un partito che vuole assumersi la responsabilità di decidere, nel bene e nel male, le sorti del Paese e di assumersi tutte le responsabilità di fronte agli elettori, perché è un partito che lavorerà per costruire un comune senso di appartenenza a una comunità e non per distruggere e per costruire steccati di classe e ideologici. Per quanto riguarda la natura e i valori di fondo di questo partito bisognerà valutare i voti presi dalle varie liste come " A sinistra " o "I coraggiosi".
In Sardegna 90 mila votanti rispetto ai 118mila delle primarie 2005, vince Cabras, con più seggi e più voti e dimostra la voglia tra gli ulivisti sardi di un partito forte e organizzato e non un comitato elettorale stile Forza Italia come sarebbe piaciuto a Soru. Comunque anche le liste soriane reggono allo scontro e il voto rimane incerto fino alla fine: da oggi ci sarà da lavorare per costruire un progetto comune.

lunedì 8 ottobre 2007

Padoa-Schioppa e il neonato PS


Alcune considerazioni sui fatti degli ultimi giorni.




  1. Il superministro dell' economia Padoa-Schioppa ha fatto discutere negli ultimi giorni prima dando dei "bamboccioni" ai giovani di oggi e quindi esaltando la "bellezza" delle tasse. La prima affermazione è stata abbastanza infelice anche se non del tutto infondata, mentre molto più felice è stata la seconda. Felice perché molto impopolare ma la cosa giusta da fare. Bisogna far capire infatti agli italiani che pagare le tasse è " un modo per partecipare attivamente alla vita dello Stato". Le tasse sono un contributo che tutti noi versiamo per il bene della comunità, per la tutela degli interessi collettivi, per la redistribuzione del reddito, per la solidarietà sociale, per l'uguaglianza delle opportunità, basta con l'idea dello Stato spremitore delle tasche degli italiani: tutti devono pagare le tasse secondo la loro capacità contributiva, lo dice la Costituzione! Da gobettiano non potevo che apprezzare il coraggio di Padoa-Schioppa: finalmente qualcuno che ha le palle di dire qualcosa di scomodo.


  2. L'altro fatto è la costituzione del Partito Socialista. Finalmente il termine partito torna di moda e sarà forse in grado di chiudere la parentesi Tangentopoli e torna insieme all'aggettivo Socialista, principale responsabile della corruzione dello Stato, ma sarà il rosso del simbolo, sarà il significato storico del Socialismo, sarà l'insoddisfazione per i procedimenti in corso nella costituente del PD, tutto questo movimento attira la mia attenzione. E' ancora presto per esprimere un giudizio, bisogna attendere questo partito alla prova dei fatti, sperando che non sia un tentativo per riprorre De Michelis.

sabato 6 ottobre 2007

Mandiamo a casa Mastella...

E' ormai sotto gli occhi di tutti che il povero Ministro della Giustizia "Calimero" Mastella sia diventato il bersaglio prediletto di satira, giornalisti e cittadini esausti e sfiniti da una politica fatta di pseudo-politici arrivisti e privilegiati senza onore.
In tv tra Vespa, Santoro, Floris e Mentana non si fa che parlare di lui, chi lo accusa e chi lo difende con tanti "Ma...".
La vera gogna mediatica però si consuma online, in particolare sulla blogosfera.
Paradossalmente nel "non luogo" internet regna la democrazia, l'Altra Informazione, a volte "fake" ma altre volte scintilla che fa emergere le "verità nascoste".
E' proprio di questi giorni la notizia che il nostro caro Ministro ha denunciato il blog "clementemastella.blogspot.com" secondo lui reo di "atteggiamento ostile nei suoi confronti"...ma è altrettanto di questi giorni la risposta della blogosfera: i blog di google risiedono nei server americani e li le leggi sono differenti in materia di libertà di parola (almeno online!).
La blogosfera allora si incazza veramente e iniziano a spuntare come funghi blog anti-Mastella, in particolare due sono degni di nota:

1. http://iononodiomastellamamifalostessocagare.blogspot.com/
Ho ragione di credere che siano gli stessi ragazzi di "clementemastella.blogspot.com" che stanno dando vita a una vera corsa al blog in cui invitano tutti a creare un blog in cui ci sia la parola Mastella: tutto per vendicare l'oscuramento del blog tanto contestato.
2. http://clementemastella.wordpress.com
In questo ho trovato una petizione per chiedere le "DIMISSIONI IMMEDIATE" del caro Mastella
http://firmiamo.it/dimissionidelministroclementemastella

Credo sia doveroso firmare e creare un blog "anti-Mastella"...senza esagerare ;-)

Verso lo sgonfiamento del fenomeno Grillo

Da un po' di tempo volevo scrivere qualcosa sull'immigrazione e me ne da occasione il post del 4 ottobre di Beppe Grillo con cui riesco a prendere due piccioni con una fava. Sull'argomento Grillo getta la maschera e si rivela per quello che é: un tribuno che da fiato alle pulsioni più becere della nostra società. La sua pochezza culturale lo rende inadeguato a esercitare cariche politiche e incapace di illuminazione.
Grillo accusa il nostro governo e in particolare Valium Prodi di essere responsabile dell' inserimento della Romania nella Ue, del movimento migratorio dei rumeni e di tutti i crimini da loro commessi in Italia. Accusa il governo di aver rimosso i sacri confini della nostra nazione(sappiamo dove ci ha portato l'esasperazione del nazionalismo).
Schengen è una conquista e un primo passo verso un mondo aperto e libero: offre a ogni europeo la possibilità di muoversi liberamente per ricercare la propria felicità e realizzare sé stesso, ovunque voglia, come voglia, con chiunque voglia. Offre la possibilità di contaminazione culturale tra diverse nazioni, tra popoli diversi, offre opportunità di crescita umana ed economica. Sarebbe bello se Schengen fosse possibile in tutto il mondo. Non era John Lennon a cantare:"immagina che non ci siano Paesi"? Un mondo dove ognuno di noi può sentirsi a casa e libero ovunque si trovi. Questa sarebbe la vera vittoria.
Non si può accusare gli immigrati di tutti i mali della nostra società. Commettono il 1o per cento dei reati e i media ci offrono la sensazione che questa percentuale sia del 90. Proprio il Grillo che accusa i giornalisti li segue a ruota su questa strada.
E' inevitabile che i fenomeni migratori generino tensioni e scontri sociali dovuti alla diversità culturale e alle diverse posizioni economiche, ma quello che dovremo chiederci e se i fenomeni migratori sono inevitabili? Io sono convinto di sì, fanno parte della storia dell'uomo che da sempre si muove alla ricerca di condizioni economiche, politiche, sociali e ambientali che gli consentano di vivere in modo migliore. Muoversi è un diritto(non solo di noi europei e occidentali). I fenomeni migratori ci offrono l'opportunità di viaggiare senza partire, di incontrare e conoscere culture diverse sul nostro territorio. La soluzione sta nel lavorare pazientemente per costruire l'integrazione sociale e culturale; non solo chi arriva deve integrarsi a i nostri usi, ma anche noi dobbiamo integrarci alle loro abitudini. L'integrazione è possibile solo se siamo in grado di aprirci allo scambio culturale, alla crescita personale, alla creazione di un nuovo "noi" diverso da quello che conosciamo. Se ci chiudiamo nelle nostre certezze, nei nostri confini, nei nostri dogmi dovremo per forza scontrarci e adottare soluzioni estreme come l'eliminazione fisica e lo sterminio di massa.
Questo post è un duro colpo per tutti i sinistroidi sostenitori del comico genovese.

venerdì 28 settembre 2007

Il governo Prodi verso la fine

Che dire del governo Prodi? E' ormai un governo morente che rimane in vita semplicemente perché nel centrosinistra nessuno si vuole prendere la responsabilità di far tornare al governo Berlusconi. Di tutto ciò ne paga soprattutto le spese il popolo italiano che non può permettersi un governo vacante.
Le piccole forze e i piccoli partiti fanno di tutto per mettersi in evidenza per distinguersi dalla masse, per dare un senso alla loro presenza in questo governo. Un giorno Mastella, un altro Di Pietro, quindi radicali, socialisti e via dicendo si propongono con posizioni di forza che possono esibire solo grazie a una maggioranza risicata. Mastella si dimette un giorno sì e un giorno no e Di Pietro pure. Nessuno vuole far cadere Prodi anche per interesse oltre che per immaturità. Con la costruzione del Partito Democratico tutto il sistema politico è in movimento e in definizione e tutti stanno attenti a non fare la mossa sbagliata per non essere spazzati via. Un processo che doveva garantire maggiore stabilità sembra invece abbia avuto l'effetto contrario. Ormai i giorni di questo governo Prodi sono contati, con Mastella, Di Pietro, Pannella e Boselli non si va lontano.

sabato 22 settembre 2007

Le grane Democratiche in Sardegna


La situazione in Sardegna nella corsa alla segreteria del Partito Democratico è anomala. La lotta si concentra tra l'attuale Presidente della Regione(Soru) e un ex Presidente(Cabras). Tutte le speranze di rinnovamento e di discussione democratica vanno a farsi benedire e tutto il dibattito e il confronto si concentrano su queste due persone.

Inevitabilmente tutti i big della Margherita e dei Ds scendono in campo per portare acqua ai due contendenti con tanti saluti all'innesto della società civile e al rinnovamento della classe dirigente. Alcuni furbescamente indicano in Soru la novità e in Cabras la restaurazione, ma Soru poteva essere una novità nel 2004 e se non ci fossero stati a sostenerlo il suo attuale avversario e i partiti che tanto disprezza non sarebbe mai diventato Presidente della Regione. Nel corso di questi tre anni ha dimostrato di avere buone idee ma di avere poca capacità di dialogo anche con i suoi più stretti collaboratori(vedi le dimissioni di Pigliaru, a cui va tutta la mia ammirazione come suo ex studente). E' una situazione particolare voluta e determinata non tanto dalla classe dirigente regionale ma dal Comitato Promotore (di cui Soru fa parte) che ha voluto regole per le primarie che bloccassero il confronto e favorisse la fredda fusione di apparati. Anche la scelta dei segretari regionali è un sistema che favorisce la rigidità e l'esclusione delle forze fresche.

L' Assemblea Costituente sembra ormai priva di utilità e di un ruolo all'interno di questa fase che avrebbe dovuto mantenere un profilo il più orizzontale possibile senza nessuna leadership se non quelle che si sarebbero formate autonomamente all'indomani del 14 ottobre. Sognavo ad aprile primarie con liste aperte senza l' elezione di nessun segretario e di nessun leader. Ciò avrebbe coinvolto realmente la società civile, ci avrebbe messo tutti sullo stesso piano(una testa, un voto) avrebbe responsabilizzato i cittadini coinvolti nel dibattito, mentre ora scaricano le loro responsabilità su un Cabras sì e un Cabras no, Veltroni sì Veltroni no: è un Pd berlusconizzato. Inevitabile che personaggi come Soru, poco abituati al dialogo e più ligi alle esibizioni di forza, avrebbero approfittato dell'occasione per prendere in mano un partito (di cui, nonostante le affermazioni demagogiche, ha disperatamente bisogno). Ridicole inoltre le condizioni poste per un ritiro congiunto: praticamente voleva determinare le regole e l'organizzazione del Pd togliendo valore alle primarie stesse. Ci contiamo e vedremo se veramente i partiti sono forze inutili. Preferisco un Cabras che dice:" dobbiamo far capire che chi fa politica è una persona normale" a un Soru e la sua richiesta "grillesca" di un massimo di due legislature per ogni carica politica. Un partito di stampo europeo che discute, incalza le istituzioni ed elabora, invece che un partito mero comitato elettorale del signorotto di turno; voglio prendermi da cittadino le mie responsabilità e non delegarle a scatola chiusa. Voto Cabras.

lunedì 17 settembre 2007

Beppe Grillo VS il mio impegno in politica

Era il 2001 quando mi decisi a fare attivamente attività politica e decisi di farla dentro un partito e una coalizione destinati a perdere le elezioni. Presi quella decisione spinto dal sacro fuoco che già da tempo ardeva in me, per dare il mio contributo nella costruzione di un mondo migliore e scelsi il partito a cui avevo sempre consegnato il mio voto: i Ds (prima Pds). Il mio sogno era quello di migliorarlo questo partito, di modellarlo secondo le mie idee.
Una volta dentro ho capito che non sarebbe stato facile realizzare i miei obiettivi, ho imparato che anche dentro il tuo partito nessuno la penserà mai come te su tutte le cose, ho capito che chi fa politica è un uomo come tutti e non un essere superiore privo di emozioni quali invidia, ambizione e narcisismo. Spesso mi è capitato di temere di farmi dominare io stesso da questi sentimenti ma chi fa politica deve imparare anche a controllarsi. Perché mettere d'accordo un gruppo di persone che pensano autonomamente, colte o meno, è veramente difficile; ma bisogna avere la pazienza di provarci sempre, l'umiltà di mettere da parte il proprio orgoglio e la forza di non mollare mai per realizzare un bene supremo: un progetto politico condiviso.
Capita spesso poi che chi esercita ruoli di rilievo si lasci prendere la mano in delirio di onnipotenza, anche quando esercita cariche ridicole: il potere logora chi ce l'ha, dà una soddisfazione che rischia di travolgere l'essere umano. Dentro un partito ho capito quanto può essere piccolo un uomo se agisce da solo e quanto può essere potente se agisce affiancato da altri uomini e donne, ho capito quanto il dialogo sia uno strumento in grado di produrre forza e potenza, ho capito il valore dell'associazionismo( un partito è prima di tutto un'associazione).
Per questo non capisco chi denigra il ruolo di questi organismi: si può criticare un dirigente di partito, si può criticare un partito, un sistema partitico; ma non l'idea di partito.
Troppo facile parlare a vanvera, offrire soluzioni demagogiche: nel criticare siamo tutti bravissimi. Molto più difficile invece confrontarsi con i problemi reali e proporre soluzioni: lì sì che emergono le difficoltà, le incomprensioni, la diversità delle posizioni, i nemici.
Oggi D'Alema ha detto che senza i partiti esistono solo i militari e le sue parole mi hanno ricordato quelle di Tocqueville che nel suo "L'Antico Regime e la Rivoluzione" prevede che, una volta finita la spinta rivoluzionaria, sarà un Generale militare a prendere il potere perché, nel vuoto di potere creatosi, l'unico in grado di esercitare una forza coercitiva. Grillo quindi come Robespierre cerca di abbattere un sistema, ma chi sarà il nostro Napoleone?
Quando i candidati di Grillo assumeranno gli onori delle cariche politiche si confronteranno con i duri e pesanti oneri che ciò comporta e senza preparazione, spirito di sacrificio e struttura organizzativa imploderanno lasciando alle loro spalle solo terra bruciata: non bastava Forza Italia?

lunedì 10 settembre 2007

Dal G8 di Genova all' 11 settembre


Il sospetto mi è venuto ieri mentre guardavo la puntata di Blunotte, un documentario che ricostruisce i fatti di Genova durante il G8. Un'idea maligna, ma mi piace prendere in considerazione tutte le idee che la mia mente distorta può produrre. Son convinto infatti che a tutto ci sia un perché e che niente avvenga per caso; che l'uomo sia l'unico artefice del suo agire e non ci sia nessun disegno divino. Così cerco di darmi spiegazioni plausibili, facendomi guidare da Andreotti, un cattolico convinto:"pensar male è peccato, però spesso ci si azzecca".

Rivedere le immagini di Genova e sentire i racconti delle vittime mi ha fatto gelare il sangue. Nella nostra bella Italia accadono cose del genere? Una polizia fascista che gestisce l'ordine pubblico come un esercito porta avanti un conflitto armato? Come dicevo, tutto ha una spiegazione e io provo a dare la mia.

Siamo a luglio 2001 e dopo pochi mesi ci sarà l'11 settembre, un evento catastrofico catalogato come un attentato terroristico. Ma non sono pochi i dubbi sulle sue origini, sui mandatari,sugli autori di quel giorno terribile. Molte sono le tesi a proposito e non sto qui a raccontarle, sono abbastanza note. Qualche anno prima(1999) nasce invece il movimento no-global. Durante l'incontro dell'Organizzazione Mondiale del Commercio si rende protagonista di forti proteste e chiede a gran voce un altro mondo. Questo movimento prende poi il nome di Popolo di Seattle e si renderà protagonista di nuove proteste nel 2000 a Praga e in Danimarca. Nel 2001 arriva in Italia, prima a Napoli e poi a Genova. Numerosi sono gli incidenti durante queste proteste rivolte soprattutto contro le multinazionali. Che legame c'è tra il movimento no-global e l'11 settembre?

Finita la guerra fredda, cancellato l'incubo di una guerra nucleare, i popoli possono finalmente iniziare a costruire un nuovo mondo fatto di pace e di benessere, di solidarietà e di felicità; possono pensare a costruire un futuro, una società veramente democratica governata dalle scelte del popolo. Contestano soprattutto le multinazionali che inquinano l' aria che respiriamo, il cibo che mangiamo, la nostra stessa vita, la nostra coscienza. La dominante logica del profitto che ha governato l'occidente fino ad allora non può condividere.

La protesta fa proseliti, attira l'attenzione dei media su temi scottanti e questo non piace ai governi delle multinazionali. La repressione di stampo fascista anziché indebolire il movimento lo rafforza e non può che essere così. Dopo l'11 settembre la spinta del movimento si indebolisce e l'attenzione mondiale si sposta su un nuovo pericolo: il terrorismo islamico internazionale. Si conoscono i rapporti che la famiglia Bin Laden aveva con l'amministrazione USA e ancora non si capisce come tutti i Bin Laden siano potuti scappare in un momento in cui è stato predisposto il blocco aereo. E se in tutto ciò ci fosse una strategia mirata a ristabilire l'ordine e a controllare le masse agitate? A dare ai governi delle multinazionali una delega in bianco, una licenza di prendere qualsiasi decisione in nome della nostra sicurezza? A favorire una svolta autoritaria? Neanche il peggior Machiavelli sarebbe stato in grado di concepire una tale soluzione(la P2 invece sì).

Fantapolitica? Chi conosce la storia sa che a volte la realtà va oltre la nostra immaginazione.


sabato 8 settembre 2007

L'autunno caldo di Kilombo.

E' tempo di elezioni su Kilombo e il clima si surriscalda. Stavolta tra i candidati ci saranno due top bloggers della comunità che spesso e volentieri se le sono suonate(a parole)perché rappresentano due modi diversi di concepire la politica ma soprattutto due modi diversi di fare politica. I due sono Valerio Pieroni e Korvorosso, uno margheritino e futuro democratico e l'altro comunista. Entrambi sono molto forti e propongono modifiche alla comunità e sarà una bella competizione dove non mancano i colpi bassi. Proprio il giorno dopo che Valerio ha ufficializzato la sua candidatura la Redazione ha deciso di mettere ai voti la sua espulsione per un post dove Valerio avrebbe violato l'articolo due della carta probabilmente nel punto in cui si dice che Kilombo si ispira ai valori tradizionali della sinistra come "il rispetto delle differenze e della dignità di ogni donna e uomo". Ho letto il post e non mi pare che sia stato violato questo principio. Valerio ha espresso una sua posizione sulla questione e non mi pare che si sia mostrato intollerante anche perché critica solamente la linea tenuta da un'associazione, critica non condivisibile ma legittima. Giusto rispettare le differenze, non solo negli orientamenti sessuali, ma anche nelle opinioni, non mi pare che Valerio abbia mai chiesto nei suoi post l'espulsione degli omosessuali da Kilombo. Oltretutto trovo la tempistica e la proposta della Redazione di una bassezza e di una stupidità degna della nostra peggiore classe politica. Il post risale a qualche settimana fa ma non è mai stato discusso, il giorno dopo la candidatura di Valerio si chiede a tutti gli iscritti di esprimersi sulla proposta di espulsione. Proposta politicamente stupida perché non fa altro che rafforzare Valerio. Ovviamente voterò no e a questo punto credo che voterò Valerio anche come redattore perché, nonostante le nostre differenze culturali si è sempre mostrato educato e rispettoso delle posizioni altrui e di questo ha bisogno la nostra Redazione. Voterò per gli stessi motivi no alla proposta di modifica della carta dell'altro candidato Korvorosso, perché tenta di liberalizzare l'insulto e non mi sembra una cosa positiva. Korvo dice che anche l'insulto è una forma di dialogo, io non sono d'accordo. Seguendo questa linea allora anche prendersi a botte sarebbe una forma di dialogo. Dialogare significa dire ciò che pensiamo e ascoltare con attenzione quello che dicono gli altri senza pretendere di avere la Verità in mano. Essere laici significa riconoscere l'inesistenza di una verità assoluta e l'eguaglianza delle opinioni. Assolutamente d'accordo invece per la proposta di KarlettoMarx che propone a Kilombo di fare un salto di qualità per diventare una vera e propria comunità politica e culturale.

martedì 4 settembre 2007

Sulla manifestazione del 20 ottobre

Son già un paio di giorni che non scrivo un post e non so bene il perché. Forse è dovuto al fatto che quando scrivo qualcosa che ritengo interessante e importante vedo che non interessa all'interno della comunità Kilombo, mentre interessano molto di più gli scontri, la gara a chi è più comunista dell'altro, la gara a chi lo è di meno, la gara a chi è più bravo e giusto. Oppure sono deluso dal processo costituente del PD: credevo sarebbe stata una fase nuova e invece mi rendo conto che di nuovo c'è ben poco ma le cose non cambiano da un giorno all'altro, forse mi sono illuso.
Detto ciò mi rimane da dire qualcosa sulla manifestazione del 20 ottobre dove i lavoratori scenderanno in piazza guidati da RC. Oramai è chiaro che gli amici comunisti ci fanno la guerra perché temono di essere messi da parte e di perdere i contatti con i loro orticello, di perdere l'egemonia culturale sulla sinistra, temono che la sinistra cambi, che non rappresenterà più una classe sociale. La questione in sé (il rinnovamento del welfare) ha poca rilevanza, in realtà si tratta di un braccio di ferro tra le oligarchie partitiche. Ero molto contrario questa manifestazione fino a qualche giorno fa, fino a quando non ho sentito le parole di un grande vecchio della nostra politica: Pietro Ingrao. Il suo invito a D'Alema a relazionarsi con la piazza è stato quasi un' illuminazione. Ha ragione Fabio Mussi a voler fare di questa giornata un' occasione di confronto con il mondo del lavoro, da tempo trascurato, un momento in cui i lavoratori avanzano le loro questioni sociali. Credo che i lavoratori debbano avere più coraggio nel rappresentare sé stessi tramite i sindacati e gli RSU e non permettere che i politici utilizzino i loro problemi per ottenere vantaggi personali. certo è che i ministri che scendono in piazza sono un po' ridicoli perché facendo parte del Consiglio dei Ministri avrebbero tutte le possibilità per influenzare la linea di governo: evidentemente non sanno fare bene il loro mestiere.

domenica 26 agosto 2007

I vantaggi del riscaldamento globale


Si parla spesso degli svantaggi a cui ci porta il cambiamento climatico ma poco si parla dei vantaggi che potrebbe portare(soprattutto per i governi delle multinazionali). A proposito c'è un interessante articolo sull' Espresso di questa settimana.
Lo scioglimento dei ghiacciai del Polo Artico porterebbero infatti alla luce tonnellate di risorse energetiche: gas metano e altri combustibili fossili. Si sa che la natura ha senso dell'ironia, così proprio gli agenti responsabili del riscaldamento globale trovano nuova linfa grazie ai loro effetti sul clima e potranno rilasciare nuova anidride carbonica nella bioatmosfera. Inevitabilmente il controllo di queste materie prime in un territorio privo di autorità statale fa gola a parecchi. Canada, Norvegia, ma soprattutto Russia e Stati Uniti già si fanno la guerra per conquistare posizione vantaggiose. Ovviamente il peso militare di queste forze sarà determinante, indi lo scontro sarà soprattutto tra Russia e Stati Uniti mentre Canada e Norvegia non avranno alternativa che stare a guardare o appoggiare uno dei due contendenti. Tutto ciò servirebbe a spiegare il nuovo braccio di ferro tra le due superpotenze e il rifiuto di ratificare il protocollo di Kyoto da parte degli Stati Uniti. L'autore dell' articolo, Jeremy Rifkin, ritiene infatti che la regione artica potrebbe contenere fino a un quarto delle riserve mondiali di gas e petrolio per un business stratosferico. Per non parlare poi del fatto che un clima più mite nell'Artico aprirebbe nuove vie di comunicazione tra l'Europa e l'Asia, tra il Nordamerica e l'Eurasia. In una situazione del genere difficile che gli interessi ambientali prevalgano su quelli economici, che gli interessi dei popoli prevalgano su quelli dei governi delle multinazionali e ancor più difficile che siano le Nazioni Unite a risolvere la questione geopolitica determinata dall'assenza di un potere governativo nell' Artico. I cambiamenti climatici aprono così nuovi scenari nella politica internazionale a danno degli sforzi che si fanno da sempre per le tematiche ambientali. Ma ciò che l' Espresso non dice in relazione a tutto ciò è che lo scioglimento dei ghiacciai bloccherebbe la circolazione delle correnti oceaniche togliendo così all'Europa l'afflusso della calda corrente del Golfo con il rischio di una nuova glaciazione, cosa già successa in passato.
Insomma, prepariamoci a seguire con attenzione l'evolversi della vicenda, ne va del nostro futuro. La verità di Al Gore è sempre più scomoda.




venerdì 24 agosto 2007

L'accusa più ridicola sul PD

Una delle accuse più ridicole che sento ripetere dentro Kilombo nei confronti del Pd è quella sulla sua mancanza di identità e sull'azzeramento delle identità che furono. Come se un partito fosse una comunità o una nazione. Un partito non si pone come obiettivo quello di dare un senso di appartenenza a chi lo vota o chi vi partecipa, ma ha l' obiettivo primario e unico di porsi da intermediario tra la cittadinanza e le istituzioni e farsi interprete di volta in volta delle esigenze e delle richieste che gli pervengono. Questo è ciò che dovrebbe fare un partito in una democrazia compiuta e non diventare una struttura oligarchica che si richiama a vessilli e miti del passato per conservare le proprie rendite di potere.
Questa idea di identità legata a un partito viene dal Manifesto di Marx, dove l'economista tedesco invitava la classe operaia ad acquistare una coscienza di classe e a lottare per l'eguaglianza sociale. Nacque così il mito della classe operaia, ma era il 1848 e sono passati centosessant'anni. Marx fotografava sapientemente la società in cui viveva e invitava la classe operaia a muoversi per superare la società di classe, per andare oltre e con il suo invito ad acquistare una coscienza di classe invitava di fatto milioni di persone abituate a vivere alla mercé dei padroni, ad acquistare una coscienza politica, ad essere animali sociali. Che senso ha in una società che viaggia verso il multiculturalismo, verso l'internazionalizzazione dei mercati e delle istituzioni, della culture e delle comunicazioni, credere ancora nella utilità di divisioni basate unicamente sui miti che furono? E' giusto avere un ideale di società verso cui tendere, ma è sbagliato arroccarsi su posizioni ideologiche, prive di idealismo e di concretezza politica, semplicemente perché non si ha il coraggio di volgere lo sguardo verso il futuro.

martedì 14 agosto 2007

Polemica internazionale a cavallo di Ferragosto

A cavallo di Ferragosto scoppia la polemica internazionale. Le recenti dichiarazioni di Prodi e di D'Alema su Hamas hanno scatenato un putiferio e acceso lo scontro con l'opposizione. Gli israeliani si dicono preoccupati di questo cambiamento di rotta mentre Hamas si rallegra e gli Stati Uniti tacciono. Il Parlamento britannico approva questa linea.
Il problema del Medioriente non è di facile soluzione, nessuno può dire con certezza quale sia la gestione migliore. I metodi di lotta di Hamas e dei palestinesi vengono contestati e considerati illegittimi ma nessuno mette in dubbio la legittimità loro causa: la creazione di un benedetto Stato palestinese(...e se è vero che in amore e in guerra tutto è permesso...). Negli anni '80 del diciannovesimo secolo gli ebrei cominciarono ad affluire in Palestina avallati dal governo del Regno Unito che allora amministrava il Medioriente, per la creazione di un altro benedetto Stato: Israele. Nonostante i vari movimenti arabi di protesta, all'indomani della Seconda Guerra Mondiale nasce Israele con una risoluzione dell'Onu che prevede la creazione anche di uno Stato palestinese con tante piccole macchie di terra inserite nel territorio israeliano. Soluzione che non piace agli arabi e nascono i primi conflitti che porteranno alle due guerre arabo-israeliane, all'occupazione della penisola del Sinai, delle alture del Golan e della Cisgiordania. Quindi le due Intifade e le due guerre in Iraq.
Si dice sempre di volere la pace ma per farlo è necessario prendere atto delle realtà più rappresentative che esistono sul territorio e aprire un dialogo con loro. Sin dall'inizio di questa storia il mondo arabo è sempre stato tenuto fuori da decisioni che lo riguardavano e ha dovuto subirle. Trattato come un popolo inferiore ha sviluppato nei decenni una rabbia che è sfociata in varie forme di conflitto. Oggi si chiede di ignorare Hamas perché è un organizzazione terroristica ma ci si dimentica del grande consenso popolare che incontra tra i palestinesi. L'Occidente va in giro ad "esportare" la democrazia però non ne accetta i risultati ma soprattutto non rispetta la volontà e le esigenze di un popolo. Ci si dimentica che Israele viola da ormai cinquant'anni la risoluzione 181 delle Nazioni Unite, ci si dimentica che Israele domina militarmente il Medioriente grazie alle armi fornite gentilmente dagli Stati Uniti che ogni volta protegge Israele dalle sanzioni del Consiglio di Sicurezza esercitando il suo diritto di veto. Ci si dimentica che Hamas e i palestinesi non fanno terrorismo ma fanno guerra e la fanno con i mezzi che hanno a disposizione, fanno di necessità virtù. Ma noi ragionando da popolo eletto crediamo di essere sempre nel giusto e di avere diritto di fare quello che vogliamo e come vogliamo mentre chi è diverso da noi deve adeguarsi e subire. Arriviamo al punto di pretendere di decidere chi rappresenta i palestinesi e con chi dobbiamo (o meglio dire vogliamo) trattare. L'interlocutore non si può scegliere.
E' una mentalità intollerante e monoteista (opposta al "relativismo culturale") che genera inevitabilmente conflitti.

domenica 12 agosto 2007

La battaglia interna al Pd

In questi giorni gli amici della Margherita se le danno di santa ragione e si scambiano accuse reciproche. Rutelliani contro democratici, democratici contro popolari ma soprattuto popolari contro rutelliani che fino ad oggi avevano gestito il partito in condominio e oggi si scornano per presentarsi come la faccia dialogante (e quindi "beneficiante") con i Ds. Forse gli amici margheritini erano poco abituati a confrontarsi democraticamente; il congresso è passato apparentemente senza nessuno scontro interno ma in realtà la mozione unica ha raccolto un consenso poco più che maggioritario e difficile è sapere i risultati ufficiali.
In tutto ciò devo dire che i Ds appaiono più preparati allo "scontro". Al recente congresso ha perso dolorosamente una parte del partito (mozione Mussi) ma come sempre avviene in politica lo scontro li ha resi più uniti e forti. Si è articolata anche una terza mozione(Angius) critica verso questo procedimento e presenterà una sua lista alle primarie: A sinistra per Veltroni. Tenterà di tenere il Pd ancorato ai valori dell'internazionale socialista e di farne soprattutto un partito laico: impresa difficile ma non impossibile ed è bello che qualcuno ci provi. Inoltre potrebbe riuscire nell'impresa di recuperare altri elementi fuoriusciti dal Pd e confluiti in Sinistra Democratica. Guarda inoltre con attenzione a tuta quella sinistra che oggi sta fuori dal Pd ma che potrebbe farne parte perché anche loro furono fondatori del progetto Ulivo(Sdi e Idv in primo luogo). Giovanna Melandri invece presenta una sua lista che richiama ai valori dell'ambiente e del sapere, che punta sui giovani e le donne. Nel mentre l'apparato dirigente dopo avere preconfezionato l'elezione di Veltroni prepara insieme alla Margherita(soprattutto in collaborazione con gli ex-popolari, ecco il motivo del contendere) una lista unitaria, non si sa bene su quale piattaforma politica. Ma la bellezza di tutto ciò è che nei Ds tutto avviene alla luce del sole e con incoraggiamenti reciproci. Ecco cosa dovrebbero fare rutelliani e parisiani: presentare liste alternative e magari sostenere i Bindi e i Letta invece che Veltroni.
Si preparano poi le liste outsider come quella de iMille, degli ecodem e dei consumatori che di sicuro daranno battaglia.
Parallelamente allo scontro sulle liste c'è anche lo scontro tra i candidati alla segreteria nazionale. Giustamente Bindi e Letta criticano l'unanimismo con cui è stata proposta la candidatura Veltroni che pare destinata a vincere, ma proprio perché le loro candidature nascono col proposito di mettere in discussione questo procedimenti burocratici dovrebbero insistere sui temi fondamentali della politica italiana e proporre una programma all'altezza di quello di Veltroni (che ad oggi appare ancora il più completo) e non porla invece come una questione di apparato.