mercoledì 26 marzo 2014

Riflessioni sul Congresso in Sardegna. PD degli iscritti e degli elettori

Fin dalla sua nascita il PD ha vissuto un dibattito interno - più o meno latente - sulle modalità di scelta del segretario e di tutti gli organismi dirigenti. Un dibattito che mi auguro possa proseguire nel futuro e trovare una soluzione definitiva.

Le primarie sono un istituto fondante del PD, ma dentro il partito vi sono posizioni e argomentazioni solide a sostegno dell'idea che questa scelta spetti unicamente agli iscritti. Sarebbero loro i soli titolati a decidere in quanto elementi attivi e costitutivi del partito.

I sostenitori delle primarie ritengono invece che il partito, svolgendo una funzione pubblica, appartenga a tutti gli elettori, non solo ai suoi iscritti. Di conseguenza la scelta spetta a tutti i cittadini che vogliano partecipare e si riconoscano nel PD.

Quale tra queste due tesi è quella più valida? Un atteggiamento integralista non credo aiuti. Mi piacerebbe che il luogo deputato a portare avanti questo dibattito sia l'assemblea nazionale e - perché no? - in ambito locale siano gli organismi locali a decidere la modalità di elezione di segretario e organismi dirigenti, nell'ottica di un partito federato. Al momento invece le modalità di elezione, anche a livello locale, sono stabilite dallo Statuto nazionale (commi 4, 8 art.15). Personalmente ritengo che entrambi i metodi abbiano forti criticità, da risolvere con regolamenti solidi e ragionati.

Tornare a un partito dove decidono la linea solo gli iscritti porta il rischio di un ulteriore avvitamento del PD su stesso, rinchiuso nelle sue diatribe interne. A tal proposito voglio portare ad esempio lo strano caso del PD di Quartu.
Nella mia città la mozione Cuperlo ha ottenuto 423 voti e una percentuale del 62%. Alle primarie dell'8 dicembre ne ha invece ottenuto 593 (170 in più), ma nel frattempo il totale dei votanti era enormemente aumentato, passando dai 678 del congresso ai 2.123 delle primarie. Di conseguenza la percentuale della mozione Cuperlo è passata dal 62 del congresso al 27 delle primarie. Una variazione percentuale di 35 punti! La mozione Renzi è invece passata dal 33 al 52 per cento (+19%, da 228 a 1.123 voti) e la mozione Civati dal 2 al 20 (+18%, da 15 a 415 voti).

Città
di Quartu
Congresso degli iscritti
Primarie aperte

N. Voti
Percentuale
N. Voti
Percentuale
Cuperlo
423
62,39%
593
27,83%
Renzi
228
33,63%
1123
52,70%
Civati
15
2,21%
415
19,47%
Pittella
12
1,77%
-
-


Questi numeri inopinabili dimostrano una forte divergenza tra l'opinione degli iscritti e quella degli elettori e i rischi che comporta affidare la scelta della guida e della linea del PD unicamente ai primi. L'obiettivo di un partito è calarsi nella società, interpretarne e rappresentarne gli umori. Ma se gli iscritti non sono in grado di essere un campione rappresentativo, di essere antenne del sentire comune, di saperlo a loro volta orientare, allora è più giusto e utile aprirsi alla società tutta. Perché alla fine un partito che aspira a governare deve rappresentare tutti i cittadini, non solo gli iscritti. Mi chiedo, a tal proposito, quanto siano rappresentativi questi 678 iscritti che saranno decisivi e incisivi, notevolmente di più di quanto lo siano nella società, in occasione dei congressi di circolo e del congresso provinciale previsto per il 2014. Inevitabilmente porteranno alla costituzione di un PD locale non in linea con gli elettori.
Credo che il sistema di tesseramento meriti quantomeno maggiore attenzione e regolazione. Penso a un patto di stabilità che imponga un limite alla variazione percentuale di iscritti in ogni singolo circolo e soprattutto l'istituzione di efficienti organismi di controllo che verifichino numeri e identità degli iscritti.

Anche lo strumento primarie ha qualche criticità. Richiedere l'obolo dei 2 euro è un limite alla partecipazione più ampia possibile e fino ad oggi è stato giustificato con la necessità di coprire le spese organizzative e di limitare la partecipazione agli elettori potenziali del PD. Credo nel primo caso la richiesta dei 2 euro non sia giustificata, almeno fino a che conserveremo delle forme di finanziamento pubblico. Per quanto riguarda la necessità di limitare la partecipazione ai potenziali elettori PD, credo che sia un problema che meriti altre soluzioni, prendendo esempio proprio dal luogo dove le primarie hanno avuto origine. Ovvero si potrebbe chiedere agli elettori interessati di pre-registrarsi in un albo degli elettori, anche per ovviare a problemi organizzativi che si determinano nella confusione dei seggi.


In sintesi ritengo necessario investire sull'efficienza degli strumenti di partecipazione. Di investire più sulla qualità che sulla quantità di iscritti ed elettori. Ad ogni modo, in virtù anche degli ultimi avvenimenti, ritengo lo strumento primarie più utile per scegliere la guida e la linea di un partito che per scegliere un candidato alle cariche istituzionali. L'obiettivo è infatti quello di favorire la partecipazione e questa deve partire dai partiti, luoghi ideali in cui esercitare le virtù di cittadino. E le primarie sono lo strumento giusto per avvicinare i delusi che si allontano dai partiti e per diffondere in loro senso civico e democratico.

http://circolocopernico.wordpress.com/2014/03/23/stefano-floris-riflessioni-sul-congresso-in-sardegna-pd-degli-iscritti-e-degli-elettori/

giovedì 6 febbraio 2014

Pigliaru il gramsciano. L'istruzione in Sardegna


Francesco Pigliaru parla molto di sviluppo in giro per la Sardegna. E spesso e volentieri fa riferimento all'istruzione. Istruzione come industria, come motore di crescita e di sviluppo. E' un concetto molto gramsciano. 


Quando l'intramontabile Nino, che tanto lustro dà alla Sardegna nel mondo, diceva "istruitevi perché abbiamo bisogno di tutta la vostra intelligenza" intendeva dire che "non c'è attività umana da cui si possa escludere ogni intervento intellettuale, non si può separare l'homo faber dall'homo sapiens. Ogni uomo infine, all'infuori della sua professione esplica una qualche attività intellettuale, è cioè un filosofo, un artista, un uomo di gusto, partecipa di una concezione del mondo, ha una consapevole linea di condotta morale". 

Essere istruiti non significa fare un mestiere anziché un altro. Ricordo un mio vecchio professore spiegare a noi matricole che l'Università non insegna una materia anziché un'altra, ma insegna invece a studiare. Conosco diverse persone prive di un titoli di studio ma con grande capacità di pensare. A volte mi chiedo cosa potrebbero essere state per sé stesse e per tutta la collettività se avessero avuto l'opportunità di studiare. Penso all'enorme spreco di risorse umane in una Regione dove, in termini di percentuale di laureati sulla popolazione regionale si colloca al 252° posto su 261 regioni europee, comprese le 54 regioni dei Paesi nuovi entranti (Eurostat, 2002). Perché la cultura e l'istruzione sono sviluppo di ingegno e di capacità di adattamento, sono indipendenza di pensiero del singolo, sono "organizzazione, disciplina del proprio io interiore; presa di possesso della propria personalità, e conquista di coscienza superiore, per la quale si riesce a comprendere il proprio valore storico, la propria funzione nella vita, i propri diritti, i propri doveri". 

Anche per questo voto Francesco Pigliaru Presidente, l'ideatore del MasterBack



http://circolocopernico.wordpress.com/2014/02/06/stefano-floris-pigliaru-il-gramsciano-listruzione-in-sardegna/

martedì 4 febbraio 2014

Decreto IMU-Bankitalia. Per chi volesse andare oltre gli slogan

La Camera dei Deputati ha tramutato in Legge nei giorni scorsi il cosiddetto Decreto IMU-Bankitalia. Il decreto prevede la ricapitalizzazione del patrimonio Bankitalia che passa da 156mila euro a 7,5 miliardi. I fondi in questione sono trasferiti dalle riserve statutarie di Bankitalia al patrimonio della banca stessa. Patrimonio che non è a disposizione dei partecipanti, in quanto Bankitalia continua ad essere un istituto di diritto pubblico regolato dal suo statuto. Il provvedimento quindi è un mero esercizio contabile che destina fondi pubblici da un capitolo ad un altro. 

L'effetto è duplice:

1) L'incremento patrimoniale del capitale nominale determina un incremento del patrimonio dei partecipanti, costretti quindi a pagare tasse per un 20% di reddito di capitale. Lo Stato incasserà in questo modo circa un miliardo di euro per finanziare il taglio dell'IMU. Ecco come si spiega l'accorpamento delle due questioni.

2)Bankitalia distribuisce ogni anno una parte dei suoi dividendi, ricavati dagli utili, ai partecipanti. Gli utili derivano dalla cosiddetta attività di signoraggio, cioè dai ricavi che Bankitalia ha nel stampare e prestare cartamoneta. Lo statuto prevede all' art.40 che questi utili siano destinati:

a) alla riserva ordinaria, fino alla misura massima del 20 per cento; 
b) ai partecipanti, fino alla misura massima del 6 per cento del capitale; 
c) alla riserva straordinaria e ad eventuali fondi speciali fino alla misura massima del 20 per cento; 
d) allo Stato, per l’ammontare residuo. 

La quota destinata ai partecipanti può essere incrementata per statuto di un ulteriore 4 per cento (6+4=10 per cento). Ciò significa che sino ad oggi i partecipanti hanno usufruito di utili per massimo 15.600 euro, mentre grazie al nuovo decreto potranno usufruire sino a 750 milioni di euro di utili. La destinazione non è automatica, ma avviene per precisa scelta del Consiglio superiore, su controllo del Collegio sindacale. Lo Statuto pone semplicemente dei limiti e il decreto consentirà di fatto al Consiglio superiore di incrementare la quota dei fondi destinati ai partecipanti. 

Il decreto vieta inoltre ai partecipanti di possedere più del 3 per cento delle azioni di Bankitalia e molti di loro dovranno vendere le loro quote esclusivamente ad istituti di credito e assicurazioni che hanno sede amministrativa in Italia. 

Quindi i partecipanti finora hanno sempre ricevuto 15.600 euro di dividendi. Ora ne riceveranno 750 milioni? In realtà no. Non solo perché la cosa non è automatica, ma anche perché i partecipanti sino ad oggi hanno ricevuto più di quella cifra. Le relazioni annuali di Bankitalia rivelano come ad ogni esercizio venga loro conferito uno 0,5 per cento del totale delle riserve, sempre secondo l'art.40 dello Statuto. Dai 58 ai 70 milioni di euro all'anno negli ultimi 5 anni. 

In sostanza il provvedimento non determina il trasferimento di fondi, ma allarga le maglie di intervento del Consiglio superiore a favore dei partecipanti, a fronte di un entrata una tantum per lo Stato di un miliardo scarso. Considerando che i membri del Consiglio sono nominati dall'assemblea dei partecipanti (art.15 Statuto), è facile capire quali scelte faranno. Saranno incrementati i fondi destinati ai partecipanti a discapito di quelli destinati allo Stato e l'introito iniziale verrà ricompensato nel giro di un paio d'anni.

martedì 21 maggio 2013

Il destino di Balotelli Mario


Mario Balotelli ha molte fortune e poche sfortune. Tra la sue fortune c'è quella di poter fare molto, ora e nei prossimi anni, per favorire l'integrazione dei neri in Italia. Se se ne rendesse conto e adottasse in campo un atteggiamento esemplare, se la smettesse di rimuginare su ciò che è stato, se la finisse di dare adito agli idioti che lo contestano, potrebbe veramente essere qualcosa di più di un semplice calciatore. Potrebbe essere il capitano e la storia del Milan e della nostra Nazionale, potrebbe essere un simbolo dell'integrazione. Positivo o negativo dipende solo da lui.

PS. "Da grandi poteri derivano grandi responsabilità" diceva lo zio dell'Uomo Ragno

giovedì 9 maggio 2013

Buon Compleanno Europa!


Nell'anniversario della Dichiarazione Schuman, voglio pubblicare il discorso di premiazione del nobel per la pace 2012 all'Unione Europa. In esso ci sono le conquiste di mezzo secolo e una linea per il futuro.
PS "chi non conosce la storia, è condannato a riviverla."



Maestà, Altezze Reali, Capi di Stato, Capi di Governo, Eccellenze, signore e signori,
Onorevoli Presidenti dell'Unione europea,
In un momento in cui l'Europa sta affrontando grandi difficoltà, il Comitato norvegese per il Nobel desidera richiamare alla mente ciò che significa l'Unione europea per la pace.
Dopo le due guerre mondiali del secolo scorso, il mondo ha dovuto allontanarsi dal nazionalismo e muoversi nella direzione della cooperazione internazionale. Si sono formate le Nazioni Unite. È stata adottata la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.
Per l'Europa, luogo in cui erano scoppiate entrambe le guerre mondiali, il nuovo internazionalismo doveva essere un impegno vincolante. Doveva costruirsi su diritti umani, democrazia, e su principi applicabili dello Stato di diritto. E sulla cooperazione economica volta a mettere alla pari i paesi partner nel mercato europeo. Con questi mezzi i paesi sarebbero stati legati insieme in modo da rendere impossibile nuove guerre.
La comunità del carbone e dell'acciaio del 1951 ha segnato l'inizio di un processo di riconciliazione che ha continuato fino ai nostri giorni. Cominciando in Europa occidentale, il processo è proseguito superando il divario est-ovest con la caduta del muro di Berlino, e ha attualmente raggiunto i Balcani, dove ci furono guerre sanguinose meno di 15 o 20 anni fa.
L'UE ha sempre rappresentato una forza motrice centrale in questi processi di riconciliazione.
Infatti l'UE ha contribuito a realizzare sia la "fraternità tra le nazioni" e la "promozione della pace congressi" di cui Alfred Nobel scrisse nel suo testamento.
Il Premio Nobel per la Pace è quindi sia meritato che necessario. Offriamo le nostre congratulazioni.
Alla luce della crisi finanziaria che sta colpendo tante persone innocenti, possiamo vedere che il quadro politico in cui è radicata l'Unione è oggi più importante che mai. Dobbiamo stare insieme. Noi abbiamo una responsabilità collettiva. Senza questa cooperazione europea, il risultato potrebbe facilmente essere stato nuovo protezionismo, nuovo nazionalismo, con il rischio che il terreno guadagnato andrebbe perduto.
Sappiamo dagli anni tra le due guerre, che questo è ciò che può accadere quando la gente comune è costretta a pagare le bollette per una crisi finanziaria innescata da altri. Ma ora come allora la soluzione non è agire per conto proprio, a spese degli altri. Né dare la colpa alle minoranze vulnerabili.
Questo ci porterebbe nelle trappole del passato.
L'Europa ha bisogno di andare avanti.
Salvaguardare ciò che è stato guadagnato.
E di migliorare ciò che è stato creato, che ci permette di risolvere i problemi che minacciano la comunità europea di oggi.
Questo è l'unico modo per risolvere i problemi creati dalla crisi finanziaria, a beneficio di tutti.
Nel 1926, il Comitato norvegese per il Nobel ha assegnato il premio per la pace ai ministri degli Esteri di Francia e Germania, Aristide Briand e Gustav Stresemann, e l'anno seguente per Ferdinand Buisson e Ludwig Quidde, per i loro sforzi volti a far progredire la riconciliazione franco-tedesca.
Nel 1930 la riconciliazione degenerò in conflitto e in guerra.
Dopo la seconda guerra mondiale, la riconciliazione tra la Germania e la Francia ha posto le fondamenta per l'integrazione europea. I due paesi hanno intrapreso tre guerre nel giro di 70 anni: la guerra franco-prussiana nel 1870-71, poi la Prima e la Seconda Guerra Mondiale.
Nei primi anni dopo il 1945, era molto forte la tentazione di continuare sulla stessa traccia, sottolineando la vendetta e il conflitto. Poi, il 9 maggio 1950, il ministro degli Esteri francese Robert Schuman ha presentato il piano per una comunità del carbone e dell'acciaio.
I governi di Parigi e Bonn decisero di impostare la storia su un percorso completamente diverso, ponendo la produzione del carbone e dell'acciaio sotto un'autorità comune. Gli elementi principali della produzione di armamenti andarono così a formare le travi di una struttura per la pace. La cooperazione economica avrebbe da lì in poi evitare nuove guerre e conflitti in Europa, come Schuman mise in evidenza nel discorso del 9 maggio: "La solidarietà di produzione in tal modo realizzata farà si che una qualsiasi guerra tra la Francia e la Germania diventi non solo impensabile, ma materialmente impossibile ".
La riconciliazione tra la Germania e la Francia è probabilmente l'esempio più drammatico della storia per dimostrare che la guerra e il conflitto può essere trasformato così rapidamente in pace e cooperazione.

La presenza qui oggi del cancelliere tedesco Angela Merkel e il presidente francese François Hollande rende questa giornata particolarmente simbolica.
Il passo successivo, dopo la comunità del carbone e dell'acciaio, è stata la firma del Trattato di Roma il 25 marzo 1957. Le quattro libertà furono allora stabilite. I confini dovevano essere aperti, e l'intera economia, non solo l'industria del carbone e dell'acciaio, doveva essere tessuta in un tutto. I sei capi di Stato, di Germania, Francia, Italia, Paesi Bassi, Belgio e Lussemburgo,  scrissero che "nel mettere insieme le loro risorse,  per rafforzare la pace e la libertà, e facendo appello agli altri popoli d'Europa, che, animati dallo stesso ideale, si associno al loro sforzo, hanno deciso di creare una Comunità economica europea ... ".
Nel 1973, la Gran Bretagna, l'Irlanda e la Danimarca hanno deciso di rispondere a questa chiamata.

La Grecia è entrata nel 1981, e la Spagna e il Portogallo nel 1986. L'adesione alla CEE e UE è un diritto di tutti i paesi europei, "il cui sistema di governo è fondato sui principi della democrazia" e che accettano le condizioni di adesione. L'appartenenza consolidò la democrazia in questi paesi, anche attraverso i regimi di sostegno generoso di cui la Grecia, il Portogallo e la Spagna hanno potuto beneficiare.

Il successivo passo in avanti fu la caduta del muro di Berlino nel corso di un anno e mezzo miracoloso, nel 1989. Si aprirono poi opportunità di adesione per i paesi neutrali Svezia, Finlandia e Austria.

Ma le nuove democrazie, troppo nuove, volevano diventare parti dell'Occidente, militarmente, economicamente e culturalmente. In tale contesto, l'adesione alla UE è diventato un obiettivo di per sé evidente. Un mezzo, che consentì la transizione verso la democrazia nel modo più indolore possibile. Se fossero stati lasciati a se stessi, nessuno può essere certo di come sarebbero andate le cose.

La storia lo insegna: la libertà ha un prezzo.

La differenza è molto marcata tra ciò che è accaduto dopo la caduta del muro di Berlino e quello che sta avvenendo nei paesi del mondo arabo. I paesi dell'Europa orientale sono stati rapidamente in grado di partecipare a una comunità europea di valori, di unirsi a un grande mercato, e di beneficiare di un sostegno economico. Le nuove democrazie in prossimità dell'Europa hanno un rifugio sicuro. In altri luoghi la transizione verso la democrazia sembra anche essere lunga e dolorosa e ha già scatenato guerre e conflitti.

In Europa, la divisione tra est e ovest è stato superata in modo più rapido di quanto chiunque avrebbe potuto prevedere. La democrazia è stata rafforzata in una regione dove le tradizioni democratiche sono state molto limitate; le molte dispute su etnia e nazionalità, che aveva tanto turbato la regione sono stati in gran parte risolte.
Mikhail Gorbaciov ha creato le condizioni esterne per l'emancipazione dell'Europa orientale, e i leader nazionali come Lech Walesa hanno preso le necessarie iniziative locali. Sia Walesa che Gorbaciov hanno ricevuto i loro meritati premi per la pace.

Ora finalmente è il turno della UE. Gli eventi, durante i mesi e gli anni successivi alla caduta del muro di Berlino, possono essere pari al più grande atto di solidarietà mai esistito sul continente europeo.

Questo sforzo collettivo non poteva avvenire senza il peso politico ed economico dell'Unione europea alle spalle.

In questo giorno dobbiamo anche rendere omaggio alla Repubblica federale di Germania e al suo cancelliere Helmut Kohl per l'assunzione di responsabilità e per aver accettato gli enormi costi per conto degli abitanti della Repubblica federale quando la Germania orientale è stata inclusa praticamente durante la notte in una Germania unita.

Non tutto è stato ancora risolto, però. Con la caduta del comunismo, un vecchio problema è ritornato: i Balcani. Il governo autoritario di Tito aveva tenuto a freno i molti conflitti etnici. Quando quel coperchio è stato sollevato, conflitti violenti, che credevamo non avremmo mai più rivisto in un'Europa libera, divamparono nuovamente

Cinque sono state le guerre combattute nel giro di pochi anni. Non dimenticheremo mai Srebrenica, dove 8.000 musulmani sono stati massacrati in un solo giorno.
Ora, però, l'UE sta cercando di gettare le basi per la pace anche nei Balcani. La Slovenia è entrata nell'UE nel 2004. La Croazia diventerà membro nel 2013. Il Montenegro ha avviato i negoziati di adesione, e la Serbia e l'ex Repubblica iugoslava di Macedonia hanno ottenuto lo status di candidato.

I Balcani sono stati e sono una regione complicata. Conflitti irrisolti rimangono. Basti ricordare che lo status del Kosovo non è ancora definitivamente risolto. La Bosnia-Erzegovina è uno stato che a malapena funziona a causa del veto che i tre gruppi di popolazione hanno diritto di esercitare uno contro l'altro.

La soluzione fondamentale è quella di estendere il processo di integrazione che è stato applicato nel resto d'Europa. I confini diventano il meno assoluto; a qualunque gruppo di popolazione si appartenga, ciò non determina alcuna sicurezza.

L'UE deve pertanto svolgere un ruolo principale anche qui: realizzare non solo un armistizio, ma la pace vera.

Per diversi decenni la Turchia e l'UE hanno discusso delle loro relazioni Dopo che il nuovo governo, guidato dal partito AKP, ha ottenuto una maggioranza parlamentare chiara, l'obiettivo di adesione all'Unione europea ha fornito una linea guida per il processo di riforma in Turchia. Non ci può essere alcun dubbio che ciò abbia contribuito a rafforzare lo sviluppo della democrazia. Di ciò ne beneficia l'Europa, ma il successo in questo senso è importante anche per gli sviluppi in Medio Oriente.

Il Comitato norvegese per il Nobel ha più volte presentato il premio per la pace a paladini dei diritti umani. Ora il premio sta per un'organizzazione di cui non si può diventare un membro senza prima aver adeguato la tutta la propria legislazione alla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e alla Convenzione europea dei diritti dell'uomo.

Ma i diritti umani in quanto tali non sono sufficienti. Possiamo vederlo in quei paesi che stanno subendo gravi disordini sociali a causa di politiche fuori luogo, dove la corruzione e l'evasione fiscale hanno portato via denaro versato in buchi neri.

Questo porta, comprensibilmente a delle proteste. Le manifestazioni sono parte della democrazia. Il compito della politica è quello di trasformare la protesta in azione politica concreta.

La via d'uscita alle difficoltà non è quello di smantellare le istituzioni europee.

Abbiamo bisogno di mantenere la solidarietà lungo le frontiere, come l'Unione fa cancellando i debiti e l'adozione di concrete misure di sostegno, e formulando il quadro del settore finanziario da cui tutti dipendiamo. Operatori inaffidabili devono essere rimossi. Queste sono condizioni necessarie perché i cittadini possano ancora credere  nei compromessi e nella moderazione che l'Unione ora chiede loro.

Maestà, Altezze Reali, capi di governo e capi di stato, signore e signori, Onorevoli Presidenti dell'Unione europea,

Jean Monnet ha detto che "nulla può essere raggiunto senza il sostegno la gente, ma niente diventa permanente senza le istituzioni".

Noi non siamo qui riuniti oggi nella convinzione che l'Unione europea sia perfetto. Siamo riuniti nella convinzione che qui in Europa, dobbiamo risolvere i nostri problemi insieme. A tal fine abbiamo bisogno di istituzioni che possano realizzare i compromessi necessari. Abbiamo bisogno di istituzioni che garantiscano agli Stati-nazione e agli individui di esercitare l'autocontrollo e la moderazione. In un mondo di tanti pericoli, il compromesso, l'autocontrollo e la moderazione sono le principali esigenze del 21 ° secolo.

80 milioni di persone hanno dovuto pagare il prezzo per l'esercizio di estremismo.

Insieme dobbiamo fare in modo che non perdiamo quello che abbiamo costruito sulle rovine di due guerre mondiali.

Ciò che questo continente ha raggiunto è veramente fantastico, da essere un continente di guerra per diventare un continente di pace. In questo processo l'Unione europea si è mostrato molto lungimirante. Merita perciò il Premio Nobel per la Pace.

Gli affreschi sulle pareti qui nel Municipio di Oslo sono ispirate dagli affreschi di Ambrogio Lorenzetti del 1300 in nel municipio di Siena, denominata "Allegoria degli effetti del buon governo". L'affresco mostra una città medievale vivente, con i cancelli nel muro aperti a persone grintose che portano ciò che hanno raccolto nei campi. Ma Lorenzetti dipinse un altro quadro: "Allegoria degli effetti del cattivo governo". Essa mostra Siena nel caos, chiuso e devastato dalla peste, distrutta da una lotta per il potere e la guerra.

Le due immagini hanno lo scopo di ricordarci che spetta a noi stessi voler vivere in circostanze ben ordinate.

Possa il buon governo vincere in Europa. Siamo destinati a vivere insieme su questo continente.
Vivere insieme
Vivre ensemble
Zusammenleben
Convivenza Birlikte
Yasamak
Git'vemeste
Leve sammen

Congratulazioni per l'Europa. Alla fine abbiamo deciso di vivere insieme.
Possano altri continenti seguire.

Grazie per la vostra attenzione.

mercoledì 24 aprile 2013

La retorica anti-Social (e antistorica) del PD


Alla direzione nazionale del Pd (23/04/2013) è emersa una retorica anti-Social, verso Facebook, Twitter e Blogs, che mette a nudo il tasso di conformismo e di inadeguatezza dei suoi vertici. Oltreché una moderata smemoratezza.
Ci si dimentica probabilmente quanto è avvenuto appena due anni fa, alle elezioni amministrative del 2011. Allora il centrosinistra riuscì un'impresa storica: conquistare la guida di città come Milano e come Cagliari. Cosa che fino ad allora sembrava impossibile. I vertici PD si dimenticano del ruolo che giocarono in quella tornata i Social network. O forse non l'hanno mai realizzato e fino ad oggi sono rimasti convinti che quel risultato fosse dovuto unicamente ai loro colpi di genio. O forse proprio non gli stava bene vincere in questo modo? In ogni caso qualcosa non va. Non si può negare quanto sia stato determinante il tam-tam che correva sui Social, dove puntualmente venivano sputtanate e ridicolizzate le esternazioni di Santanchè e di altri esponenti del centrodestra, trasformandole di fatto in un boomerang. Vogliono negare l'importanza delle pagine È tutta colpa di Pisapia o degli hashtags #batcaverna e #Sucate? E il video Il favoloso mondo di Pisapie pubblicato su youtube, poi diffuso tramite i social, era solo contorno o ha spostato voti? E la successiva campagna per i referendum? I quattro motorini Sì Piaggio che invitavano a votare 4 sì al referendum, ce li siamo dimenticati?



Ai miei occhi l'invito di Bersani, Bindi e Franceschini, ad ignorare quanto viene da questo mondo appare retrogrado ed imbarazzante. Appare come il tentativo di conservazione di un mondo vecchio che non vuole adeguarsi alla realtà del progresso. Nel 1500 avrebbero contrastato Martin Lutero denigrando le tipografie e a inizio '900 avrebbero giustificato l'ascesa di Mussolini e Hitler denigrando la radio e il cinematografo. Si aspettavano forse che i social avrebbero portato vantaggi solo per loro. Un luogo dove avrebbero potuto rappresentare sé stessi come piaceva loro, dove avrebbero potuto raggiungere facilmente potenziali elettori. E a costi ridotti per giunta. Ma allo stesso tempo sono gli elettori che possono raggiungere facilmente i loro eletti, è il rovescio della medaglia. E in un democrazia, quando il rapporto tra eletto ed elettore diventa più snello, non mi sembra che sia una cattiva cosa, anzi. Sì, è vero, i leader devono prendere decisioni, ma questo non significa che non debbano prestare attenzione all'umore dell'opinione pubblica, che oggi si esprime e si forma tramite questi nuovi strumenti. Se c'è qualcosa che ha sbagliato il PD e il csx, è stato proprio quello di stare troppo lontano da questo mondo, e non viceversa. O meglio ancora, di non essere stato capace di coinvolgere quelle forze fresche che di questi strumenti hanno padronanza.

P.S. “non sopravvive il più forte o il più intelligente, ma chi si adatta più velocemente al cambiamento”.  (Charles Darwin)


lunedì 11 marzo 2013

Del M5S e del PD, dell'Italia e dell'Europa


Eccomi tornato a scrivere sul mio blog. Sarà il particolare momento politico, sarà la moda della democrazia 2.0, ma oggi dopo tanti anni sento la necessità di offrire il mio punto di vista da queste pagine.
Queste elezioni hanno segnato l'emergere di un nuovo partito, il Movimento 5 Stelle, e una sonora sconfitta per il Partito Democratico. È su queste due principali notizie che verte la mia riflessione.

Il M5S è stato il vero trionfatore, più o meno inatteso, di queste elezioni. Si sprecano i paragoni del movimento con il fascismo, data l'apertura di Grillo a Casa Pound e la sua retorica anti-partiti, anti-sindacati e anti-giornalisti. Il revisionismo storico della capogruppo Lombardi ha rafforzato questa tesi, ma io ho un'altra opinione. Vedo maggiori analogie con la Rivoluzione francese che con quella fascista, ma non per questo si può stare più tranquilli. Anche lo Stato francese di fine '700 aveva enormi e prolungati problemi finanziari e cercò di risolverli con una tassazione esosa e incompresa dai cittadini. Oggi ci troviamo in una condizione simile e la trovata IMU ha consentito a Berlusconi una resurrezione insperata.
Ma il M5S ha dato maggiori risposte a quei cittadini che non si limitano a lamentarsi delle troppe tasse. Avvertono infatti, come i rivoluzionari parigini, la presenza di una classe sociale privilegiata, improduttiva e colpevole. È una classe sociale molto vasta, che comprende politici, banchieri, burocrati e grossi imprenditori. Sono loro ad essere considerati i responsabili del dissesto finanziario dello Stato e della società. Lo scollamento tra Stato e cittadini è tale che il semplice operaio o imprenditore non si sente responsabile del passivo pubblico e lo considera conseguenza delle malefatte della “casta”. Non vuole essere lui a pagare quella che considera una colpa della classe dirigente. La rabbia ha trovato sfogo nel M5S e nei suoi toni giacobini. “Tutti a casa”, “non faremo prigionieri”, “tutti ladri, tutti uguali”, “se ne devono andare” fino al “dovranno restituire tutto il maltolto” portano alla mente il rumore di ferraglia delle lame che scorrevano nei binari delle ghigliottine. C'è un'aria da Comitati della Salute pubblica.
I neo parlamentari che pretendono di essere chiamati semplicemente cittadini, sono l'espressione di un popolo che vuole riprendere il controllo di uno Stato percepito come strumento di oppressione, considerato chiuso e sordo alle loro esigenze, colluso con le multinazionali e le finanze internazionali. C'è in tutto questo movimento l'esigenza di rendersi nuovamente protagonisti, di riprendersi ciò che appartiene ai cittadini. Non c'è niente di più democratico di un popolo che chiede di gestire la cosa pubblica. Ma quello che può essere considerato un lato positivo, rischia di degenerare sull'esempio della Rivoluzione. Solo risposte costruttive possono evitarlo. Né il PD, né il Pdl, sono riusciti a offrirle, ma non è in grado  di farlo neppure il M5S, dove è forte e predominante la componente distruttiva.


Il PD può raccogliere queste istanze. Per farlo deve rinnovarsi profondamente. Nelle persone, nei metodi e nei temi.

Nelle persone
I delusi dal centrodestra hanno prima espresso apprezzamento per Renzi e poi non hanno votato o hanno votato Grillo. Bersani per loro è pur sempre un ex-comunista e non riescono a turarsi il naso fino a questo punto. I delusi dal centrosinistra, pure loro, non hanno votato o hanno votato Grillo per dare un segnale al PD. Per loro Bersani è espressione di un gruppo dirigente che ha fatto il suo tempo.
Il PD ha quindi bisogno di rinnovarsi prima di tutto nelle persone, ma non con cooptazioni e regie occulte. Deve essere un atto di chiara rottura con il passato; i giovani del partito devono farsi coraggio e mettersi in gioco senza l'aiuto dell'attuale dirigenza. Devono avere coraggio, perché ogni legame con il passato rischia di far apparire anche nuove figure come parte del passato. Di bruciarle insomma.



Nei metodi
Il PD continua a conservare parte dei metodi organizzativi e di comunicazione di un partito del Novecento. Nell'epoca dei 140 caratteri di twitter, di facebook e dei blog, la comunicazione richiede maggiore velocità e sintesi. Anche il confronto interno deve spostarsi su nuove piattaforme. Ogni parlamentare deve avere un profilo twitter e facebook attraverso cui comunicare con i cittadini. La consultazione della base su temi diversi può svilupparsi nei social network. Vero  è che questi strumenti sottraggono spazio alla riflessione e al confronto, ma il tentativo di perpetuare vecchie liturgie appare nostalgico. Ottimo passo in questo senso è stata la diretta streaming della Direzione Nazionale, con la riduzione dei tempi di intervento. Ma non è abbastanza e non può rimanere un caso isolato. Chi non si adegua ai tempi non è né buono né cattivo, semplicemente si estingue.
Le primarie invece sono un valido strumento di consultazione dei cittadini, ma devono ancora consolidarsi. La chiusura al secondo turno per la scelta del premier, il sistema dei capilista di Bersani e il recupero di alcuni candidati alle parlamentarie, hanno lasciato un senso di impotenza e di esclusione non solo a potenziali elettori ma anche ai militanti. Gli uni non hanno votato PD, gli altri si sono scoraggiati. Anche il versamento di 2 euro è poco accettabile da un partito che riceve milioni di euro come contributi pubblici. Si faccia di più per renderle più aperte e trasparenti.

Nei temi
Ho già scritto di quanto sia difficile far comprendere la necessità di controllare il debito pubblico. Questa attenzione alle questioni finanziarie fa apparire il PD come insensibile ai problemi della gente comune e colluso con i poteri economici. Non dico che il problema sia da trascurare perché non sarebbe responsabile, ma porvi tutta questa enfasi pone un muro di incomprensione tra eletti ed elettori. Bisogna parlare di problemi reali e quotidiani, di politiche per la famiglia, per la casa, di lavoro e di previdenza sociale, in modo semplice e schietto con proposte che arrivino anche all'ultimo dei cittadini. In sostanza il PD deve parlare ai più disagiati e non solo a chi è capace di intendere le questioni più complesse. Anche in Europa è necessario promuovere delle riforme. Il patto di stabilità e la politica di rigore sono percepite come affamanti e inique, come un servizio alle banche e non ai cittadini. Non bisogna parlare di Europa solo per giustificare la propria inazione, ma rappresentare i cittadini nelle istituzioni comunitarie che oggi molto decidono del nostro futuro. Insomma un po' di radicalità in più non guasterebbe.

domenica 25 maggio 2008

Pericolo squadrismo a Roma

Da questo blog lo avevamo detto. Lo avevamo preannunciato. Qualcuno ci ha persino riso dietro. Un sindaco postfascista a Roma avrebbe dato forza a un gruppo di esaltati e la convinzione che potessero fare in città quello che vogliono.
Oggi si inizia a intravedere a Roma, capitale d’Italia, un preoccupante rigurgito squadrista. I nazi dormienti intravedono nell’esito delle elezioni, una forma di consenso per le loro azioni violente e intolleranti. Così attaccano fisicamente il diverso. A Verona un ragazzo coi capelli lunghi. A Roma pestano l’extracomunitario e l’omosessuale. Qualcuno potrebbe sostenere che anche gli extracomunitari si sono resi responsabili di atti violenti nella capitale(non però gli omosessuali e i ragazzi coi capelli lunghi), e quindi sarebbe una giusta punizione(lungi da me questa posizione). Ma qui si parla di gruppi organizzati, di branchi, che premeditano e celebrano la violenza. Ringraziamo i giornali che riportano questi fatti e tengono alta la tensione. Ma non vorremo che questi fatti diventino una cosa così frequente da non essere più notizia. Spetta ora al neosindaco Gianni Alemanno dimostrare di non essere più fascista, di voler impedire che Roma diventi un campo di battaglia, di voler combattere lo squadrismo. Lo deve a tutti coloro che, pur essendo di sinistra, lo hanno votato.
Chissà cosa pensano oggi costoro. Sono curioso di saperlo. Di sicuro, se Alemanno li deluderà in questo, spetterà a loro la responsabilità di combattere queste forze. E per farlo, forse, dovranno prendere anche loro i bastoni e gli assi di legno e combatterli con i loro stessi metodi. Come si faceva negli anni settanta. La forza materiale si abbatte con la forza materiale.

mercoledì 14 maggio 2008

La dittatura dolce

Nel discorso tenuto alla Camera dei Deputati, il nuovo Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, offre la mano tesa al Pd, parla della necessità di un nuovo clima politico e di dialogo tra maggioranza e opposizione. Riconosce e apprezza il governo ombra e plaude il discorso di Piero Fassino.
Le reazioni a questo discorso sono state diverse all'interno del Pd. Alcuni esprimono soddisfazione, arrivano a prendersene merito. Altri invece invitano alla prudenza, non si fidano, temono nuovi raggiri. E' indubbio che la mossa di Berlusconi è stata di grande abilità: è riuscito a gettare nella confusione e nel panico il principale partito di opposizione. Gli stati d'animo infatti sono diversi e si riflettono nelle diverse posizioni all'interno del Pd.
Ciò che è accaduto ieri è l'emblema della vittoria politica di chi ha costretto i suoi avversari a scendere prima o poi a patti. Dopo quindici anni di duro scontro, Berlusconi può permettersi il lusso di tendere la mano ai suoi avversari che sono ormai allo frutta. L'egemonia culturale che la destra ha conquistato nella società grazie all'opera costante delle televisioni commerciali e non, costringe anche gli oppositori a chiedere elemosina di fronte all'incontrastato dominatore della politica italiana. Tra l'altro, il Berlusconi si permette di ignorare i suoi ex alleati dell' Udc che sono furibondi. Un chiaro segno di chi si sente così sicuro da non temere neppure il potere della Cei e del Vaticano.
Ormai andargli contro è impossibile e controproducente, meglio cercare di dialogare e di riconoscerne la potenza. Questo non significa però gettare definitivamente la spugna.
Il Pd cerca di abbattere il muro che Berlusconi ha posto tra i suoi oppositori e la società italiana, non con un martello o un altro corpo contundente, perché questo muro si è dimostrato troppo solido. Cerca invece di infiltrarsi come fa l'acqua e di indebolirlo fino a farlo marcire. Berlusconi è un uomo dalle grandi ambizioni e di un infinito narcisismo, ma privo di solidi convincimenti politici. Per soddisfare il suo ego illimitato si è prima alleato ai socialisti di Craxi, quindi ha sposato i postfascisti e i leghisti pur di vincere le elezioni e di non assistere impotente al suo tramonto. Si sarebbe alleato anche con i comunisti se questi gli avessero consentito di poter continuare a soddisfare i suoi istinti. E' questo il punto debole di Berlusconi che il Pd deve saper sfruttare. E' la linea dell' appeasement, la cui efficacia non è scontata.
E' un' impresa che non si può realizzare in poco tempo. Che fa tremare le vene ai polsi. Ieri quando ho sentito quel discorso ho avuto paura. La paura di chi non conosce il suo destino. Ma in politica bisogna avere il coraggio di affrontare le proprie paure.

sabato 3 maggio 2008

Grillo, diritto di cronaca


Non sono un fan di Grillo ultimamente, anche se è apprezzabile che sappia porre questioni importanti. Sicuramente sono un fan di Santoro, che fa giornalismo con passione, col rischio talvolta di lasciarsi deviare. Ma è un rischio a cui non ci si può sottrarre (se si è intellettualmente onesti) e considero Santoro un baluardo di fronte al monopolio dell'informazione televisiva. Speriamo non ci siano nuove purghe.

Di seguito la lettera pubblicata in risposta alle critiche piovute dopo la trasmissione di giovedì ad Annozero dove Vittorio Sgarbi (un uomo che cambia campo politico a seconda del vento che tira) si è reso protagonista di un attacco turpiloquiante e vergognoso.


Ho fatto come sempre il mio lavoro, con ottimi risultati per l’azienda e portando a termine una trasmissione difficile che ha dovuto sopportare durante il suo svolgimento insulti e provocazioni preordinate. Ritengo di aver esercitato il diritto di cronaca dando conto, come altri programmi, dei momenti più significativi della manifestazione promossa il 25 aprile a Torino da Beppe Grillo. L’ho fatto nell’esclusivo interesse del pubblico, con un lavoro di edizione che ben risultava dalla messa in onda, ma del quale, se vorrà, il Presidente Petruccioli potrà essere informato ascoltando montatori e giornalisti che lavorano con passione nella nostra redazione e che sono abituati a usare la loro professionalità al servizio del pubblico e non per conto terzi. Tutti i partecipanti ad Annozero, compreso Marco Travaglio, che aveva preso parte al V-Day, hanno avuto espressioni di critica e avanzato rilievi nei confronti di Grillo; c’è stato anche chi l’ha insultato con estrema violenza. Le affermazioni di Beppe Grillo sul Presidente Napolitano, già presenti nelle cronache di tutti i giornali italiani, sono state riportate senza la volontà di farle proprie. Non riportarle avrebbe rappresentato, a mio parere, una grave omissione e una censura. La stessa considerazione vale per i giudizi sul professor Veronesi e su qualunque altro personaggio pubblico. Poiché Grillo è di fatto un soggetto politico, va attribuita esclusivamente a lui la responsabilità di ogni sua dichiarazione, come confermano recenti sentenze della Corte di Cassazione e come normalmente avviene per Berlusconi, Bossi, Mastella e qualunque altro leader politico. Spetta dunque ai tribunali e non ai giornalisti valutare la portata calunniosa delle affermazioni fatte dai soggetti politici e non mi risulta che ci siano state iniziative in tal senso, perché altrimenti ne avrei dato volentieri conto. Sono pronto a rispondere in qualsiasi sede della correttezza dei miei comportamenti e resto fiducioso in attesa delle iniziative che intenderà intraprendere il Presidente Petruccioli, ma non ritengo che esse potranno continuare a consentire ai leader dei partiti di dire quello che vogliono nella televisione pubblica, proibendo invece a un unico soggetto politico, Beppe Grillo, di esprimere il proprio pensiero. La Rai appartiene infatti al pubblico e non ai partiti e la libertà d’espressione è tutelata dalla Costituzione Repubblicana.


Michele Santoro



mercoledì 30 aprile 2008

Sconfitta totale

Anche Roma va al centrodestra. Dopo 15 anni di amministrazione del centrosinistra, dopo soli due anni dalla vittoria schiacciante di Veltroni, ottenuto con il 61% dei voti, il centrodestra riesce a conquistare la capitale. E per di più con un postfascista dal passato oscuro come Alemanno. Dopo questo risultato si può dire che è stata una sconfitta totale.
Si è arrivati alle politiche con la speranza che la nuova creatura potesse mettere in difficoltà Berlusconi e recuperare consensi, che potesse almeno ambire a impedire la definizione di una maggioranza ampia in Senato, in modo che il centrodestra sarebbe stato costretto a trattare su tutte le questioni fondamentali. Così non è stato e c'è da chiedersi il perché e come ripartire.
Non attaccare l'avversario non è servito a conquistare il centro, anzi ci ha fatto perdere voti a sinistra a favore della Lega. Ciò significa che lo ha addirittura avvantaggiato. Si è fatta sentire l'assenza della sinistra che ha sempre avuto il ruolo di raccogliere il voto di protesta e di fornire rappresentanza alle classi deboli. Il Pd crede nel mercato e nella liberalizzazione delle risorse, crede nella circolazione dei beni e delle conoscenze. Ma in questa fede non deve essere fondamentalista e ideologico. Il mercato infatti è un'opportunità, ma spesso crea storture e inefficienze che pagano principalmente le classi deboli. La concorrenza perfetta non esiste e la piena allocazione delle risorse è impossibile. Quando ciò si verifica è necessario ascoltare i problemi che vengono dal basso e offrire una soluzione. L'atteggiamento di Berlusconi su Alitalia, per quanto sia populista, è politicamente efficace perché dimostra di avere attenzione ai problemi dei lavoratori e della gente comune. Almeno, questo è ciò che ci appare. A poco servono poi i discorsi sul debito pubblico e sulla meritocrazia o capacità imprenditoriale che risultano poco comprensibili ai più perché non li tocca direttamente. Tutto ciò spiega il botto della Lega e il fiasco della Sinistra, la differenza tra Veltroni e Berlusconi. Veltroni ha proposto un'idea di società, Berlusconi semplicemente si è adattato all'esistente. Ma non è tutto.
Il Pd paga anche la sua natura ambigua, soprattutto sui temi civili. Il risultato di Roma parla chiaro. Zingaretti alla provincia vince e Rutelli al comune perde. Una punizione verso una candidatura poco innovativa e poco coraggiosa, come quelle di De Luca e Calearo in Parlamento. Una punizione verso una linea sui diritti civili ben rappresentata da Rutelli: poco chiara e poco di sinistra. O meglio ancora, poco liberale. Su questo punto bisogna fare chiarezza, bisogna capire se si vuole realmente offrire un'alternativa agli elettori o appiattirsi sulle posizioni del centrodestra. Rimango decisamente sconvolto quando sento che elettori di sinistra hanno votato Alemanno invece che Rutelli, ma questo testimonia il definitivo sdoganamento dei postfascisti anche nella sinistra italiana.
Il Pd ora in Parlamento dovrà fare sostanzialmente due cose. La prima è risolvere in maniera definitiva il conflitto d'interessi e porre fine a una situazione che sta consegnando al centrodestra una egemonia culturale sulla società italiana. La seconda è lavorare a riforme istituzionali per un sistema bipolare dell'alternanza ma non bipartitico, che gli italiani, nella loro cultura campanilistica figlia dei Comuni rinascimentali, dimostrano di patire. Quindi dovrà radicare il suo partito sul territorio e risolvere questioni che lo rendono troppo ondivago agli occhi della società italiana ma soprattutto al suo elettorato di riferimento.
Tutto ciò, con pazienza e intelligenza, si può fare.

venerdì 25 aprile 2008

Onore ai caduti

Onore ai caduti,
A coloro che hanno preso in mano un fucile,
A coloro che hanno preferito morire,
A coloro che hanno difeso la loro e la nostra libertà,
A coloro che hanno sconfitto lo straniero.
Onore a chi ha continuato a essere libero,
A chi ha bevuto l'olio di ricino,
A chi è finito in prigione,
A chi ha tenuto fede alla sua coscienza democratica.
Onore a Matteotti,
a Gramsci,
a Gobetti,
a Don Sturzo,
ad Amendola,
ai fratelli Roselli, ad Emilio Lussu.
Grazie a tutti loro,
Onore all'Italia, onore alla Repubblica.


“Ho l’onore di sedermi dalla parte dei vincitori e tale onore me lo hanno dato i partigiani”
(A.De Gasperi, 25 aprile 1945)

giovedì 24 aprile 2008

Non passa l'Alemanno


Se non rimpiangi il fascismo, vota Rutelli.

lunedì 21 aprile 2008

Uno sguardo alla Capitale

Riparte da domenica la rincorsa del Pd e di tutto il centrosinistra. Nel mentre che si discute su come riorganizzarsi per fare opposizione al nascente governo Berlusconi, si terrà infatti questa domenica il ballottaggio per eleggere il nuovo sindaco di Roma. Dopo 15 anni di onorato servizio mi auguro che il centrosinistra riesca a confermarsi con la guida di Rutelli che già in passato ha ben amministrato la capitale. Ancor di più me lo auguro quando il suo avversario si chiama Alemanno. Il problema sicurezza è infatti molto sentito negli ultimi tempi e son sicuro che Rutelli saprà trovare le giuste contromisure, ma mi preoccupa sinceramente l' eventualità che a preoccuparsi del problema sia un personaggio dal passato oscuro come il candidato del PdL.
A Roma infatti sono già stati segnalati negli ultimi tempi preoccupanti rigurgiti di squadrismo fascista e temo che con un esito elettorale nefasto il fenomeno possa degenerare. Alcuni di questi delinquenti potrebbero sentirsi legittimati nelle loro azioni violente. Il fascismo deve essere combattuto con una dura opposizione e repressione e non con la linea morbida. E' contro questi personaggi che si appropriano del diritto di esercitare la violenza, che occorre la "tolleranza zero", più che con altri.
Non credo che questo sia capace di farlo Alemanno, perché già in passato si è reso pure lui protagonista di eventi incresciosi. Si parla tanto del passato di politici del centrosinistra, ma si dimentica che nessuno dei suoi ministri è mai stato in gabbia. Alemanno invece ha già scontato 8 mesi di carcere per aver lanciato una molotov contro l'ambasciata dell' Unione Sovietica a Roma. Successivamente è stato fermato per resistenza aggravata a pubblico ufficiale, in occasione di una visita a Roma del presidente degli Stati Uniti George Bush senior. Insomma, un personaggio ambiguo che ha cercato anche i voti di chi si dichiara orgogliosamente fascista come Storace (se non fare dietrofront, in seguito alle proteste della comunità ebraica) e che nel 1991 alla guida del Fronte della Gioventù, contestò duramente Umberto Bossi, oggi suo alleato di governo. Nonostante ciò è stato ministro e oggi si candida a guidare la capitale. Non oso pensare a come possa cadere nel degrado e nella violenza la nostra capitale, se amministrata da un fascista.

domenica 20 aprile 2008

L' Italia è un paese di destra

Passata la sbornia delle elezioni, passati i momenti caldi, è ora di analizzare la situazione a mente fredda. Osservando i flussi elettorali e la geografia del voto è evidente una cosa. I ceti popolari, i ceti deboli, i ceti meno istruiti votano oggi a destra. Il Pd tiene soprattutto nei grandi centri urbani mentre cede nelle zone rurali, nelle periferie. Nella mia città, Quartu S.Elena (70mila abitanti), nei quartieri poveri e di periferia il Popolo delle Libertà prende percentuali che vanno dal 60 al 75 per cento. Più contenuti i distacchi nelle zone centrali e nelle zone residenziali. Che riflessioni si possono fare a proposito?
Innanzitutto bisogna considerare il peso che ha avuto in queste elezioni il voto "utile" e la polarizzazione e personalizzazione sempre più crescente del confronto politico. Mi chiedo infatti se, in una possibile alleanza con la Sinistra Arcobaleno, Veltroni avrebbe potuto catalizzare una parte di quei voti popolari che invece sono andati alla Lega. E' possibile che ci sarebbe stato un distacco più contenuto e quindi una maggioranza più ridotta per Berlusconi&co. Questo però non è avvenuto, non solo per colpa di Veltroni, ma anche di chi ha continuamente attaccato il Pd sin dalla sua nascita nella speranza di poterne ottenere un vantaggio. In queste condizioni "andare da soli" si è rivelata una scelta obbligata e spero salutare per la Sinistra. Negli ultimi 15 anni infatti, la sinistra cosiddetta radicale ha badato troppo a difendere il suo piccolo feudo elettorale senza pensare a come organizzarsi per incidere nella realtà quotidiana. Si è rinchiusa nelle sue certezze ideologiche e ha lasciato agli alleati il compito di elaborare una strategia di governo e un'idea condivisa di società. Quando le forze riformiste hanno tentato, con il Pd, di semplificare il quadro e rendere più compatto il proprio schieramento, si sono dovute sottoporre al fuoco "amico". Di questa spaccatura si è avvantaggiata la destra.
Il fatto che i ceti popolari oggi votino soprattutto a destra è determinato dalla posizione dominante di Berlusconi nel sistema televisivo, il più importante centro di informazione contemporaneo. Circa l' 80% degli italiani si informano infatti tramite la televisione ed è difficile in questa situazione contrastare il tycoon italiano. Un altro problema importante da affrontare per le sinistre è il debito pubblico, che rischia di incidere sulla capacità di accedere a prestiti con interessi agevoli e limita quindi la capacità di investire soprattutto dei piccoli e quindi dei più deboli. Ma anche questo problema rende necessarie soluzioni impopolari e difficili. Il conflitto di interessi e il debito pubblico sono due grossi problemi del nostro paese che si possono affrontare però solo con una grande forza compatta che non si sfilacci alle prime incomprensioni e dove vi sia grande spirito di sacrificio. Quello che rimprovero maggiormente a Bertinotti&co., non sono tanto le loro istanze e le loro proposte politiche, ma più che altro la loro mancanza di elaborare una strategia efficace nell'odierno sistema.
Un altro importante tema emerso da queste elezioni è la questione sicurezza. E' chiaro che l'alto numero di immigrati che arrivano in Italia sono percepiti come una minaccia soprattutto dai ceti più deboli della nostra società. A parte il ruolo importante che gioca la televisione anche su questa tematica, emerge con chiarezza il rischio potenziale e preoccupante di una guerra tra poveri, che è sempre stato lo strumento utilizzato dalle classi alte per tenere a bada i malumori che arrivano dal basso. Bene, io credo che sia necessario per le sinistre elaborare a proposito una strategia efficace, libera da lacci ideologici, che impedisca lo scoppio definitivo di uno scontro sociale con conseguenze devastanti.
L'altra cosa chiara che emerge, e che costringe tutte le sinistre a prenderne atto per potersi confrontare con la realtà, è che oggi l'Italia è un paese di destra.

mercoledì 16 aprile 2008

L' Italia e Kilombo

Scusatemi se mi permetto, scusatemi se sarò cattivo, ma dopo questi risultati, ho da togliermi qualche sassolino dalle scarpe.
E' da parecchi mesi infatti che su Kilombo il Pd e Veltroni vengono dipinti come traditori della causa, come un partito sporco, come dei truffatori, come degli arraffatori. Si è detto di tutto e di più, che era un partito farlocco, che era un partito al servizio della Chiesa e di Confindustria. Bertinotti e Boselli sempre lì a pungere e a cercare di provocare emoraggie. Anche su questo blog sono arrivati degli strali, a cui ho risposto sempre pacatamente ed educatamente. Ho avuto anche paura che di fronte a questo sciaccalaggio gli italiani non avrebbero capito quello che stiamo cercando di fare con il Pd, temevo la sorpresa, temevo il fallimento. E invece ad affondare sono stati coloro che questo progetto l'hanno sempre ostacolato e deriso, che l'hanno appoggiato quando gli faceva comodo e attaccato quando ci stavano stretti. Il Pd ha perso? Veltroni avrebbe perso comunque, non gli sarebbero certo bastati i voti dell' Arcobaleno e dei Socialisti, e sicuramente avrebbe dovuto prendersi tutti gli oneri della sconfitta. Meglio perdere da soli e assumersi da soli le proprie responsabilità, senza sciacalli che vivono di rendita. In politica non conta perdere o vincere le elezioni, ma essere incisivi sulla società. Il Partito Democratico questo lo ha capito e ha smesso di seguire Berlusconi su questa strada. Il Partito Democratico ha vinto perché ha saputo prendersi le sue responsabilità, ha saputo interpretare il sentimento dei cittadini che vogliono una sinistra di opposizione quando deve fare l'opposizione e una sinistra di governo quando deve governare. Il cittadino italiano si chiede:" Ma per quale motivo dovrei votare per chi non riesce neanche a governare quando ne ha la possibilità?" Questo si chiede. Ma su Kilombo è pieno di persone che credono di rappresentare la migliore tradizione della sinistra italiana e invece non rappresentano che sé stessi.
Il risultato del Pd è positivo se si pensa alle condizioni di partenza, di un governo incapace di operare per i suoi conflitti interni, di un Prodi che ha dovuto tirare fuori tutta la pazienza e la grinta di cui era capace per tenere in piedi una maggioranza irresponsabile che non si rendeva nemmeno conto dei numeri che c'erano in Parlamentoe che impedivano azioni di ampio respiro. Già un programma di 281 pagine sta a testimoniare quanta poca coesione ci fosse allora.
Veramente ridicoli Giordano e Boselli che accusano Veltroni di aver consegnato l'Italia a Berlusconi. Son loro, con la loro miopia politica ad aver reso impossibile una efficace azione di governo puntualmente pagata alle urne. Di una comicità incredibile poi le affermazioni da loro fatte sulla necessità di ripensare la sinistra italiana e di riunire i progressismi, cosa che il Pd ha iniziato a fare da parecchio tempo ormai e su cui ha trovato sempre la porta chiusa in faccia da quei partiti gelosi dei loro simboli e della loro storia. Sono un po' tardi. Voglio vedere che riusciranno a fare, già Diliberto dice che bisogna ripartire dalla falce e martello. Non è sicuramente un buon inizio.
Mi fa piacere che gli italiani abbiamo capito dove stanno le responsabilità di tutto quanto avvenuto e abbiano deciso di affidarsi a quella che può essere l'unica sinistra di governo in Italia, ossia il Pd. In questa campagna mi son riscoperto molto più veltroniano di quanto lo sia mai stato. Ho ammirato l'enorme sforzo fisico compiuto da un uomo che ha girato in lungo e largo tutta l'Italia, che ha saputo imporre i temi in campagna elettorale, che ha sfidato Berlusconi nel suo campo, ossia quello della comunicazione, e ha tenuto ampiamente botta. Ancora di più mi sento in linea con lui quando propone da forza di opposizione il governo ombra, così come avviene in Gran Bretagna, la vera patria della democrazia e dei diritti civili.
Si può fare, perché questo partito e questo progetto ha messo la sua ancora a sinistra e gli rimane ora solamente da conquistare il centro per vincere le elezioni, lì dove non ha sfondato per responsabilità del precedente governo. Usando la stessa metafora nautica, scialuppe di esplorazione dovranno muoversi alla ricerca del centro con la nave maestra ben salda a sinistra. Bisogna insomma capire perché questo non è avvenuto. Gli avversari e anche qualche membro interno del partito, dicono che il Pd è una Dc che guarda a sinistra. E' una visione che appartiene al passato della Prima Repubblica. Nella Terza Repubblica che va costruendosi grazie alle scelte coraggiose del Pd e di Veltroni, il nuovo partito sarà una forza di sinistra con lo sguardo sempre ben rivolto al centro, così come avviene in tutti i sistemi partitici bipolari. Com'è che si dice? Scacco matto!


martedì 15 aprile 2008

I prossimi cinque anni

E' chiaro che ci sarà una maggioranza netta anche al Senato e quindi il prossimo sarà un governo Berlusconi. Il terzo. Chi potrà contrastarlo?
L'unica forza di opposizione rimasta è ormai il Partito Democratico che dovrà assumersi quest' onere, ma dovrà farlo con responsabilità e negli interessi del paese. Trovo il risultato del Pd più che ottimo e nelle attese. Francamente non si poteva fare di più. Mi aspettavo, a essere onesto, una sorpresa, e la sorpresa c'è stata. Una Sinistra Arcobaleno che non riesce a ottenere neanche un seggio è veramente sconvolgente nel quadro politico uscito dalle nuove elezioni. Bertinotti si ritira e dice che si deve continuare nella costruzione di un soggetto politico che riunisca i progressismi presenti in Italia. Ma a me sembra palese che quello lo stia già facendo, e molto meglio, il Partito Democratico. Si ritira anche Boselli. De Mita che ha cambiato casacca per un posto al sole, pure lui non riesce ad entrare in parlamento. Dopo Mastella l' Italia continua a liberarsi della sua spazzatura. Gli italiani hanno scelto con il loro voto di avallare la "vocazione maggioritaria" dei partiti. E io credo che abbiano anche individuato chiaramente dove stanno le responsabilità dell'ultimo governo Prodi.
Il Pd ha assorbito i voti di sinistra ma non è riuscito a sfondare al centro non per colpa di Romano Prodi, ma a causa dell'inefficienza del suo governo e della coalizione che l'appoggiava. Queste responsabilità hanno infine pesato sul risultato elettorale dove Veltroni ha fatto l'impossibile. Spetta quindi al Partito Democratico rappresentare i lavoratori e le fasce deboli della società, i giovani, le donne; operare per la costruzione di un'Italia moderna legata a un' idea di società fondata sulla legalità. In questo dovrà per forza cercare di collaborare con la maggioranza e incidere là dove può incidere. Ora che il quadro si è ben definito si può cominciare a fare politica vera anche nella definizione più dettagliata di questo nuovo partito.

giovedì 10 aprile 2008

Parte la corsa alle poltrone

Stamattina, come mi capita spesso, guardavo la Tv su LA7: era presente Berlusconi che sfoggiava tutte le sue arti seduttive alla conquista dell'elettore medio. Di fronte aveva un paio di giornalisti che rivolgevano domande al fulmicotone. Tra questi vi era tale Oscar Giannino, penna prediletta di Libero, e come tale ossequente al cavaliere. Tanto ché gli rivolge una domanda che è un assist per lo psiconano. Gli permette di parlare della sua famiglia e di puntare diretto all'uomo qualunque. Già qui mi deprimo a pensare al ruolo avvilente della stampa contemporanea, nata come cane da guardia del potere e, istituzionalizzatasi, ridotta ormai a semplice ciambellano di corte. I giornalisti ormai fanno domande a richiesta mentre nel loro ruolo dovrebbero comportarsi come un plotone di esecuzione pronto a castigare l'intervistato.
Ma il botto arriva quando Berlusconi afferma che per dare la presidenza di una della camere al Pd in caso di una sua vittoria, si dovrebbe prima dimettere il Presidente della Repubblica. Solita sortita berlusconiana, la solita fesseria che ormai mi fa sorridere. E' una battuta con cui Berlusconi cerca di nascondere le difficoltà che ha all'interno del suo partito, dove la caccia per un posto al sole è partita in anticipo. I pretendenti sono così tanti che non si può lasciare agli avversari nessuna poltrona, proprio come dovette fare Prodi nel 2006. Ma la stampa e, cosa ancora più triste, i suoi avversari politici hanno ripreso la dichiarazione e lanciato accuse. In questo modo non hanno fatto altro che fargli ulteriore pubblicità e gli hanno offerto ulteriori pretesti per dipingersi come vittima. Un pugile suonato tenuto in piedi dai suoi avversari. Gli argomenti son sempre gli stessi e proprio poco fa ho saputo che l'acquisto di Ronaldinho verrà annunciato domenica per ovvi motivi. Questa è l'Italia berlusconiana.

sabato 5 aprile 2008

Noi, Vescovi di Sicilia

Meno otto alle elezioni. Si vota anche per il rinnovo del consiglio regionale in Sicilia, una terra martoriata dalle cosche mafiose. Non mancano le interconnessioni del potere istituzionale con le cosche tanto che si va al voto proprio per le dimissioni di Totò Cuffaro, condannato a cinque anni per favoreggiamento. Nonostante ciò si presenta alle politiche per un posto sicuro al Senato e alla presidenza della Regione Sicilia si candida il suo erede Raffaele Lombardo che ebba a dire: "Non ci piace Garibaldi, noi dobbiamo rivalutare i nostri briganti". Di fronte a queste candidature, propongo un documento pubblicato dai vescovi siciliani nel 1994, all'indomani dell'omicidio di Don Pino Puglisi da parte della mafia.


Incompatibilità della mafia con il Vangelo
«E’ nostro dovere ribadire la denuncia, altre volte espressa, circa la sua assoluta incompatibilità con il Vangelo […] Tale incompatibilità con il Vangelo è intrinseca alla mafia per se stessa, per le sue motivazioni e per le sue finalità, oltre che per i mezzi e per i metodi adoperati. La mafia appartiene, senza possibilità di eccezione, al regno dei peccato e fa dei suoi operatori altrettanti operai del Maligno».

I mafiosi sono fuori della comunione della chiesa
«Per questa ragione, tutti coloro che, in qualsiasi modo deliberatamente, fanno parte della mafia o a essa aderiscono o pongono atti di connivenza con essa, debbono sapere di essere e di vivere in insanabile opposizione al Vangelo di Gesù Cristo e, per conseguenza, di essere fuori della comunione della sua Chiesa. Né potrà ritenersi escluso da questo giudizio chi, trovandosi in una delle suddette condizioni, pretendesse di coonestarla con atti esteriori di devozione o con elargizioni benefiche. Al limite, siffatte manifestazioni dovranno essere considerate strumentali e perciò false ed esse stesse peccaminose».

A un cristiano non è lecito ricorrere alla mafia per avere aiuti o vantaggi
«Per questa stessa ragione chiedere o accettare qualsiasi forma di intermediazione a persone conosciute come appartenenti o contigue alla mafia e in quanto tali, qualunque sia il vantaggio che se ne voglia o possa ricavare, si deve ritenere che rientri sempre, quanto meno indirettamente, ma non meno colpevolmente, nella fattispecie della connivenza e della collusione».

Contro la mafia la Chiesa oppone il Vangelo
«Contro questa mentalità mafiosa e contro la violenza della mafia, noi Vescovi di Sicilia intendiamo opporre, ancora una volta e più decisamente, la forza disarmata ma irriducibile dei Vangelo, una forza che è per se stessa rivolta alla persuasione, alla promozione e alla conversione delle persone, ma è nello stesso tempo intransigente nel non autorizzare sconti o ingenue transazioni per ciò che concerne il male, chiunque sia a commetterlo o a trarne profitto».

Don Puglisi nuovo modello per tutti, preti e laici
«Don Giuseppe Puglisi ha incarnato pienamente questa duplice forza del Vangelo: egli rappresenta un’indicazione per tutti noi; il modello che ne deriva per il clero di Sicilia e per ogni vero cristiano è la sfida che lanciamo a chiunque gli competa. Se questa sfida dovesse bastare a giustificare per la pastorale delle nostre Chiese la qualifica di pastorale di frontiera, noi la accettiamo, ma solo nel senso della duplice forza dei Vangelo appena rivendicato e con l'invincibile speranza di una redenzione sempre possibile per tutti che da esso ci deriva».