mercoledì 28 novembre 2007

Gioventù bruciata

La settimana scorsa ho partecipato a un incontro con l' Assessore al Lavoro della Regione Sardegna Romina Congera e Amalia Schirru, parlamentare impegnata nella Commissione Lavoro della Camera. Sono emerse prepotenti dal pubblico alcune domande sulle cooperative/agenzie interinali considerate uno dei peggiori effetti della legge 30/2003 sul lavoro, la cosiddetta legge Biagi. Domenica invece è la trasmissione Report a dedicare un intera puntata all'attività di queste agenzie che somministrano lavoro grazie agli appalti che ricevono dalle amministrazioni pubbliche che ormai non assumono più se non per le figure altamente qualificate. Ciò che stupisce è che di fronte a questa situazione, peraltro ben nota, è che non accada assolutamente nulla come lamenta giustamente nel suo blog Doktorgeiger.
Queste agenzie infatti non solo intermediano nell'incontro tra domanda e offerta di lavoro ma successivamente continuano a incassare buona parte dello stipendio del somministrato e continuano quindi a guadagnare sul suo lavoro. Nel caso degli appalti pubblici, come denunciato da Report, queste agenzie ricevono anche 15 euro per ora lavorata e al somministrato lasciano la miseria di 6,50 euro. E' quella che si può definire secondo la vecchia legge 1369/60 abolita in seguito all'approvazione della legge 30/2003, intemediazione di manodopera, allora vietata. Ciò che non si capisce è che ruolo abbiano queste agenzie e cosa giustifichi l'enorme quantità di denaro che ricevono sul lavoro altrui e ancor più grave è il fatto che le pubbliche amministrazioni si rivolgano ormai unicamente a queste agenzie, semplicemente perché in questo modo possono meglio controllare la distribuzione di posti di lavoro e garantire le loro clientele.
E tutto ciò avviene soprattutto sulle spalle di noi giovani, poco abituati a lottare per i nostri diritti e più attenti al nostro look e alle vicende dei reality-show. Tempo fa ho visto un film di Bertolucci(Novecento) dove un giovane contadino interpretato da Gerard Depardieu di fronte alla delusione dei suoi compagni per la latitanza della Lega e del Partito durante il Ventennio dice loro: "il partito sta dove c'è uno che lavora"

lunedì 26 novembre 2007

Il governissimo di Walteroni Berluscalter

In un recente post ho già sottolineato i rischi per Prodi di un dialogo per le riforme tra maggioranza e opposizione. Dicevo che Berlusconi avrebbe teso i suoi tranelli con il rischio che Veltroni e la maggioranza si ritrovassero in mano con un pugno di mosche.
Ora le sirene iniziano a cantare, si fa più chiara la strategia del neonato Popolo/Partito delle Libertà. Così, ieri, in occasione dell'incontro a Saint Vincent, Giulio Tremonti ha affermato con voce soave che le riforme si possono fare ma ha ricordato a tutti che la Costituzione Repubblicana fu scritta con un governo dove stavano insieme Togliatti e De Gasperi e che "non si può collaborare al mattino e alla sera fare opposizione". L' Espresso di questa settimana pone in prima pagina una gigantografia di Berlusconi e ne esalta le doti di stratega. Le grandi manovre sembrano iniziate.
Condivido di fondo le parole di Tremonti ma come ho scritto qualche giorno fa bisogna stare attenti a non farsi prendere di sorpresa (o detta volgarmente, a farsela mettere nel culo). Se si ha una reale volontà di riformare il nostro sistema per realizzre una democrazia compiuta allora sul piatto dovrà essere messa anche la riforma del sistema radiotelevisivo.
Un informazione televisiva plurale, una Tv che dia ai cittadini tutte le informazioni necessarie a formarsi un opinione da esprimere attraverso un voto val bene il governo Prodi.

giovedì 22 novembre 2007

I fascisti non cambiano

La polizia italiana è fascista? Chiedetelo a Mark Covell

A Genova furono violati i principali diritti umani? Chiedetelo a Mark Covell

Negli ultimi cinque anni in Italia esisteva la libertà di informazione? Chiedetelo a Mark Covell

Inchiesta Parlamentare o Corte europea dei diritti umani di Strasburgo? Chiedetelo sempre a lui, Mark Covell

"L' Unione Europea potrebbe sospendere l' Italia dall' Unione finchè tollerate il fascismo se vincessimo, e vinceremo"

Vai avanti Mark, non ti fermare. Fallo per gli italiani ma soprattutto per te stesso.

martedì 20 novembre 2007

La nuova stagione (delle riforme)

Occhio al bluff.
Dopo il 14 novembre sarebbe dovuta implodere la maggioranza e invece è esplosa la minoranza. Gli stracci che volano sono così tanti che riescono a coprire il cielo. Il venditore di vasi esce dall'angolo in cui si era infilato e si rilancia con una ingegnosa operazione di marketing. Crea nuovamente un partito dal nulla (in realtà è sempre lo stesso con unico padrone e un unico pensiero) per lanciare un imponente operazione mediatica e stritolare i suoi (ex)alleati.
E' evidente che si apre una nuova stagione (delle riforme). L' omino di burro cerca di legittimarsi come leader e unico rappresentante della minoranza e umilmente chiede al neonato PD questo favore. Veltroni dovrà stare molto attento e molto attenta dovrà stare tutta la maggioranza. Il soggetto cerca infatti nuove mani a cui aggrapparsi e non bisogna offrirgli ciambelle di salvataggio. Come? Veltroni dovrà tenere sempre la palla dell'azione e non cedere ai ricatti e alle condizioni, trattare da una posizione di forza e ben attento agli umori della maggioranza. Si rischia di essere coinvolti nell'implosione generale e Veltroni ha una grande opportunità di essere la guida di riforma di un intero sistema Paese. Stavolta dovrà mostrare tutta la sua capacità politica perché anche il baffetto (che la politica la conosce bene) cadde sotto i tranelli dello psiconano che in quanto ad abilità nella politica politicante non ha rivali.

domenica 18 novembre 2007

Il tentativo di Golpe

Che Berlusconi tenti di impostare il dibattito politico per vie mediatiche non è una novità. Fin dalla sua "discesa in campo" ha sempre cercato di instaurare un rapporto diretto con la popolazione attraverso i media e ha rifiutato il confronto con la classe politica che esercita costituzionalmente la sovranità popolare. Un modo di fare politica sempre avversato da chi crede la politica si faccia in altra maniera, con capacità di dialogo e di persuasione.
In questi giorni però la strategia berlusconiana ha fatto un salto di qualità preoccupante. La raccolta di firme per chiedere elezioni è un vero e proprio tentativo di colpo di Stato. La democrazia si fonda su regole condivise nel cui seno i cittadini e i loro rappresentanti si confrontano pacificamente e questo insieme di regole sono scritte nella nostra Costituzione. Periodicamente i cittadini vengono chiamati ad esprimersi tramite elezioni con cui nominano i loro rappresentati in Parlamento avallando un sistema di democrazia rappresentativa che finora ha dimostrato di funzionare decisamente meglio dei sistemi di democrazia diretta che hanno invece sempre portato al caos, allo scontro violento e all'instaurazione di regimi dittatoriali. E' la cosiddetta costituzione perfetta di Polibio dove il popolo esercita il potere democratico esprimendo le sue volontà e le sue esigenze e nomina un capo di governo, il quale esercita il potere monarchico con il compito di soddisfare le loro esigenze. Nella sua azione il capo di governo (o monarca) è controllato da un elité di (chiamiamoli così) intellettuali anch'essi nominati direttamente dal popolo, nell'esercizio di quello che Polibio definì il potere aristocratico. Perché questo sistema funziona? E' impossibile chiedere al popolo di decidere e di esprimersi su ogni singola azione di governo, è in sostanza inapplicabile la democrazia diretta perché l'esercizio dell' arte di governo richiede una conoscenza profonda delle cose che non tutti ovviamente possono avere e probabilmente non vogliono neppure. Così si rendono necessari dei delegati del popolo che abbiano il compito di tenersi continuamente aggiornati sull'azione del governo e lo controllano. Sono gli eletti, ossia i prescelti che in linea teorica dovrebbero rappresentare il meglio della nostra società. L'eliminazione di questo tramite porta a quel regime dittatoriale che gli storici definiscono "bonapartismo".
Quindi chiedere nuove elezioni (con 5, 10 o 15 milioni di firme) quando c'è un governo sostenuto nei fatti da una maggioranza parlamentare nominata dal popolo è un tentativo di golpe bonapartista. Si mette in discussione l'intero impianto costituzionale che permette di confrontarci liberamente e pacificamente. Se passasse questo proposito allora anche le forze politiche del centrosinistra potrebbero chiedere all'indomani di elezioni vinte dal centrodestra ancora nuove elezioni e non la finiremo più se non con una guerra civile. Un governo non deve durare necessariamente lo spazio di una legislatura ma può essere deposto solo se privo di una maggioranza parlamentare.
Per fortuna al Quirinale c'è Napolitano e per fortuna il centrosinistra non ha ceduto alle proposte di Berlusconi a suo tempo, altrimenti chissà che pericolosa strada avrebbe potuto prendere questa iniziativa.

martedì 13 novembre 2007

Calcio o non calcio, questo è il problema

Negli ultimi tempi negli stadi ormai si era riusciti a mettere la museruola ai tifosi o comunque a farli apparire come il male del calcio e quindi a isolarli. Alla prima occasione hanno cercato di prendersi la rivincita e di mettere a ferro e fuoco gli stadi e le città per dimostrare che sono ancora loro i padroni del calcio. Ma è stato il colpo di coda di una bestia prossima a esser domata, una volta applicato con efficacia il decreto Pisanu e le recenti innovazioni del decreto Amato-Melandri si porrà definitivamente fine al dominio degli stadi di questi personaggi spesso guidati da menti eversive.
Sono un tifoso di calcio da sempre, da quando ero bambino e aspettavo pazientemente il mercoledì di coppa per guardarmi tutte le partite. Poi sono cresciuto e ho iniziato ad andare allo stadio, anche in curva, anche tra gli ultras. Quello che vedevo erano personaggi sbandati, in cerco di un passatempo, poco preoccupati della sorte della loro squadra e molto preoccupati invece di rimarcare la loro identità e di esaltare epicamente il loro scontro con le forze dell'ordine, persone che concepivano la curva come una zona franca o peggio, come un territorio di loro giurisdizione. Si gridava al coro:"onore ai diffidati" che molti cantavano senza conoscerne il significato ma semplicemente perché era bello cantare tutti insieme o:"anche repressi non molleremo". Poi ho smesso perché non mi piaceva mischiarmi a un gruppo di sbandati e stanco di dover rischiare le botte o le cariche della polizia. L'unico vero motivo per cui andavo allo stadio era godermi lo spettacolo del calcio e tifare per la mia squadra del cuore. Da piccolo pensavo che i veri tifosi fossero loro ma mi sbagliavo. Oggi allo stadio non vado più, forse perché ci vedo ormai poco di spettacolare, ma anche perché mi fa rabbia sentire me, la partita e il mio sport ostaggio di quei beoni e ancor più fastidio mi da essere sottoposto alla legge della curva.
Sogno uno stadio all'inglese, a contatto con i giocatori, dove tutti stanno seduti, senza striscioni o bandiere spesso utilizzati come corpi contundenti. I colori della squadra si possono portare ugualmente, con una maglietta, un capellino o una sciarpa. Sogno società di calcio che considerino loro risorsa solo i veri tifosi, persone educate e civili che non hanno nessuna pretesa di essere protagonisti ma solo di assistere a uno spettacolo. Sogno tifosi che vanno a una partita come si va a un concerto, che tifino, che si esaltino, che piangano ma soprattutto che rispettino gli altri, gli avversari, i valori dello sport e sappiano accettare serenamente una sconfitta.
Quando nelle giovanili giocavo a pallone e i miei allenatori mi dicevano la famosa frase: "l'importante non è vincere, ma partecipare" non gli credevo e scendevo in campo determinato con un solo obiettivo: vincere; e mi arrabbiavo moltissimo se non ci riuscivo. Poi ho capito il senso di quelle parole. Partecipare non significa solo fare presenza ma dare il meglio di sé stessi in un confronto con l'altro, cercare di andare oltre i propri limiti e di migliorarsi continuamente e rispettare anche il tuo avversario perché è grazie a lui che puoi "partecipare". Credo che nel calcio di oggi, ma non solo nel calcio, manchi questa cultura sportiva.
Se oggi fossi l'allenatore di una squadra di bambini che danno il meglio di loro stessi ma non riescono a vincere anche io direi loro: "l' importante non è vincere, ma partecipare".

domenica 11 novembre 2007

La mia prima assemblea da Democratico

Ieri ho assistito alla prima Assemblea Regionale del Partito Democratico. Soru non ha mancato di lanciare le sue frecciate e i suoi gli sono andati subito a ruota. Nel discorso iniziale Cabras infatti propone di rinviare la votazione per l'elezione del presidente dell'Assemblea come stabilito da accordi nelle stanze per evitare una spaccatura sin dalla prima riunione. La platea vota all'unanimità ma evidentemente con forti mal di pancia.
Infatti Soru quando interviene afferma che si poteva eleggere un presidente anche con lo scarto di un voto, ma il presidente dovrebbe avere un ruolo di garanzia e quindi rappresentare tutti e inoltre Soru non ha i numeri per eleggerne uno della sua parte. Dopodichè intervengono alcuni suoi adepti, si lamentano della proposta che loro stessi hanno votato e dei vizi della vecchia politica e si esprimono in maniera abbastanza colorita(non avevo mai sentito dire parolacce in contesti così ampi come può essere un' assemblea regionale). Comunque i soriani mi son sembrati molto determinati, poco preparati ad affrontare il dialogo assembleare e le politiche di concertazione ma per questo molto freschi e nuovi.
Sembra di assistere a un dialogo tra una parte saggia ed esperta e un'altra giovane, irruenta ma impreparata. Ho trovato positivo che tramite il PD nuove persone si siano avvicinate alla politica ma si renderanno conto presto che c'è da faticare per arrivare a delle soluzioni ragionate.
Nell'intervento conclusivo infatti Cabras basta da solo per lanciare le sue eleganti stoccate e per dimostrare che non è disposto a fare la parte della vittima sacrificale e del vecchio rimbambito. Ci si rivede il 24 per discutere della nomina dei coordinamenti provinciali: sembra prevalente la voglia di nuove primarie.

Dossier Caritas sull'immigrazione

La storia insegna che i flussi migratori non si possono fermare, al massimo si possono governare. I mezzi di comunicazione, in primo luogo quelli di massa, ci trasmettono continuamente l'idea che l'immigrazione sia un fenomeno pericoloso e lo fanno non tanto per razzismo ma perché a loro più conveniente. Fa sicuramente più effetto e più audience un delitto che ha per protagonista un albanese o un rumeno che un normale delitto compiuto da un normale camorrista. Si cavalca così la paura per ciò che è diverso e ciò che non si conosce e tutti noi dovremo fare lo sforzo di conoscere meglio la realtà dell' immigrazione e di farla conoscere agli altri per evitare pericolose derive xenofobe che attraversano l'Italia e che rischiano di condizionare il governo e il sistema politico italiano nelle sue decisioni. Sembra quasi di essere tornati al tempo del fascismo quando essere poveri e miserabili era una colpa e la rivendicazione di diritti una pretesa inaccettabile. Di seguito elenco i risultati del Dossier Statistico 2007 sull'immigrazione pubblicato qualche settimana fa dal Centro Studi e Ricerche IDOS su commissione della Caritas/Migrantes dove linkando potrete trovare la versione integrale.


L'incidenza della popolazione immigrata è ormai del 6,2%(3.690.000) sulla popolazione complessiva e l'Italia è uno dei paesi europei a più alto tasso immigratorio. Stanno sopra di noi solo la Germania e la Spagna. Bisogna dire però che altri paesi come la Francia e l'Inghilterra hanno un'alta percentuale di immigrati di seconda e terza generazione che hanno acquistato la cittadinanza e come tali non rientrano nelle statistiche ma portano comunque gli stessi problemi della popolazione immigrata.
L'intensità dei flussi irregolari è favorita da quote di ingresso non adeguate (rimasugli della Bossi-Fini) che porta a una diffusione del lavoro nero. Si presume che gli immigrati arrivino in Italia solo dopo essere stati ufficialmente assunti, in realtà il permesso arriva dopo che questo è già avvenuto. Nel 2006 il governo ha predisposto 170mila ingressi a fronte di 540mila richieste di assunzione di forza-lavoro immigrata. C'è quindi una carenza nel meccanismo di incontro tra domanda e offerta.
Le misure di rimpatrio spesso sono inefficaci. Per rimpatriare un immigrato è infatti necessario la sua collaborazione: questo deve dichiarare la sua identità e la sua provenienza, cosa che spesso non avviene. L'immigrato viene quindi trattenuto nei Centri di Permanenza Temporanea e costa allo Stato 40 euro al giorno. Nel 2006 su 124.383 immigrati irregolari, solo il 36,5% è stato rimpatriato(45.559). Come suggerisce anche il rapporto della Commissione De Mistura(istituita dall'Onu) sono necessarie misure che favoriscano il rimpatrio tramite il coinvolgimento degli irregolari come limitare il divieto di reingresso a 2 anni(anziché gli attuali 10) e ampliando la categoria dei beneficiari dei rimpatri assistiti.
L'irregolarità favorisce la criminalità. I cittadini stranieri incidono per quasi un quarto sulle denunce penali e sempre per quasi un quarto sulle presenze in carcere. Tra questi la percentuale degli irregolari è dell'80%. Gli stranieri regolari incidono invece sulla popolazione carceraria con un 6%, ossia la stessa identica percentuale di incidenza sulla popolazione complessiva. Ciò dimostra che non esiste assolutamente una predisposizione atavica alla criminalità della popolazione immigrata, ma sono in realtà le condizioni disagiate a favorire i comportamenti devianti.
La capacità di inserimento della popolazione immigrata è dimostrata anche dai dati sul PIL. Il tasso di occupazione è infatti molto alto e gli immigrati producono il 6,1% del PIL. Essi pagano 1,87 miliardi di euro di tasse e con le rimesse contribuiscono notevolmente al risparmio e allo sviluppo dei loro paesi di provenienza. Non a caso il 60% si concentra nel Settentrione.
I gruppi nazionali hanno una spiccata vocazione territoriale. Gli ex jugosalvi si concentrano nel Friuli Venezia Giulia, gli ecuadoriani in Liguria, i filippini e i polacchi a Roma per via della sua particolare attrazione come centro del cattolicesimo.
Cresce la ultimamente discussa presenza dei romeni in Italia favorita dall'ingresso della Romania nell'Ue e dall'affinità culturale sentita dai romeni nei confronti del nostro paese. L'ingresso fu fortemente sostenuto dall'attuale opposizione nella scorsa legislatura (come oggi sostiene l'ingresso della Turchia) senza prenderne in considerazione gli effetti migratori. Molto considerati furono invece gli effetti positivi che avrebbe avuto sul capitale italiano, tanto che oggi
vi operano 20mila delle nostra società anche di rilevante entità. Insomma,come un bambino capriccioso l'opposizione dice sì ai diritti, no ai doveri.
Cresce la presenza femminile impiegata soprattutto nel settore del lavoro domestico e di cura delle persone tanto che oggi si è arrivati a una sostanziale parità dei sessi. Un elemento che favorisce l'integrazione sociale verso cui le donne hanno sempre mostrato maggiore disponibilità e apertura.
Secondo un'indagine della "Makno&Consulting" l'85% degli italiani si fa un'idea dell'immigrazione attraverso i telegiornali e sono convinti che gli irregolari siano almeno il 50% in più dei regolari. Ciò significa che gli italiani sono convinti che la popolazione irregolare sia di 4,5 milioni di persone.
L' Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni ha riscontrato nel 2006, 218 casi di discriminazione su base etnica e razziale nei luoghi di lavoro, l'alloggio, ma anche (cosa ben più grave) nell'erogazione di servizi da parte degli uffici pubblici e delle banche. A essere maggiormente penalizzati sono soprattuto gli africani per il loro diverso colore della pelle.
La forza lavoro straniera è di 1.475.000 persone ed è impiegata principalmente nell'industria e nel terziario. L'85% è occupato come dipendente. La crescita di lavoratori immigrati non è accompagnata da una crescita dei diritti. Spesso sono sottopagati e sfruttati ma crescono le iscrizioni ai sindacati (680.000).
1 milione sono i musulmani insediati con 735 luoghi di preghiera, ma costituiscono solo un terzo della popolazione immigrata. I cristiani sono più della metà e la quota restante si divide tra le varie religioni orientali.
Per realizzare una società interculturale ed interetnica è necessaria una preparazione di tutti che miri a conciliare le diversità dei nuovi venuti con le linee portanti della tradizione occidentale. La base unificante è una società laica come contenitore aperto alle diverse scelte etiche e religiose nel rispetto dei principi fondamentali che stanno alla base del vivere civile. Questo non significa mettere da parte le religioni che spesso hanno una funzione civilizzatrice e un effetto costruttivo per l'intera società.

martedì 6 novembre 2007

Addio al grande Enzo

Oggi un breve post per dedicare un caro saluto al grande Enzo Biagi.

Saranno forse le vicende degli ultimi anni, la tristezza di un Biagi umiliato negli ultimi anni di carriera, l'aver scoperto con l'Editto di Sofia che essere bravi non basta ma bisogna essere servizioveli col potente di turno; ma oggi sento un profondo cordoglio.

Leggendo i post su Kilombo mi rendo conto di non essere l'unico ad avere questo stato d'animo e me ne rallegro. Biagi era un uomo libero, un uomo vero; figlio dei tempi che furono quando rimanere fedeli a sé stessi e tenere la schiena dritta era onorevole. Un decano dei giornalisti e un grande professionista.

Mille grazie per ciò che mi hai dato: la fame di verità e di conoscenza.
Ciao Enzo (seguono il ritorno di Biagi in Tv e la sua lettera all'indomani dell'Editto)





La verità è sempre rivoluzionaria

Antonio Gramsci

venerdì 2 novembre 2007

Lo squadrismo di Genova


Sono rimasto molto contrariato nel sapere che in Commissione Affari Costituzionali l'Udeur e l'Idv hanno votato contro l'istituzione di una Commissione d'Inchiesta parlamentare che indaghi sul G8 di Genova. Contrariato ma non stupito.

L'Italia è il paese dove si cerca di insabbiare sempre tutto e dove rimane un filo nero che ci lega al fascismo (Sifar, Ustica, P2, etc.). Carabinieri e Polizia si resero protagonisti di vere e proprie azioni di squadrismo nei confronti dei manifestanti per il semplice fatto che erano dei manifestanti, per questo motivo si possono definire azioni squadriste. La "macelleria messicana", il sangue raggrumato nella pareti della Diaz, i Carabinieri che fracassano le ossa dei manifestanti a terra ormai moribondi, la notte cilena (come la definì D'Alema), le torture fisiche e psicologiche nei confronti dei manifestanti rinchiusi senza una regolare denuncia (anche perché non vi erano gli estremi) nella caserma di Bolzaneto, sono fatti che gettano discredito sulle forze di polizia e su tutte le istituzioni pubbliche responsabili dell'ordine pubblico. Sono una violazione dello Stato di diritto e dello Stato democratico. Manifestare è un diritto è non si può essere pestati solo per questo peraltro da chi questo diritto dovrebbe proteggerlo, così come è un diritto non essere trattenuto e torturato in una caserma di polizia senza regolare denuncia. Alcuni anche sostengono che le forze dell'ordine agirono in questo modo perchè esasperate dai facinorosi e si lasciaron prendere la mano, ma anche questa è una grave responsabilità perchè sono un istituzione che ha il compito di tutelare l'ordnie appunto e non di fare guerriglia.

Perché si è arrivati a quel punto? E' stato alimentato ad arte un clima di tensione che è sfociato in atti di estrema violenza. Ma a chi si possono imputare le responsabilità? Ai singoli manifestanti? Ai singoli rappresentanti delle forze dell'ordine? Per individuare le responsabilità dei singoli bastano i tribunali e la giustizia ordinaria che già sta svolgendo il suo lavoro (e chissà quanto denaro pubblico dovrà essere utlizzato per ripagare i danni morali e materiali allevittime), ma per individuare le responsabilità politiche e istituzionali è assolutamente necessaria una Commissione Parlamentare d'Inchiesta. Chi ha ordinato il massacro alla Diaz? Chi comandava le forze dell'ordine in quei giorni? Come sono state preparate a quest'evento? In che clima? Sono domande che in uno Stato di diritto non possono rimanere senza risposte, un cittadino deve sentirsi protetto dalle forze dell'ordine quando esercita i suoi diritti e non minacciato.

Di Pietro sostiene che per esprimere parere favorevole vuole un'istituzione che indaghi a 360°, ossia anche sulle responsabilità dei manifestanti. Ma perché? I manifestanti esercitavano funzioni pubbliche quel giorno? Non basta la giustizia ordinaria per individuare quelle responsabilità? Oppure Di Pietro pensa che i facinorosi avessero pure loro un mandato politico?



martedì 30 ottobre 2007

Nuovo ammonimento Ue all'Italia

Nei prossimi giorni l’Italia potrebbe essere ammonita. Non si tratta pero’ di questioni sportive. Il cartellino giallo sarebbe la conseguenza del condono Iva previsto dalla manovra del 2003, dell’allora governo Berlusconi e dal suo ministro dell’economia Tremonti, ritenuto contrario agli obblighi UE in materia di riscossione. Ciò che viene contestato all’Italia è di avere reso più vantaggioso evadere,il governo precedente avrebbe “premiato l’evasione più dell’assolvimento degli obblighi fiscali, lasciando intravedere una plausibile speranza in altri rimedi simili nel futuro”.
Insomma si tratterebbe di una ulteriore postuma bocciatura delle politiche fiscali portate avanti dal governo Berlusconi.
Ha così tanta importanza la notizia?
Forse sì, forse no; sicuramente è utile per ricordarci le porcate del governo precedente e a scongiurare il ritorno di un governo che, anche senza bisogno delle bocciature da parte dell’UE, sappiamo ha incoraggiato l’evasione e il non rispetto delle regole.

La fallimentare campagna berlusconiana

Da quando questo governo è in carica non passa giorno che il leader(forse) dell'opposizione parlamentare, Silvio Berlusconi, non si lanci in previsioni nefaste sulla sua tenuta. Alcuni dicevano che non sarebbe andato oltre la finanziaria di un anno fa, altri che sarebbe caduto sul voto per la missione in Afghanistan, altri per il nuovo Stato Sociale e davano manforte alle teorie del Silvio nazionale.
Ma, con lo stupore di tutti(anche il mio), Prodi è ancora in sella, esercita le sue funzioni con un misto di grinta e pazienza e a questo punto prevedere la sua caduta sempre impossibile. Eppure la maggioranza non da assolutamente prova di compattezza. Il voto in Afghanistan si è avuto proprio mentre si discuteva del progetto di allargamento della base statunitense del Dal Molin e dei progetto di legge sulle convivenze civili, tramutatisi da Pacs in Dico. Proprio in quei giorni prevalse una linea moderata anche perché la maggioranza non resse alla prova del voto in Senato. Poche settimane dopo nasceva il PD destinato ad avere nei numeri una forza cannibale nei confronti delle altre forze della maggioranza. Tutto ciò ha indispettito l'ala sinistra della coalizione che si è sentita messa all'angolo e poco presa in considerazione e ha così iniziato a tirare fuori le unghie e vecchi cavalli di battaglia. Nel mentre continuò e continua ancora lo scontro Mastella - Di Pietro dove il Ministro della Giustizia segue una linea berlusconiana e l'altro vuole fare invece il Ministro ombra, fa cioè opposizione (la sua pochezza politica lo porta a sbraitare davanti alle telecamere in cerca di visibilità, invece di farsi valere nei tavoli che contano). In tutto questo trambusto nasce il Pd che perde pezzi a sinistra, con la nascita di Sinistra Democratica, che ha lavorato per ricomporre la frattura con l'ala sinistra, e a destra nascono i partiti personali, quelli di Dini e di Bordon. Il primo in questi giorni si è lamentato che i Liberaldemocratici contano poco in questo governo... Beh, con tre parlamentari non è che si possa pretendere troppo di norma, ma nel Senato odierno sono un enormità e tutti si sentono autorizzati a fare capricci perché indispensabili, con poco senso di responsabilità; basti pensare che dobbiamo affidarci alla benevolenza di Giulio Andreotti.
Nonostante tutto ciò il governo non cade e Berlusconi e la minoranza continuano a chiedere che Prodi si dimetta e che si vada a nuove elezioni. Tipica politica berlusconiana; cerca di impostare la crisi attraverso i mezzi di comunicazione anziché attraverso i mezzi costituzionali. Fa una campagna mediatica anziché combattere in Parlamento. Spesso mi chiedo perché l'opposizione non abbia ancora presentato una mozione di sfiducia del governo Prodi per mandarlo a casa. Basterebbe anche sfiduciare un singolo Ministro, per esempio Mastella e credo che ci siano ottime probabilità di voto positivo in questo caso. Mastella furioso uscirebbe dalla maggioranza e tutti a casa. E' un mezzo legittimo e ineccepibile con cui un Parlamento manda a casa un governo privo di maggioranza. Però tutto questo non accade, perché?
La minoranza è forse ancor più spaccata della maggioranza. Silvio B teme che in caso di un voto di sfiducia qualche franco tiratore possa esserci anche dalle sue parti e che in ogni caso si innescherebbe una spirale che porterebbe sì alla caduta di Prodi ma alla nascita di un governo istituzionale sostenuto da una nuova maggioranza. La stessa cosa temono all' estrema sinistra. Ecco spiegata la sopravvivenza di questo governo: si teme il ritorno a una politica democristiana.
Giorno dopo giorno si rafforza un asse centrale nel sistema politico senza che i loro oppositori possano fare qualcosa. Anzi, qualcosa si potrebbe fare: lavorare per una legge elettorale che, data l'attuale situazione, non potrà che essere elaborata sul modello tedesco. Molto però dipenderà da ciò che deciderà il Pd per ora diviso su due linee: una che punta tutto sul referendum che porterà all'affermazione definitiva di un sistema bipolare maggioritario in caso di esito positivo e l'altra che spinge per un accordo in Parlamento.

lunedì 29 ottobre 2007

Le Commissioni del Partito Democratico

Nel leggere i nomi delle Commissioni del PD si può avere un idea più chiara del partito che sarà.
La Commissione Statuto è zeppa di nomi della vecchia politica che hanno l'esperienza necessaria per dotare un partito di regole, per organizzarlo e per scegliere i metodi di selezione della sua classe dirigente. Così ci troviamo Massimo Brutti, Giulio Calvisi, Sergio Chiamparino, Ciriaco De Mita, Ottaviano Del Turco, Vasco Errani, Salvatore Ladu, Nicola Latorre, Renzo Lusetti, Maurizio Migliavacca, Enrico Morando, Marina Sereni e Antonello Soro tra tanti altri. Autentici animali politici.
Appassionante invece la partita nella Commissione Manifesto dei Valori dove si confronteranno l'ultrapopolare Paola Binetti (che indossa il cilicio) e il matematico ateo convinto Piergiorgio Odifreddi (autore di numerosi scritti critici sul cattolicismo come il recente Perché non possiamo dirci cristiani e meno che mai cattolici). Sui due fronti da una parte si schierano gli ex democristiani Marco Follini e Pierluigi Castagnetti e dall'altra gli ex Ds Franco Bassanini, Antonio Bassolino, Gianni Cuperlo, Anna Finocchiaro; ago della bilancia gli ex Margherita dell'area liberal Franco Monaco, Antonio Polito, Ermete Realacci e Tiziano Treu. Spazio anche ai giovani in una Commissione così importante con la presenza del segretario nazionale delle Sinistra Giovanile Fausto Raciti.
I nomi presenti nella Commissione Codice Etico fanno pensare che lavorerà soprattutto sul codice comportamentale che dovranno seguire tutti coloro che eserciteranno funzioni pubbliche in nome del Pd. E' quel celebre innesto della società civile di cui si è sempre parlato. Molti di loro sono personaggi al di fuori dalle tradizionali nomenklature dei partiti fondatori: Mercedes Bresso, Furio Colombo, Maria Falcone, Lilli Gruber, Gad Lerner, Amos Luzzato, Milly Moratti, Maria Prodi, Ettore Scola, Sergio Zavoli. I pochi politici noti (a me) che faranno da guida sono Rosa Russo Iervolino, Luciano Violante e Sergio Mattarella.
Tutto sommato delle buone scelte. Mi sento più in linea con queste rispetto a quelle fatte per il Comitato Promotore e per il regolamento delle Primarie: il PD is sta avvicinando a me o io sto realmente diventando democratico.

martedì 23 ottobre 2007

Il futuro di Kilombo

Poiché condivido il senso di questa inziativa pubblico questo post copiato dal blog di Meslier. Credo in Kilombo come in una comunità virtuale che possa favorire la partecipazione dal basso e sfruttare le nuove tecnologie per favorire la comunicazione tra realtà tra loro distanti. Una migliore organizzazione e una maggiore capacità di dialogo possono rendere questo progetto incisivo sulla scena politica nazionale.
Kilombo nasce in concomitanza con importanti appuntamenti elettorali come le primarie per l'Unione e le politiche, per far dialogare e scontrare quelli che vengono chiamati riformisti e radicali, cercando di creare un terreno comune di appartenenza.
Kilombo era e deve rimanere un progetto politico (o, anche se non formalmente, una associazione politico-culturale) cioè che raduna tutti coloro che si riconoscono in alcuni valori (quelli della Carta) a prescindere dalla adesione ad un partito del centro-sinistra o alla stessa coalizione dell'Unione. Crediamo che questo sia un punto fondamentale da fissare, anche alla luce delle probabili future evoluzioni politiche. Il tutto per evitare di ricadere nel vecchio detto di Pietro Nenni secondo cui "a fare a gara fra puristi [di sinistra, ndr], si troverà sempre qualcuno più puro, che alla fine ti epura". In questi giorni il progetto politico dell'Unione sembra, invece, alla corda. Il governo ha il fiato corto. A destra e a sinistra della coalizione governativa cresce la voglia di andare da soli. Alcuni non possono sentir parlare di Partito Democratico, altri non ne possono più della sinistra di lotta e di governo. Kilombo rischia di subire questa situazione e di implodere. Sarebbe un peccato, perchè è proprio nel momento in cui la sinistra "reale" si divide che bisogna fare valere le ragioni del dialogo riscoprendo il patrimonio storico e valoriale che ci accumuna. Questo compito è responsabilità anche nostra, la sinistra "virtuale". E', paradossalmente, nel momento di massima distanza politico-parlamentare che l'esperimento kilombista acquista significato e importanza non secondari. Per prevenire l'implosione di Kilombo è cruciale riscoprire le ragioni del nostro aggregatore e farle diventare progetto politico (sebbene rigorosamente non partitico). Se vogliamo impedire che Kilombo si trasformi (o rimanga) una vetrina in cui prevalgono le ragioni della polemica fine a se stessa tra nemici su quelle del confronto fruttuoso tra compagni, dobbiamo dotarci di tutti gli strumenti, reali e virtuali, necessari. Alcuni sono stati individuati molto tempo fa, ma sono rimasti in cantina. Kilombo slow e l'associazione aspettano solo di venire usati. Nessuno, però, osa metterci mano, cuore e testa. Perchè? Il loro scopo non deve essere quello di ricreare dal vivo o alla moviola l'atmosfera litigiosa e individualistica di kilombo.org. Le ragioni dell'associazione e di kilomboslow sono ben altre e altrettanto importanti. Sono le ragioni dello stare insieme a sinistra, nonostante parlamento e governo. Non dobbiamo, infatti, governare un paese, ma salvaguardare legami, contatti, spazi comuni. Non vale la pena impegnarsi in prima persona per queste ragioni? Allora perchè non ci diamo una mossa, magari prima che cada il governo e kilombo chiuda perchè Jaco si è dimenticato di pagare il aruba?
Questo post è stato scritto collettivamente da Chemako, Ciocci, Falecius, Grandangolo, Jaco, Luca, Meslier, Samie, Supramonte e Titollo.
Chiunque condivida le ragioni da noi espresse è caldamente invitato a pubblicarlo sul proprio blog.

domenica 21 ottobre 2007

Scenari futuribili nel centrosinistra

E sia. Il nuovo partito è nato e genera un movimento nell'intero sistema partitico italiano. Qualche giorno fa è stata avviata la costituente socialista e proprio ieri la Sinistra ha dato buona prova di sé organizzando unitamente una manifestazione a difesa dei lavoratori. Ha dimostrato di poter avere ancora un ruolo all'interno della democrazia italiana (se non c'è qualcuno che rompe i coglioni che democrazia è?)
Uno dei principali motivi che mi ha spinto a sposare il progetto Pd é ridurre la frammentazione partitica del sistema politico italiano e siamo già a buon punto. Provo a immaginare un nuovo centrosinistra con tre soli soggetti: PD, PS e Sinistra (ancora non ha un nome ma credo che questo sia il più adatto).
All'interno di questo schieramento molto chances si gioca il Partito Socialista che, se reggerà all'impatto elettorale potrà porsi al centro di questo schieramento e, come insegnano tutti i professori di scienza politica, governarlo scegliendo di volta in volta se allearsi alla sua destra col PD o con la Sinistra. Potrebbe anche non andare così e Ps potrebbe rimanere schiacciato dalle due forze che gli stanno vicino. Ciò avverrà se sbaglierà collocazione politica: solo schierandosi al centro di questo ipotetico schieramento Ps potrà garantirsi un ruolo determinante nella Terza Repubblica. Spero che Boselli e compagnia si rendano conto dell'opportunità che hanno oggi.
In una situazione di questo tipo il Pd potrebbe proporsi come la forza liberale dello schieramento, come la colomba, come elemento di moderazione e voce dialogante con lo schieramento avverso, potrebbe facilmente laicizzarsi e porre in un angolo le componenti clericali presenti al suo interno. Queste troverebbero collocazione in un nuovo partito di stampo democristiano nato con la fusione di Udc e Udeur e alleato a destra a un partito liberalconservatore nato dalla fusione An-Fi.
In un sistema di partito di questo tipo si potrebbe utilmente adottare una legge elettorale alla tedesca dove al governo va il leader del partito che ha la maggioranza relativa o regolarizzare tramite legge il processo di selezione dei candidati al Governo, ossia le primarie. Tutto ciò sembra oggi possibile grazie a un processo innescato dalla dirigenza del Pd( in politica non conta vincere o perdere le elezioni, conta determinare i fatti). Chi vivrà vedrà.

giovedì 18 ottobre 2007

Guazzabuglio Democratico

Il Partito Democratico nasce in Sardegna come un vero e proprio guazzabuglio. A leggere il soriano Altravoce c'è da farsi prendere dai conati di vomito per tutti quei volontari come me che hanno reso possibile questa giornata e credono nell'istituto democratico del voto; mentre c'è da farsi delle grasse risate per tutti i critici del Pd.
Le polemiche che ci sono in questi giorni fanno solo male al nuovo partito ma a Soru sembra non interessare poi tanto. Gli interessava unicamente ricevere l'imprimatur di un grande partito e ricevere un approvazione elettorale per il suo operato. Ha gettato la maschera e si è rivelato per quello che è: unu berlusconeddu. Non accettare i risultati di un elezione significa non riconoscerne il valore, significa metterne in dubbio l'utilità, considerarsi infallibili, e con queste polemiche mi ha tanto ricordato il Berlusconi di un anno fa. Soru si dichiara vincitore politico e morale di queste elezioni ma tant'è, le ha perse. Contesta l'annullamento delle schede dove l'elettore ha posto due croci sulle due diverse liste che lo sostenevano, ma l'elettore votava per una lista collegata al candidato segretario, non direttamente per il segretario, quindi un voto giustamente considerato nullo. Oltretutto questa situazione è determinata da una scelta pilatesca di Soru che non ha voluto schierarsi per nessuno dei candidati alla segreteria nazionale e così imbarcare consensi da tutte le parti, ma questa scelta (dividersi in più liste) portava dei svantaggi secondo le regole che lo stesso Soru ha avallato facendo parte del Comitato 14 ottobre (Cabras non ne faceva parte). Se gli altri sono più bravi non gliene si può fare mica una colpa! Contesta poi la partecipazione dell'elettorato di centrodestra alle primarie e parla di inquinamento del voto ma anche di questa situazione deve considerarsi responsabile: ha voluto fare di queste primarie un referendum su sé stesso e in un voto aperto a tutti, i suoi nemici ne hanno approfittato; eppure è stato più volte invitato a non candidarsi perché Presidente della Regione perché queste elezioni avrebbero dovuto avere un altro significato. Ora continua a sputare fango e veleno e con la sua incapacità politica mette a rischio non solo la sua candidatura per il 2009 ma anche la durata legale di questa legislatura. Che dire: una delusione, non mi aspettavo che fosse incapace di riconoscere una sconfitta e soprattutto che fosse così irrispettoso di un voto democratico!

lunedì 15 ottobre 2007

Solo 3,4 milioni di voti

La mattina del 14 ottobre ho girato un paio di seggi nella mia città e con stupore ho visto con i miei occhi la gente fare la fila per votare. Temevo che sarebbe stato un flop in un periodo caratterizzato da movimenti politici guidati dai comici e da un governo che dà cattiva mostra di sé e da elezioni primarie comunque abbastanza rigide, non abbastanza aperte secondo le aspettative. Mi sbagliavo.
Tre milioni e quattrocentomila votanti. "Solo" tre milioni e quattrocentomila. Molti di meno rispetto agli undici milioni che votarono per L'Ulivo alle elezioni politiche del 2006 e meno dei quattro milioni che votarono alle primarie del 2005. Ma non sarebbe onesto non considerare le diverse condizioni di voto. Le politiche hanno sempre un altro richiamo e un altro valore, diversa è la capacità organizzativa: il Comitato 14 ottobre non ha certamente le stesse possibilità del Ministero dell'Interno e le votazioni si svolgevano solo nella giornata di domenica e fino alle 20 e non fino alle 22. Non si eleggeva poi un governo.
Rispetto alle primarie del 2005 stavolta votavano gli elettori di un solo partito per sceglierne la leadership e non per scegliere il candidato a governare di una intera coalizione. Se consideriamo elettori dell' Ulivo il 75% dei votanti per Prodi a quell'elezione, escludendo quindi coloro che votarono per Bertinotti, Mastella, Pecoraro Scanio, etc; abbiamo una base di partenza di 3 milioni di ulivisti. Oggi sono diventati 3,4 milioni e c'è da gioirne; nel 2005 ebbe notevole peso l'ondata di indignazione antiberlusconiana nel determinare il successo di quella votazione.
Qual'è il senso di questo risultato? Il primo è che gli italiani dimostrano di avere grande voglia di civismo, grande voglia di partecipare alle scelte democratiche ogni qualvolta che gli si offre questa opportunità E' un segnale che tutte le forze politiche, non solo il Pd, dovranno tenere in considerazione. E' un fattore che può contribuire alla democratizzazione del nostro Paese, che può rigenerare la nostra classe politica, il modo di fare politica; e chiunque si professi democratico non può che ammetterlo.
Il secondo è che il progetto politico presentato dal Pd piace a buona parte degli italiani del centrosinistra. Piace perché è un partito a vocazione maggioritaria( gradimento già espresso dagli italiani con i referendum di inizio anni 90), perché è un partito che vuole assumersi la responsabilità di decidere, nel bene e nel male, le sorti del Paese e di assumersi tutte le responsabilità di fronte agli elettori, perché è un partito che lavorerà per costruire un comune senso di appartenenza a una comunità e non per distruggere e per costruire steccati di classe e ideologici. Per quanto riguarda la natura e i valori di fondo di questo partito bisognerà valutare i voti presi dalle varie liste come " A sinistra " o "I coraggiosi".
In Sardegna 90 mila votanti rispetto ai 118mila delle primarie 2005, vince Cabras, con più seggi e più voti e dimostra la voglia tra gli ulivisti sardi di un partito forte e organizzato e non un comitato elettorale stile Forza Italia come sarebbe piaciuto a Soru. Comunque anche le liste soriane reggono allo scontro e il voto rimane incerto fino alla fine: da oggi ci sarà da lavorare per costruire un progetto comune.

lunedì 8 ottobre 2007

Padoa-Schioppa e il neonato PS


Alcune considerazioni sui fatti degli ultimi giorni.




  1. Il superministro dell' economia Padoa-Schioppa ha fatto discutere negli ultimi giorni prima dando dei "bamboccioni" ai giovani di oggi e quindi esaltando la "bellezza" delle tasse. La prima affermazione è stata abbastanza infelice anche se non del tutto infondata, mentre molto più felice è stata la seconda. Felice perché molto impopolare ma la cosa giusta da fare. Bisogna far capire infatti agli italiani che pagare le tasse è " un modo per partecipare attivamente alla vita dello Stato". Le tasse sono un contributo che tutti noi versiamo per il bene della comunità, per la tutela degli interessi collettivi, per la redistribuzione del reddito, per la solidarietà sociale, per l'uguaglianza delle opportunità, basta con l'idea dello Stato spremitore delle tasche degli italiani: tutti devono pagare le tasse secondo la loro capacità contributiva, lo dice la Costituzione! Da gobettiano non potevo che apprezzare il coraggio di Padoa-Schioppa: finalmente qualcuno che ha le palle di dire qualcosa di scomodo.


  2. L'altro fatto è la costituzione del Partito Socialista. Finalmente il termine partito torna di moda e sarà forse in grado di chiudere la parentesi Tangentopoli e torna insieme all'aggettivo Socialista, principale responsabile della corruzione dello Stato, ma sarà il rosso del simbolo, sarà il significato storico del Socialismo, sarà l'insoddisfazione per i procedimenti in corso nella costituente del PD, tutto questo movimento attira la mia attenzione. E' ancora presto per esprimere un giudizio, bisogna attendere questo partito alla prova dei fatti, sperando che non sia un tentativo per riprorre De Michelis.

sabato 6 ottobre 2007

Mandiamo a casa Mastella...

E' ormai sotto gli occhi di tutti che il povero Ministro della Giustizia "Calimero" Mastella sia diventato il bersaglio prediletto di satira, giornalisti e cittadini esausti e sfiniti da una politica fatta di pseudo-politici arrivisti e privilegiati senza onore.
In tv tra Vespa, Santoro, Floris e Mentana non si fa che parlare di lui, chi lo accusa e chi lo difende con tanti "Ma...".
La vera gogna mediatica però si consuma online, in particolare sulla blogosfera.
Paradossalmente nel "non luogo" internet regna la democrazia, l'Altra Informazione, a volte "fake" ma altre volte scintilla che fa emergere le "verità nascoste".
E' proprio di questi giorni la notizia che il nostro caro Ministro ha denunciato il blog "clementemastella.blogspot.com" secondo lui reo di "atteggiamento ostile nei suoi confronti"...ma è altrettanto di questi giorni la risposta della blogosfera: i blog di google risiedono nei server americani e li le leggi sono differenti in materia di libertà di parola (almeno online!).
La blogosfera allora si incazza veramente e iniziano a spuntare come funghi blog anti-Mastella, in particolare due sono degni di nota:

1. http://iononodiomastellamamifalostessocagare.blogspot.com/
Ho ragione di credere che siano gli stessi ragazzi di "clementemastella.blogspot.com" che stanno dando vita a una vera corsa al blog in cui invitano tutti a creare un blog in cui ci sia la parola Mastella: tutto per vendicare l'oscuramento del blog tanto contestato.
2. http://clementemastella.wordpress.com
In questo ho trovato una petizione per chiedere le "DIMISSIONI IMMEDIATE" del caro Mastella
http://firmiamo.it/dimissionidelministroclementemastella

Credo sia doveroso firmare e creare un blog "anti-Mastella"...senza esagerare ;-)

Verso lo sgonfiamento del fenomeno Grillo

Da un po' di tempo volevo scrivere qualcosa sull'immigrazione e me ne da occasione il post del 4 ottobre di Beppe Grillo con cui riesco a prendere due piccioni con una fava. Sull'argomento Grillo getta la maschera e si rivela per quello che é: un tribuno che da fiato alle pulsioni più becere della nostra società. La sua pochezza culturale lo rende inadeguato a esercitare cariche politiche e incapace di illuminazione.
Grillo accusa il nostro governo e in particolare Valium Prodi di essere responsabile dell' inserimento della Romania nella Ue, del movimento migratorio dei rumeni e di tutti i crimini da loro commessi in Italia. Accusa il governo di aver rimosso i sacri confini della nostra nazione(sappiamo dove ci ha portato l'esasperazione del nazionalismo).
Schengen è una conquista e un primo passo verso un mondo aperto e libero: offre a ogni europeo la possibilità di muoversi liberamente per ricercare la propria felicità e realizzare sé stesso, ovunque voglia, come voglia, con chiunque voglia. Offre la possibilità di contaminazione culturale tra diverse nazioni, tra popoli diversi, offre opportunità di crescita umana ed economica. Sarebbe bello se Schengen fosse possibile in tutto il mondo. Non era John Lennon a cantare:"immagina che non ci siano Paesi"? Un mondo dove ognuno di noi può sentirsi a casa e libero ovunque si trovi. Questa sarebbe la vera vittoria.
Non si può accusare gli immigrati di tutti i mali della nostra società. Commettono il 1o per cento dei reati e i media ci offrono la sensazione che questa percentuale sia del 90. Proprio il Grillo che accusa i giornalisti li segue a ruota su questa strada.
E' inevitabile che i fenomeni migratori generino tensioni e scontri sociali dovuti alla diversità culturale e alle diverse posizioni economiche, ma quello che dovremo chiederci e se i fenomeni migratori sono inevitabili? Io sono convinto di sì, fanno parte della storia dell'uomo che da sempre si muove alla ricerca di condizioni economiche, politiche, sociali e ambientali che gli consentano di vivere in modo migliore. Muoversi è un diritto(non solo di noi europei e occidentali). I fenomeni migratori ci offrono l'opportunità di viaggiare senza partire, di incontrare e conoscere culture diverse sul nostro territorio. La soluzione sta nel lavorare pazientemente per costruire l'integrazione sociale e culturale; non solo chi arriva deve integrarsi a i nostri usi, ma anche noi dobbiamo integrarci alle loro abitudini. L'integrazione è possibile solo se siamo in grado di aprirci allo scambio culturale, alla crescita personale, alla creazione di un nuovo "noi" diverso da quello che conosciamo. Se ci chiudiamo nelle nostre certezze, nei nostri confini, nei nostri dogmi dovremo per forza scontrarci e adottare soluzioni estreme come l'eliminazione fisica e lo sterminio di massa.
Questo post è un duro colpo per tutti i sinistroidi sostenitori del comico genovese.